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pubblicato: giovedì, 26 marzo, 2015

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Dl antiterrorismo, Renzi stralcia la norma “Grande Fratello” sul controllo remoto

dl antiterrorismo

Fa discutere il decreto antiterrorismo (n.7/2015), emesso dal governo il 18 febbraio scorso e appena approdato nell’Aula della Camera, dopo il via libera delle commissioni competenti. Nel provvedimento si autorizza la polizia ad utilizzare programmi col fine di acquisire “da remoto” comunicazioni e dati all’interno di un sistema informatico (caso unico in Europa) e ad effettuare intercettazioni preventive – disposte dall’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di persone sospettate – sulle reti informatiche. L’uso di internet per commettere reati di terrorismo (diffusione di materiale di propaganda, addestramento di foreign fighters, ecc.) sarà considerato un’aggravante che condurrà all’arresto in flagranza.

Per i provider su Internet, inoltre, è introdotto l’obbligo di rimuovere ogni tipo di materiale inerente a reati di terrorismo, pubblicato dagli utenti. Al centro delle polemiche c’è la modifica all’articolo 266-bis, comma 1, del codice di procedura penale, presente nel decreto antiterrorismo, che, secondo Stefano Quintarelli – deputato di Scelta Civica ed esperto di Internet – “introdurrebbe per la prima volta la possibilità di spiare dentro il computer di ogni singolo cittadino sospettato di qualsiasi reato e non solo di quelli di matrice terroristica”.

Dl antiterrorismo, Quintarelli: “Stato violerà il domicilio informatico dei cittadini”

In un’intervista a Repubblica.it, il deputato ribadisce: “Non si tratta di una semplice intercettazione, che parte da un certo momento in poi, ma si tratta dell’acquisizione di tutte le comunicazioni fatte in digitale dal proprio computer”, con una palese violazione del domicilio informatico dei cittadini. “In pratica – prosegue Quintarelli – si rende possibile entrare nei computer delle persone e di guardare nel loro passato usando software nascosti. Significa che fra dieci anni qualcuno potrà leggere quello che Matteo Renzi ha scritto quando stava al liceo o ‘acquisire tutta la vita’ della persona oggetto di indagine”.

Quintarelli ha proposto due modifiche al dl: l’abrogazione del comma e la circoscrizione del provvedimento ai soli reati di terrorismo. Se queste obiezioni dovessero essere respinte, “da domani per qualsiasi reato commesso con un computer – dalla violazione del copyright ai reati d’opinione – sarà consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini”, ha aggiunto il parlamentare.

dl antiterrorismo

Dl antiterrorismo, i dubbi del Garante per la Privacy

Perplessità condivise anche da Antonello Soro, Garante per la Privacy, il quale ha parlato di forte squilibrio “tra privacy e sicurezza” prodotto dagli emendamenti al dl antiterrorismo approvati in commissione. “In particolare – sottolinea Soro – l’emendamento che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (ora di un anno e, rispettivamente, di un mese) va nel senso esattamente opposto a quello indicato dalla Corte di giustizia l’8 aprile scorso”.

Dl antiterrorismo, Renzi stralcia la norma sul controllo del remoto

Secondo La Stampa, Matteo Renzi avrebbe chiesto e ottenuto lo stralcio della controversa norma sul controllo del remoto. Il tema sarà affrontato, con ogni probabilità, all’interno del provvedimento sulle intercettazioni, che è già al vaglio della commissione.

Dl antiterrorismo, Garante Privacy: “Bene le modifiche”

“Meritano apprezzamento le modifiche apportate questa mattina, in commissione, al dl anti-terrorismo. Lo stralcio della norma sulle intercettazioni da remoto consentirà un supplemento di riflessione, quanto mai necessario quando sono in gioco libertà e diritti fondamentali”. Così il presidente dell’Autorità garante per la privacy, Antonello Soro, in una nota.

Dl antiterrorismo, ok da Strasburgo

“Bravo matteorenzi per aver bloccato misure antiterrorismo intrusive. È necessario garantire che le misure di sicurezza rispettino diritti umani”. Questo il testo del tweet appena pubblicato dal commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks.


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