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pubblicato: giovedì, 5 marzo, 2015

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Banche popolari, scontro nel Pd, Fassina: “Votiamo i nostri emendamenti”

Fassina

Il Pd si spacca ancora. Stavolta però il casus belli è la riforma delle banche popolari approvata dal governo nel Consiglio dei Ministri del 20 gennaio scorso. Secondo quanto riporta repubblica.it, infatti, il governo avrebbe aperto alla minoranza democratica ponendo un limite al diritto di voto in assemblea (5% del capitale) per due anni. Ma i non allineati continuano a dissentire profondamente. In commissione finanze e attività produttive di Montecitorio sono stati presentati parecchi emendamenti a firma Boccia (presidente della commissione Bilancio), Civati, Fassina e Cuperlo. I dissidenti vorrebbero alzare la soglia di capitale attivo e così aumentare il numero di banche interessate. L’apertura del governo è, per Stefano Fassina, “inutile” e così la minoranza voterà i propri emendamenti, indipendentemente da cosa faranno Renzi e i suoi. Sull’argomento entra a gamba tesa anche Bankitalia che accoglierebbe possibili modifiche ma solo se “volte a facilitare la transizione fra i due regimi” che significa ripristinare “la piena proporzionalità tra proprietà e controllo, uno dei principali vantaggi della società per azioni”.

Banche popolari: la riforma

Lo scorso 20 gennaio 2015 il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo sulle “disposizioni urgenti per il sistema bancario e gli investimenti” che trasforma le banche popolari con attivi sopra 8 miliardi in società per azioni. La differenza sta tutta nel peso che gli azionisti avranno ora nell’assemblea dei soci: se le banche popolari adottano un sistema di “voto capitario” (una testa un voto) indipendentemente dal numero di azioni dei membri del consiglio di amministrazione, nelle spa il peso di ogni membro è proporzionale alle azioni possedute. Secondo i dati di Assopopolari le banche popolari in Italia sono 70 e solo 10 hanno un capitale attivo che supera gli 8 miliardi di euro. Perciò 60 resterebbero tagliate fuori dalla riforma. Questa la lista: Banco Popolare, Ubi, Bper, Bpm, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare di Sondrio, Creval, Popolare dell’Etruria e Popolare di Bari. Come abbiamo scritto lo scorso 13 febbraio, la Consob sta indagando su una possibile fuga di notizie che avrebbe favorito alcune banche popolari o speculatori (vedi Davide Serra, amico del premier, che però ha smentito) mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti: l’ipotesi di reato è quella di insider trading.

Banche popolari: gli emendamenti

La maggior parte degli emendamenti presentati dalla minoranza dem è a prima firma di Francesco Boccia, lettiano e da sempre critico verso il premier. Uno degli emendamenti vorrebbe modificare la soglia di capitale attivo per trasformare le popolari in spa: da 8 miliardi previsti a 30 (soglia di vigilanza Bce). Inoltre il limite al diritto di voto dovrebbe essere del 3% del capitale sulla stessa linea di Scelta Civica (“partito” di governo) e di Forza Italia. Un’intesa trasversale. Contro Renzi.

 

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