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pubblicato: martedì, 17 febbraio, 2015

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Libia: l’Italia si interroga sulle mosse da fare Riunione a Palazzo Chigi tra Renzi e ministri

libia venti di guerra minacciano italia

Libia, l’Italia si chiede che fare. Ieri le parole del premier Renzi hanno riportato la calma e preso tempo sull’intervento militare auspicato anche da componenti dello stesso Governo. La situazione in Libia continua a minacciare la serenità nazionale ma eventuali decisioni sono demandate all’intervento dell’Onu.

Vertice a Palazzo Chigi sulla Libia con Matteo Renzi insieme ai ministri Gentiloni, Alfano e Pinotti, presente il sottosegretario Minniti, per fare il punto sulla situazione in Libia. Nel corso dell’incontro è stato ribadito l’impegno italiano per per una forte azione diplomatica in ambito Onu. Nell’incontro di questa mattina tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e i ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, degli Interni, Angelino Alfano, e della Difesa, Roberta Pinotti, insieme al sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti, è stato ribadito il sostegno per una iniziativa urgente al Consiglio di sicurezza dell’Onu per promuovere stabilità e pace in Libia. Lo rendono noto fonti di Palazzo Chigi. Intanto, dopo le minacce jihadiste dei giorni scorsi il titolare del Viminale Angelino Alfano ha convocato per oggi alle 20 il Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza ponendo all’ordine del giorno l’attuazione del piano di impiego del contingente di 4.800 militari per la vigilanza di siti e obiettivi sensibili.

Ambasciatore Egitto: serve grande coalizione

A confermare i rischi per l’Italia sono anche le parole dell’ambasciatore egiziano a Roma. “Stiamo portando la questione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu” perché quella della Libia “non è una questione che riguarda solo l’Egitto: il Consiglio di sicurezza deve assumersi le sue responsabilità. L’Isis è a poche centinaia di chilometri da Roma, questa situazione deve essere presa più seriamente”. Amr Helmy spiega al Corriere la sua posizione: “Non basta attaccare in Siria e in Iraq l’Isis in Libia è una minaccia imminente. Il nostro ministro degli Esteri è andato a New York, c’è la sensazione che ci sarà un consenso internazionale”.

Dal Consiglio di sicurezza l’ambasciatore auspica la creazione di “una coalizione internazionale, una forza di intervento”. “Non penso che manderemo mai truppe di terra e di occupazione mentre potrebbero esserci delle operazioni aeree limitate contro target ben definiti. Ma i bombardamenti non bastano. Potrebbero essere necessari una forza di peacekeeping, rifugi sicuri per le minoranze, un corridoio umanitario per i civili che lasciano il Paese”.

Ministro petrolio Libia: guerra alimentata dall’esterno

“Qui ci sono sempre stati enormi vantaggi per le società estere: vastità di territorio, lunghezza delle coste e altre risorse oltre al petrolio come oro e uranio. Detto ciò era ovvio che il Paese diventasse oggetto di invidia. Non voglio fare nomi ma ci sono nazioni che vorrebbero estendere i propri confini a nostro discapito. Lo hanno detto espressamente. E invece altri Paesi petroliferi i quali non vogliono che la Libia diventi un concorrente temibile. A loro conviene che ci sia instabilità”.

Ne è convinto Mashallah Zwai, ministro del Petrolio del governo di Tripoli, intervistato dal Messaggero. “Attentati e sabotaggi hanno minato la produzione interna. Più volte Haftar (il generale capo dell’Operazione Karama che combatte con il governo di Tobruk, ndr) ha bombardato depositi di greggio, pozzi e terminal petroliferi”.

Libia, Fioroni: non alimentiamo incendio con le armi

“Per spegnere un incendio bisogna usare le sostanze giuste, sbagliare sostanza rischia di far divampare l’incendio a dismisura”. Così Beppe Fioroni, membro Pd della commissione difesa alla Camera, spiega in un’intervista a La Stampa la sua posizione sulla crisi in Libia. “Ho trovato molto equilibrato l’indirizzo che ha dato Renzi. Il tasso di rischio sta crescendo e noi nel dibattito dobbiamo tenere conto che l’incendio si sta generando nel giardino di casa nostra. Ma la via maestra deve essere quella della diplomazia”. All’appello a suo avviso mancano “moltissimi attori. Non ci sono solo Europa e Stati Uniti. Vanno coinvolti i Paesi limitrofi, l’Unione Africana, la Lega Araba, tutti gli Stati che avvertono il pericolo rappresentato dall’Isis come una minaccia globale”.

Libia, Martino: intervento militare inevitabile

“In Libia l’intervento militare è inevitabile. E non capisco cosa significhi l’attesa di ‘un forte mandato Onù: se l’intervento è necessario per gli interessi dell’Italia non vedo perchè dovremmo chiedere permesso all’Onu”. Ne è convinto l’ex ministro di Esteri e Difesa Antonio Martino, intervistato dal Corriere della Sera. “Una lezione della storia è che i fanatici quando parlano esprimono ciò che davvero hanno intenzione di fare. Hitler come Al Baghdadi – sottolinea -. Se l’Isis minaccia Roma fa sul serio”. “La minaccia dell’estremismo islamico riguarda tutta Europa: dovrebbe partecipare il più grande numero di Paesi”.

Per l’intervento Martino partirebbe “dall’appello di Abdullah al Thani, premier del governo libico riconosciuto dall’Occidente, che chiede di impedire ai jihadisti di prendere stabilmente Tripoli e di minacciare l’Europa”.

