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pubblicato: domenica, 15 febbraio, 2015

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Addio a Ferrero, l’inventore della Nutella. Ora l’azienda passerà in mani straniere?

Dopo mesi si malattia, ieri pomeriggio si è spento nella sua residenza di Montecarlo Michele Ferrero. Leader di uno dei più grandi gruppi dolciari al mondo, l’omonima Ferrero, l’89enne industriale piemontese ha scritto una delle pagine più celebri dell’imprenditoria italiana dal dopoguerra ad oggi. Nato nel 1925 a Dogliani, piccolo centro del cuneese, da una famiglia di umili origini, comincia a lavorare nel settore alimentare subito dopo la guerra, quando i genitori aprono una pasticceria nel centro di Torino.

In pochi anni, complice il boom economico che investe il nord del paese, il 30enne Michele, subentrato nella direzione al posto del defunto padre Pietro, si trova a guidare un’azienda in continua espansione, tanto da diventare una multinazionale con stabilimenti in Europa e nel mondo. Il centro di tutto resta però sempre nel caro vecchio Piemonte, ad Alba, provincia di Cuneo.

Il successo planetario arriva grazie alla grande capacità dell’azienda di innovarsi e di sperimentare. Gli esempi sono molti, ma il più significativo è datato 1964 quando, dagli stabilimenti di Alba esce una delle più grandi invenzioni dolciarie di sempre: la Nutella, crema di cioccolato gianduia che nel giro di qualche anno diventa un fenomeno di costume. Tra gli altri prodotti di grandissimo successo si ricordano i Rocher, i Mon Cheri, i Tic Tac, il Kinder Sorpresa: tutte invenzioni che hanno contribuito a rendere Ferrero uno degli uomini più ricchi del mondo e il più ricco d’Italia nel 2014 (23,4 mld il patrimonio stimato).

Uomo molto schivo e fieramente diplomato (non ha mai frequentato l’università), rifiutava addirittura le molte lauree honoris causa offertegli da vari atenei: “Basta il buon senso” diceva. Grandissima la sua etica del lavoro: famose le sue piazzate negli stabilimenti e nei punti vendita per dare una mano e controllare che la merce fosse correttamente esposta in vetrina.

Mai espostosi politicamente, diventa amico di Silvio Berlusconi, anche se non lo segue nell’avventura di Forza Italia. Senza dubbio, come riporta il Corriere della Sera, Ferrero non era odiato dai suoi dipendenti. Anzi: alla stregua di Adriano Olivetti, nel tempo costruisce un welfare aziendale che si occupa di tutto, dalla sanità al dopolavoro. “Sono socialista ma il socialismo lo faccio io” avrebbe detto in più di un’occasione. Come a dire: non voglio interferenze e pastoie burocratiche stataliste, ai miei dipendenti penso solo io.

ferrerro

Ferrero, occhio alla Nestlè

Dal punto di vista imprenditoriale, la morte di Ferrero apre un punto interrogativo grande come una casa sul futuro dell’azienda. In anni in cui le imprese italiane continuano a finire in mani straniere, non è escluso che la multinazionale piemontese possa fare la stessa fine.

Già un anno e mezzo fa, nell’ottobre 2013, il colosso dolciario per eccellenza, la Nestlé, aveva avanzato un’offerta di acquisizione. Rifiutata dal patron, che però, forse, un pensierino ce l’aveva fatto. Del resto i dati delle due realtà non sono così lontani: la divisione  confectionery del gigante svizzero fattura 8,3 mld, cifra non così lontana dai 7,8 della Ferrero. Una fusione tra le due potrebbe significare una posizione di predominanza senza precedenti nel settore dolciario internazionale.

Ferrero, i precedenti e il mercato italiano

A partire dal 2008, anno di inizio della crisi, le multinazionali estere hanno fatto incetta di aziende nostrane, accaparrandosi a buon mercato il know-how e le competenze tipiche della manifattura italiana: in poche parole il made in Italy che tutto il mondo ci invidia.

Nel quadriennio 2008-2012 ben 437 aziende di proprietà tricolore sono passate di mano, per un totale di 55 miliardi. Nel 2014, invece, hanno capitolato a fronte di capitali esteri l’azienda di elettrodomestici Indesit, acquistata dall’americana Whirlpool, la maison della moda Krizia, passata in mani cinesi, e la Poltrona Frau, sempre acquistata dagli americani.

