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pubblicato: martedì, 17 febbraio, 2015

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Libia: pronti a combattere… parola di Tex Willer

libia

Si parla in queste ore con grande superficialità di un intervento militare italiano in Libia. Se ne parla come se fossimo nel Far West, come se il Mediterraneo fosse il Colorado dell’ottocento. Al ministro degli esteri Gentiloni è addirittura uscita una frase che sembra essere di Tex Willer: “Siamo pronti a combattere” – ha detto.

Sconfiggere l’Isis, e poi?

Riconosco che il fatto di avere sulla vicinissima sponda sud del Mediterraneo un paese lacerato come la Libia, con alcune porzioni di territorio in mano a miliziani dello Stato Islamico, è inquietante.

Riconosco anche che qualcosa bisogna fare. Personalmente non sono contrario a priori ad un intervento militare. Anzi, ritengo che sarà addirittura necessario impegnarsi in tal senso. Ma personalmente so che si tratta di una cosa seria e che l’intervento militare, da solo, è rischioso, potrebbe essere inutile o addirittura controproducente.

Lo sa il nostro ministro degli esteri? Lo sa la squadra della nostra diplomazia? Hanno una visione storica di questi anni? Afghanistan? Iraq? Mali? Costa D’Avorio? Lo sanno che l’intervento militare in sé è la cosa più semplice, ma farlo per ottenere dei risultati è un’altra cosa? E quali risultati si propone l’Italia con un intervento militare? Sconfiggere i miliziani dell’Isis, certo. E dopo?

Ecco un primo problema: si caccia l’Isis e poi si lascia che in Libia il governo, gli islamici, i laici e tutte le fazioni che li rappresentano regolino i loro conti a suon di kalashnikov? No, gli interventi militari si fanno avendo chiara una exit strategy, cioè un modo per uscirne dopo avere ottenuto i risultati perseguiti. Per l’Italia quali sono?

libia gentiloni

Quale exit strategy?

La Francia queste cose le sa far bene (dal suo punto di vista, ovviamente). In Costa D’Avorio è intervenuta e ha messo al potere il proprio candidato, Alassane Ouattara. In Mali, senza un mandato dell’Onu, ha fermato gli islamisti un attimo prima che arrivassero a Bamako. Poi ha fatto fare le elezioni, ha sponsorizzato il proprio candidato e lo ha messo al potere.

L’Italia ha una idea di quali sono i propri uomini nel ginepraio libico? E poi la Libia è troppo importante perché il resto dell’Europa (la Francia in particolare), gli Stati Uniti, i paesi arabi, le cosiddette potenze emergenti come la Russia le lascino avere una propria exit strategy. Sicuramente altre e più potenti nazioni avranno i propri uomini e le proprie soluzioni. Bisognerà negoziare, inevitabilmente.

Ecco perché la frase di Gentiloni sembra buttata lì. Sembra la frase di un ministro che vorrebbe fare avere all’Italia un ruolo da grande potenza con il comando di una operazione militare alla quale partecipano nazioni che di solito svolgono loro il ruolo di potenze al comando.

Come dicevo, personalmente penso che Jihadisti e Qaedisti nel mondo vadano fermati. Con la loro visione oscurantista e razzista sono veramente un pericolo, sono i nazisti del terzo millennio e vanno combattuti non solo perché potrebbero arrivare da noi con attentati e conquiste, ma anche perché vorrei vivere in un mondo solidale capace di schierarsi e fare qualcosa per le vittime vere di questi folli invasati, cioè le popolazioni civili dei paesi colpiti dalla loro avanzata. Popolazioni che sono di religione islamica e che sono le prime vittime.


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7 comments
Franca Gentili
Franca Gentili

I ragazzi militari sono preparati e sanno fare il loro lavoro .. Chi non sa fare ' il proprio sono i politici . Ci vuole gente che sappia fare strategie di guerra di invasione ,altrimenti questi ragazzi anche se bravi li mandano al macello .

Massimo Romano
Massimo Romano

Sono stati affrettati, avrebbero fatto meglio a richiedere la riunione del consiglio di sicurezza dell'onu; ora siamo rimasti esclusi dall'iniziativa francese che evidentemente mira ad emarginarci. La Francia cerca chiaramente di concludere quanto iniziato da Sarkozy ed escluderci dalla Libia....

Giovanni de Caprio
Giovanni de Caprio

Si a combattere contro gli italiani....in pratica mandiamo 5000 soldati in libia che appena arrivano puntano le armi verso l Italia e ci sparano

Pierfrancesco Catapano
Pierfrancesco Catapano

invece si deve proprio anticipare la francia per tutelare le NOSTRE risorse energetiche e arginare l'ondata di migranti. Si può intervenire con un blocco navale e fornendo supporto aereo e delle forze speciali al governo libico, certo non un'ivasione. Con quei mercenari non si tratta, vanno solo martellati. Poi si potrà giocare la carta della diplomazia, per pacificare i clan e abbiamo anche la persona adatta: Prodi. Per sconfiggere l'isis si deve colpire i conti correnti degli emiri wahabiti che li finanziano, sono solo mercenari e combattono per la paga.