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pubblicato: lunedì, 16 febbraio, 2015

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Riforme, Romani: Renzi arrogante, cerchi altrove i voti

riforme pd renzi minoranza forza italia

Tiene banco il tema delle riforme con le opposizioni, compresa Forza Italia, che criticano l’operato del Governo. “D’ora in avanti faremo pesare ciò su cui non siamo d’accordo. Sui contenuti e sul metodo”. Così Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, in un’intervista alla Stampa spiega di riferirsi “all’arroganza mostrata da Renzi, da ultimo quando è andato di notte alla Camera ostentando sorrisi di scherno che francamente si sarebbe potuto risparmiare… Questa volontà di forzare sempre e comunque non depone a favore del rapporto che si instaura tra maggioranza e opposizione”.

“Certamente si è rotto non per causa nostra, un metodo di scelte condivise. In nome di questa condivisione, avevamo rinunciato ad alcune posizioni. Per esempio al presidenzialismo e all’elezione diretta del Senato delle autonomie”.

“Ci sono anche molti altri aspetti da noi condivisi. Il sistema monocamerale, ad esempio, e quello che abbiamo sempre rivendicato. Così come siamo stati favorevoli a rivedere il titolo V. Non è che noi abbiamo solo inghiottito rospi, come si vorrebbe far credere”.

italicum romani

Tuttavia in Senato, sottolinea Romani, “Renzi non potrà contare su di noi”. Il governo “dovrà andarsi a costituire una nuova maggioranza, cercando i voti tra quei parlamentari che temono lo scioglimento delle Camere. Sempre ammesso che questi voti li trovi”.

Riforme, Calderoli: Non c’è spazio per trattativa

Gli inviti affinché Renzi riapra il dialogo con le opposizioni è una “grande presa in giro! Non c’è spazio per alcuna trattativa!”. È secco Roberto Calderoli, intervistato dal Corriere della Sera, pronto a non rientrare in Aula. “Su cosa trattiamo sul ‘si’ o il ‘no’ finali? Le parti della riforma costituzionale che arrivavano dal Senato sono rimaste identiche”.

“Le Province abolite, i Comuni in via di svuotamento, ora c’è una norma di salvaguardia dello Stato sul potere legislativo delle Regioni: siamo alla ‘ricentralizzazione’. Cosa possono darci in cambio del ritorno in Aula?”. “Mi è parso di assistere a un teatrino. Forza Italia al Senato ha votato la riforma, alla Camera no. Non sono sicuro che faranno vedere i ‘sorci verdi’ a Renzi, come ha promesso Brunetta. Forse gli faranno vedere solo i ‘sorci Verdini'”.

calderoli lega

“Renzi, secondo me, vuole votare entro quest’anno, è in pieno svolgimento il gioco del fiammifero, andare al voto dando la colpa a qualcun altro. E vedo che Renzi si fa volentieri prendere a schiaffi dalla sua minoranza interna”.

Riforme, Gotor: riprendere dialogo con FI

Occorre trovare “un nuovo baricentro riformatore, che parta dall’unità del Pd. Renzi ha il dovere di cercarla riprendendo il dialogo con le opposizioni, Berlusconi compreso. Non però nella posizione esclusiva e a tratti ricattatoria del patto del Nazareno”. Così al Corriere della Sera il senatore del Pd Miguel Gotor. “Bisogna recuperare un pò di realismo se si vuole per davvero fare le riforme. Fino a oggi il baricentro era il patto del Nazareno, il rapporto esclusivo con Berlusconi e Verdini utilizzato come una clava da parte di Renzi. Anche contro di noi. Il premier usava quella rendita di posizione per dividere il Pd e usava la minoranza Pd per tenere a bada Berlusconi”.

“Il clima da saloon non aiuta le riforme”, aggiunge, “sbaglia il governo a pensare di fare le riforme di notte, con l’Aula abbandonata dalle opposizioni”. “Se andiamo avanti con gufi e sorci verdi da un lato e con derive autoritarie dall’altro, il processo riformatore rischia di bloccarsi. E sarebbe controproducente, per il governo e per il Pd. Siamo tutti sulla stessa barca. Spero che il mese che ci separa dal voto finale rassereni il clima e aiuti a individuare i punti da tarare meglio”.

Miguel Gotor

 

“Dovremmo anche dire che il Titolo V nel 2001 e il federalismo nel 2005, due riforme costituzionali caratterizzate da troppa fretta e da spallate di maggioranza, non sono state memorabili. Il governo e il Pd farebbero bene a non ripetere gli stessi errori. Non possiamo definire un tipo di democrazia oligarchico, dove pochi decidono e si autopromuovono tra loro”.


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