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pubblicato: mercoledì, 3 febbraio, 2016

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Elezioni Haiti, la situazione: un voto negato

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Elezioni Haiti: un voto negato

Il paese caraibico che ha trovato gli onori della cronaca occidentale in occasione del terremoto che ha distrutto la capitale, Port-Au-Prince nel gennaio del 2010, non ha una solida tradizione democratica. Dalla fine della dittatura dei Duvalier, nel 1986, si sono susseguiti una serie di colpi di stato ed elezioni dubbie con un solo presidente che è riuscito a completare il mandato nei tempi previsti dalla Costituzione (Preval 1996-2001).

Una situazione politica alquanto instabile

La situazione politica è molto frammenta con una miriadi di partiti che si contengono i vari centri di potere locali e uno Stato centrale che difficilmente controlla il paese dove, dal colpo di stato del 2004 contro Aristide, è presente una missione ONU di stabilizzazione (MINUSTAH).

Nel 2011, dopo che il secondo mandato di Preval era stato prolungato di un anno per dare il tempo di organizzare le elezioni ad una macchina statale decimata dal terremoto, risultò eletto il cantante di kompa, nuovo all’attività politica, Michel Martelly. Quelle elezioni furono alquanto discusse, infatti, inizialmente al ballottaggio sarebbero dovuti andare Mirlande Manigat e Jude Celestin, delfino di Preval.

A seguito di proteste ed accuse di broglio e di un intervento personale dell’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton, Celestin venne escluso dalla corsa a favore del terzo arrivato Michel Martelly. La sua gestione è stata segnata dall’appoggio alle multinazionali straniere e dall’instabilità politica che ha visto ben 5 primi ministri alternarsi durante gli anni di governo.

Elezioni Haiti: il voto atteso e quello negato

Nel 2012 si sarebbero dovute tenere le elezioni amministrative. Rimandate dal governo a data da destinarsi. In quella stessa occasione si sarebbero dovuti eleggere un terzo dei senatori, grazie alle elezioni di mid term simili al sistema statunitense. Anche quelle rimandate. Tutte le cariche sono rimaste vacanti.

Nell’ottobre del 2014 furono indette elezioni legislative per due terzi del Senato (20 senatori), tutta la Camera e varie figure locali. Anche quelle annullate a causa di uno scontro tra Martelly e il Parlamento sulla definizione di una nuova legge elettorale desiderata dal Presidente per permettere la propria ricandidatura.

A dicembre dello stesso anno, Martelly obbligò il primo ministro Laurent Lamothe, il quarto del suo mandato, a rassegnare le dimissioni per cercare una mediazione. Lamothe era stato molto vicino agli Stati Uniti e a Bill Clinton in particolare con cui ha co-presieduto il Consiglio di appoggio al presidente per lo sviluppo economico e l’investimento ad Haiti.

La crisi del gennaio 2015

La situazione è definitivamente degenerata ad inizio 2015 quando, il 12 gennaio è stato sciolto il Parlamento giunto alla sua scadenza costituzionale che ha fatto decadere tutti i deputati e i due terzi del Senato. Martelly, dopo che la proposta di un accordo per prolungare il mandato parlamentare fino ad aprile non ha raggiunto il quorum necessario, ha deciso che avrebbe continuato a governare per decreto, nominando un primo ministro e un nuovo governo che non avrebbe mai ricevuto la fiducia parlamentare per ovvi motivi.
Le forze di opposizione haitiane si sono tra chi spingeva per avere elezioni in tempi rapidi e chi, come la candidata sconfitta nel 2011 Manigat, definiva quello di Martelly un colpo di stato e chiedeva un governo di transizione.

Il Presidente decide di assegnare il compito di primo ministro a Evans Paul, una figura chiave del colpo di stato del 2004, ma incassa l’appoggio dell’Organizzazione degli Stati Americani e del presidente Obama. Allo stesso tempo si impegna a realizzare entro il 2015 tutte le elezioni, anche in virtù del fatto che il suo mandato scadrà il 7 febbraio del 2016.