“Il dialogo è possibile solo fra persone ugualmente armate. Ci sono oggi 300 milioni di musulmani in età da combattimento, fra i 15 e i 29 anni, contro 65 milioni di europei. In altri tempi l’Europa sarebbe stata conquistata. Oggi la tecnologia rende questo evento improbabile, ma i fratelli minori della conquista sono terrorismo e immigrazione di massa: vanno fermati prima che sia tardi”. “Prima di parlare, in crisi come questa, occorre un Consiglio dei ministri che concordi la strategia comune, importante soprattutto per l’immagine all’estero. Qui si sconta anche la mancanza di esperienza”.


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8 comments
Franca Gentili
Franca Gentili

C'è chi aspira a colonizzare il nostro paese ........ non avrei messo certa gente al governo .. Se volete leggere ................. ATTENTI LEGGETE TUTTO Ecco cosa si nasconde dietro al Ministro Kienge'... Il piano strategico e' di creare un Partito islamico in Italia, l'entrata in politica della Kienge' e' stata voluta dal P.D. che in modo ingenuo puntava sull'accaparrarsi il voto degli stranieri presenti in Italia che sono gia' piu' di 5.000.000 e la maggioranza e' islamica. Kienge' nel 2002 fonda l'associazione interculturale DAWA (in lingua swahili: magia) con l'aiuto dell' on. Khalid Chaouchi (deputato del P.D.) di origine marocchina islamico che fa parte della Consulta per l'Islam italiano prendono e stringono contatti con la Lega musulmana mondiale. Iniziano a collaborare entrambi con l'U.C.O.I.I. (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia) La presente Associazione è il prodotto della fusione di varie organizzazioni precedentemente esistenti, come i siriani e palestinesi, dell' Unione degli Studenti Musulmani in Italia (USMI) organizzazione, alcune organizzazioni islamiche femminili come l'Islam Donne e il contributo di alcuni individui, come Hamza Roberto Piccardo , ex militante di Autonomia Operaia convertito all'Islam e di fatto direttore della casa editrice Libreriaislamica.it (precedentemente conosciuto come "Al Hikma"). Kiange' ha contatti forti anche con La Consulta per l'Islam italiano che è un organismo di carattere consultivo del Ministero dell'Interno formato da alcuni personaggi ritenuti autorevoli rappresentanti dell’Islam in Italia. Istituita con decreto nel 2005 dall'allora Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, è stata confermata nel 2006 dal nuovo ministro degli interni Amato, Inizialmente la presidenza era stata assunta da Nour Dachan , leader della componente siriano della Fratellanza Musulmana , e la Segreteria di Ali Abu Shwaima , leader della componente palestinese della stessa organizzazione; successivamente tale carica è andata a Roberto Piccardo convertitosi anche lui all'islam.- Collaborano attivamente anche con il Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), Sezione italiana della Lega musulmana mondiale, U.I.O. (Unione islamica in Occidente, di cui Mario Scialoja, italiano, ambasciatore a riposo e' direttore della Sezione italiana della Lega musulmana mondiale). Kienge' crea anchel' ANOLF L'Associazione è presente in tunisia,( 98% musulmani)in marocco,( 97% musulmani)senegal (92% musulmani) ed e' distribuita e organizzata capillarmente su tutto il territorio nazionale con uffici Regionali (20),le Sezioni Provinciali (101) e Territoriali (10) Tra pochi anni il ministro Kienge' si stacchera' dal P.D. e con il potere che avra' politicamente acquisito formera' un partito Musulmano che nel frattempo potra' contare su un bacino di circa 7.500.000 di voti, con i finanziamenti che gli verrano concessi facilmente dal Mondo Arabo potra'.......lascio a Voi la previsione.... Alex Ferrari

Auro Gall
Auro Gall

Sì, posso aggiungere che il governo delle larghe intese usa l'Isis per fare indirettamente minacce, seppur subdole, a quella parte di italiani che il governo stesso sottopone a vessazione e annichilimento nei vari aspetti. Questo atteggiamento è ovviamente sostenuto in modo subdolo sia dalle oligarchie europee dominanti (che a loro volta son sostenuti politicamente dagli USA) sia da quegli organi d'informazione che sostengono rigorosamente il regime dell'ordine stabilito.

Angela Pagliaro
Angela Pagliaro

La prima considerazione che mi viene da fare ,vedendo quello che sta succedendo,è....chapeau ai Lampedusani ed al loro senso di accoglienza.L'isola è piena di migranti ma non si assiste a nessuna marcia di protesta xenofoba e razzista.Che esempio per i crapuloni nordisti alla Salvini....!

Antonio Rossi
Antonio Rossi

Nemmeno un po a meno che non ci si unn'invasione di cavalette o locuste.---a me preoccupa l'Imperialismo Usa e i loro servi.

Auro Gall
Auro Gall

Ci si dovrebbe preoccupare piuttosto della minaccia, della vessazione e dell'annichilimento che il governo delle larghe intese fa alle classi oppresse italiane. In una prima fase l'Isis è stato sostenuto e finanziato dallo stesso governo delle larghe intese...Ora gli italiani non si sentono minacciati sia dall'isis sia dal governo fantoccio italiano?

Franco Lo Vecchio
Franco Lo Vecchio

Non bisogna sottovalutarle. Bisogna prima individuare chi ci sta dietro queste belve addestrate e poi agire. Ma prima bisogna individuare i mandanti!