A fare la parte del leone nel settore è stata, tuttavia, proprio la Nestlè, che, dagli anni ’70 ha letteralmente divorato il mercato italiano, inglobando tutte le potenziali concorrenti: Vismara, Sasso, Pezzullo, Berni, Italgel, Gelati Motta, Valle degli Orti, Surgela, La Cremeria, Maxicono, Marefresco, Voglia di Pizza, Oggi in Tavola, Antica Gelateria del Corso, Gruppo Dolciario Italiano e infine Sanpellegrino (con tutti i marchi di bevande annessi). La prossima sarà la Ferrero?


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20 Commenti

  1. Alberto Tosetto ha scritto:

    Ma perchè scrivete cazzate Termometro Politico. L’azienda è già da tempo passata al figlio, e nulla è cambiato anzi.

  2. Russo Luca ha scritto:

    No…nessun italiano si fa avanti?

  3. Alberto Cerni ha scritto:

    Credevo fosse un post del falso quotidiano

  4. Pietro Favaro ha scritto:

    … questa è una emerita stronzata che forse poteva essere risparmiata la ferrero è di proprietà dei ferrero non è nemmeno quotata in borsa, cioè non ha azioni che possano essere comprate, perciò dovranno essere gli eredei a decidere cosa farne …

  5. Pietro Favaro ha scritto:

    .. questa è una emerita stronzata che forse poteva essere risparmiata la ferrero è di proprietà dei ferrero non è nemmeno quotata in borsa, cioè non ha azioni che possano essere comprate, perciò dovranno essere gli eredei a decidere cosa farne …

  6. Termometro Politico ha scritto:

    Ma perché non vi date una calmata e non leggete con maggiore attenzione il pezzo? Il pericolo c’è visto che lo stesso patron ci aveva pensato anni e visto che non c’è bisogno di essere quotati in borsa per essere acquisiti

  7. Termometro Politico ha scritto:

    Ma perché non vi date una calmata e non leggete con maggiore attenzione il pezzo? Il pericolo c’è visto che lo stesso patron ci aveva pensato anni e visto che non c’è bisogno di essere quotati in borsa per essere acquisiti. E comunque noi non si da la cosa per certa ma come possibile.

  8. Corrado Pompei ha scritto:

    ma che portate sfiga o non c’avete un cazzo da scrivere ? L’azienda non è quotata e quindi non scalabile ed il 100% del capitale azionario è saldamente in mano al figlio che è amministratore delegato dell’azienda… più che un giornale siete carta da culo…

  9. Corrado Pompei ha scritto:

    la verità è che pur di farvi leggere da qualcuno inventate notizie a cazzo…scrivete senza addurre prove a quello che dite…

  10. Corrado Pompei ha scritto:

    giornalisti ? ahahahahaha

  11. Alberto Tosetto ha scritto:

    Termometro Politico il patron ci aveva pensato? Ma di che parla nessun ci ha pensato c’è stata un offerta e basta. NOn scriviamo fesserie. Anche io offro 5 euro per sta testata, adesso fate una bella prima pagina con Tosetto compra Termometro politico ( e lo chiude)

  12. Gianni Corda ha scritto:

    Ma perché scrivete stronzate.Bastaaaaa.

  13. Caligola Tiberio ha scritto:

    Sono imperi. Senza un erede che prenda le redini, voglio vedere chi ha il capitale per rilevare l’ azienda. Lui e Silvio Berlusconi sono i due miliardari italiani col capitale maggiore.

  14. Giovanni de Caprio ha scritto:

    Ma andate affanculo con queste notizie assurde cambiate mestiere….giornalisti……

  15. Sergio Jí Ào Radano ha scritto:

    Penso che non me ne può fregar di meno!!

  16. Nora Picone ha scritto:

    Speriamo che il figlio che succederà al padre non la venda ! Soprattutto alla Nestlé!

  17. Jenny Mare ha scritto:

    tantissime condoglianze a chi ha avuto i mezzi. l’ardire..il talento per costruire un colosso….un colosso che però ha delocalizzato e paga fuori dal nostro paese le sue tasse

  18. Eugenio Policriti ha scritto:

    nonè la prima fabrica il primo la fa il secondo la mantiene il terzo se la mangia

  19. Eugenio Policriti ha scritto:

    alberto :tempo al tempo

  20. Alberto Tosetto ha scritto:

    totalmente falso. Paga tasse e produce in ogni paese per se.

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