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pubblicato: giovedì, 18 giugno, 2015

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Jobs Act: ecco come cambieranno i controlli a distanza

controlli a distanza

E’ destinato a far discutere il decreto attuativo sul Jobs Act approvato dal governo lo scorso 11 giugno, che di fatto rottama l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza. La norma – articolo 23 del dlgs – concede all’azienda la possibilità di effettuare controlli a distanza i propri dipendenti attraverso determinati dispositivi tecnologici (pc, tablet e telefoni aziendali) o altri strumenti per verificare accessi e presenze (come i badge) anche senza l’autorizzazione del Ministero o l’obbligo di stipulare accordi sindacali preventivi.

Per l’installazione di impianti audio e video, invece, sarà necessario il via libera del sindacato. In mancanza di tale accordo, i dispositivi “possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali”.

“Gli impianti audiovisivi – recita il comma 1 dell’articolo 23 – e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale”.

Dopo l’ok del Consiglio dei ministri, il testo del decreto attuativo (e degli altri tre che compongono la delega) è stato inviato alle Camere per i pareri delle Commissioni, le quali hanno 30 giorni a disposizione per esprimersi in merito. Nella relazione illustrativa che introduce il testo, si legge che i dati derivanti dal controllo a distanza possono essere “utilizzati ad ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e l’effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy”.

jobs act lavoro

Controlli a distanza, Cgil: “Colpo di mano”

Il decreto attuativo ha riacceso il fuoco della discordia – mai sopito, a dire il vero – tra governo e sindacati. La segretaria nazionale della Cgil, Serena Sorrentino, ha parlato di “colpo di mano”.

“Intanto – ha affermato Sorrentino – non è mai stato detto che nel decreto ‘semplificazioni’ sarebbe entrata la norma sul controllo a distanza dei lavoratori, dall’altro il modo in cui è formulato e la relazione illustrativa pongono un punto di arretramento pesante rispetto al precedente articolo 4 della legge 300” del 1970, “cioè che non occorrerà più l’autorizzazione sindacale o delle direzioni territoriali del ministero per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dallo stesso lavoratore per la prestazione lavorativa pur se da questi derivi la possibilità di controllarlo (dal telefono al tablet al pc al gps a qualsiasi strumento che abbia un microchip!)”.

Non solo daremo battaglia in parlamento – ha proseguito Sorrentino – verificheremo con il Garante della Privacy se ciò è consentibile anche alla luce della raccomandazione del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che mira a proteggere la privacy dei lavoratori di fronte ai progressi tecnologici che permettono ai datori di lavoro di raccogliere e conservare ogni tipo di informazione”.

Susanna Camusso ha esplicitamente definito “Grande Fratello” la norma sui controlli a distanza contenuta nel decreto attuativo del Jobs Act. Ma in una nota diffusa nelle ultime ore, il ministero del Lavoro ha chiarito che il provvedimento in questione non prevede alcuna liberalizzazione ed è “in linea con le indicazioni del Garante della Privacy”. La norma, si legge nel comunicato, “adegua la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori alle innovazioni tecnologiche”.

Non solo controlli a distanza: gli altri decreti attuativi

Oltre al decreto legislativo su “razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale”, l’11 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare altri 3 decreti attuativi del Jobs Act che riguardano rispettivamente il “riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro”, il “riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive”, e la “razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini ed imprese ed altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”.

I decreti approvati in maniera definitiva, invece, sono due e recano “misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro” e un “testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni”.


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2 comments
Mimmo Ristori
Mimmo Ristori

A me tutta sta polemica sembra un falso problema! Una scemenza!

Sonia Sezzi Reggiani
Sonia Sezzi Reggiani

Cellulari aziendali: i tribunali dettano regole e limiti di Marina Olgiati e Salvatore Tifiro'7 settembre 2007 Le sentenze sui telefonini Il peculato chiude la porta al risarcimento Una recente sentenza della Corte di cassazione (9 luglio 2007 n. 15334), ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa nei confronti di un lavoratore per l'utilizzo del telefono cellulare aziendale, da cui erano stati inviati migliaia di Sms, per fini personali. Nel caso giudicato, il lavoratore licenziato, dipendente da oltre trent'anni, si era difeso sostenendo che il cellulare era stato usato dal figlio, contro il quale il datore aveva presentato un esposto, costituendosi nei suoi confronti parte civile. I giudici di legittimità hanno ritenuto corretta la sentenza d'appello, la quale, valutata la condotta del lavoratore sotto il profilo soggettivo (colpa per non aver adeguatamente sorvegliato sull'uso dello strumento aziendale fornitogli in dotazione o dolo) e oggettivo (il telefono aziendale era stato utilizzato per l'invio di un numero spropositato di Sms), nonché l'entità del danno arrecato all'azienda, aveva accertato che il comportamento sanzionato fosse stato tale da far venir meno la fiducia del datore di lavoro nell'operato del suo dipendente. Con questa pronuncia la Cassazione ha applicato all'uso della nuova tecnologia (Sms) principi che, in passato, aveva affermato in casi di indebito utilizzo di strumenti aziendali dati in dotazione ai dipendenti per ragioni di servizio e, in particolare, del telefono. Tutte le decisioni che hanno ritenuto legittimo il licenziamento di lavoratori che, senza essere autorizzati, avevano effettuato chiamate dal telefono aziendale per fini privati configurano questa condotta come inadempimento degli obblighi contrattuali, perchè esso viola i principi di fedeltà, diligenza, correttezza e buona fede, che devono improntare il rapporto di lavoro.