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Elezioni Haiti: il voto del 2015 e la crisi attuale

In effetti ad Agosto del 2015 si sono tenuti i primi turni delle elezioni amministrative e di quelle per la Camera. I risultati di questa tornata sono stati resi noti solo ad autunno inoltrato e contestati da più parti. Ma il vero banco di provo del Comitato Elettorale Provvisorio nominato da Martelly per gestire le elezioni sono state quelle di fine ottobre dove era in gioco il Senato e la presidenza. Dopo circa 15 giorni sono stati comunicati i risultati provvisori della corsa presidenziale che vedeva la bellezza di 53 candidati e il boicottaggio delle forze politiche legate a Manigat che ha continuato a chiedere un governo di transizione.

Per i risultati delle elezioni legislative si è, invece dovuto attendere inizio dicembre. Da questo rocambolesco percorso sono usciti due nomi: Jovenel Moise, produttore di una società di esportazione di banane nel nord del paese, rappresenta il Parti haitien tet kale (Partito haitiano delle teste calve) al potere, così chiamato in riferimento al celebre cranio rasato di Martelly, il candidato del presidente uscente e Jude Célestin, capo del partito Lapeh (Lega alternativa per il progresso e l’emancipazione di Haiti).

Celestin e altri 7 candidati alla presidenza (il gruppo definito G8) hanno da subito dichiarato la nullità delle elezioni a causa dei forti brogli commessi, secondo loro, dal governo a favore di Moise, ottenendo una prima cancellazione del ballottaggio previsto per il 27 dicembre e l’istituzione di una commissione di indagine che ha indicato come irregolari la maggior parte dei verbali controllati. Martelly ha deciso, comunque di convocare il nuovo ballottaggio per il 17 gennaio 2016, volendo completare il percorso elettorale prima della scadenza del suo mandato. Ciò ha provocato forti proteste con molte manifestazioni segnate da scontri e da diversi morti.

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale il Governo, anche di fronte all’indisponibilità di Celestin di presentarsi alle elezioni ha dovuto annullare nuovamente le elezioni e, nei giorni successivi, si è assistito ad una serie di dimissioni a catena tra i componenti del Comitato Elettorale Provvisorio.

Elezioni Haiti: quale è la soluzione?

Quando la situazione sembrava degenerare in un nuovo scontro politico che avrebbe potuto insanguinare nuovamente la già martoriata isola, si intravede una via d’uscita. Nella notte dell’1 febbraio, a meno di 6 giorni dalla scadenza del mandato presidenziale di Martelly, giunge la notizia di un accordo tra le principali forze politiche che prevede la decadenza del presindente il 6 febbraio, le dimissioni del primo ministro Evans Paul (avvenute il giorno successivo) e la nomina di un Governo di unità Nazionale. Il nuovo primo ministro avrà anche poteri ad interim di Presidente della Repubblica. Le nuove elezioni presidenziali sarebbero fissate per il 24 aprile e l’entrata in carica sarà il 14 maggio 2016.

Non è ancora noto quali sarebbero le forze sostenitrici di tale accordo, mentre la possibilità della sua realizzazione è alquanto difficile da prevedere.

Roberto Codazzi
www.robertocodazzi.it
Curatore del libro “Haiti: l’isola che non c’era”, IBIS edizioni

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4 Commenti

  1. AngeloFrisoni ha scritto:

    TermometroPol Tra riti voodoo e quant’altro che cosa vi aspettate anche la democrazia?Ma Va!

  2. Pingback: #Haiti: un voto negato. Ovvero di come si troverà senza presidente | robertocodazzi.it

  3. Pingback: Crisi elettorale ad Haiti: il paese potrebbe ritrovarsi senza presidente nei prossimi giorni | ColorEsperanza

  4. kudablog ha scritto:

    AngeloFrisoni TermometroPol Haiti è stata la II repubblica delle america,è più di riti voodoo, che poi sarebbe una religione come le altre

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