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pubblicato: lunedì, 14 agosto, 2017

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Laura Boldrini: “Denunce a chi mi insulta online”, ma l’ingiuria è depenalizzata?

Laura Boldrini contro i bulli del web

Laura Boldrini: “Denunce a chi mi insulta online”, ma l’ingiuria è depenalizzata.

Dopo anni di offese e insulti online, la presidente della Camera Laura Boldrini ha detto stop ai bulli. Maschi e femmine che siano. Gli insulti online sono una piaga dei giorni nostri e molti episodi di cyberbullismo sono finiti in tragedia. Per la Boldrini, non denunciare questi delinquenti vanificherebbe l’invito ai ragazzi di denunciare i “propri bulli”. Tuttavia, il reato di ingiuria è stato depenalizzato. Questo cosa significa? Che chi insulta o offende e viene denunciato, non cade in processo penale, ma civile. Verrà quindi chiamato a un risarcimento economico importante, a seconda dell’offesa. Eppure, insultare su Facebook è ingiuria o diffamazione?

Laura Boldrini contro i cyberbulli: “Denuncerò chi mi offende online”

Da oggi non ci saranno più condoni. La presidente della Camera Laura Boldrini lo ha promesso. “Da questo momento denuncerò chi mi offende online”. La Boldrini ha affermato di aver pensato a lungo sul da farsi, dopo quasi 5 anni di “quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti”. Caricata di un ruolo istituzionale, materno e “femminile”, la Boldrini si è presa sulle spalle la decisione di andare contro i violenti di Facebook e i leoni da tastiera. Raccogliendo solidarietà da più parti del mondo politico e civile.

Sulla propria pagina Facebook, poche ore fa, la Boldrini non ha mancato di giustificare la propria decisione postando una selezione di commenti violenti ricevuti ai suoi danni. Con tanto di nome e cognome degli ingiuriosi. E gli inviti sono sempre i soliti. Come quello di farsi violentare da gruppi di clandestini perché “li difendi tanto”.

Laura Boldrini dichiara guerra ai bulli del web

Adesso basta”, ha tuonato la Boldrini. “Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito. Ho deciso che d’ora in avanti farò valere i miei diritti nelle sedi opportune”. Un gesto che servirà anche a incoraggiare tutti i ragazzi e le ragazze “che subiscono insulti e aggressioni verbali”. E che, invece di attaccare, preferiscono subire in silenzio. “Nessuno deve sentirsi costretto ad abbandonare i social network per l’assalto dei violenti”. Per la presidente della Camera, invece, serve “educare le nuove generazioni a un uso responsabile e consapevole della rete”.

Infine, la conclusione sul senso dello Stato. “Soprassedere rischia di inviare un messaggio di sfiducia verso le istituzioni preposte a far rispettare le leggi. E a garantire la sicurezza dei cittadini. Come posso chiedere ai nostri giovani di denunciare i bulli del web se poi io stessa non lo faccio? Ai nostri figli dobbiamo dimostrare che in uno Stato di diritto chiunque venga aggredito può difendersi attraverso le leggi”.

Ma il reato di ingiuria è stato depenalizzato

A proposito di legge, aggiorniamo su cosa è cambiato negli ultimi tempi aiutandoci con la fonte Legge per Tutti. Il reato di ingiuria, ad esempio, è stato depenalizzato. Cosa significa questo? Che se qualcuno vi insulta potete comunque denunciare la cosa. Ma sappiate che il reato di ingiuria è stato trasformato in un illecito civile. Civile, quindi, non più penale. Si potrà quindi agire in causa, ma tutto quello che si otterrà, se la causa viene vinta, sarà il risarcimento economico del danno subito. Il colpevole, ovvero colui che offende – online, in questo caso – manterrà la fedina penale pulita. E in un certo senso, anche la reputazione si manterrà pulita, visto che del procedimento in quanto tale non resterà traccia.

In breve, sul piano reale, se si viene offesi non servirà più andare da polizia o carabinieri. Bensì toccherà andare da un avvocato e pagarlo, attivando di fatto il giudizio civile. Come ben saprete, inoltre, il procedimento civile sarà molto più lungo di quello penale. Anche a causa delle difficoltà in materie di prove. Prove che saranno in ogni caso necessarie e che non si riferiranno più alla parola della persona ingiuriata. Le spese iniziali previste (avvocato) saranno inoltre sul conto della parte offesa. E se chi offende è nullatenente, non si avrà diritto nemmeno al risarcimento economico.

Offendere su Facebook, però, è diffamazione?

Nulla è cambiato, invece, per quanto riguarda la diffamazione. Se qualcuno viene diffamato, sia sul piano reale sia su quello virtuale, potrà andare da polizia e carabinieri, potrà non sostenere le spese iniziali per il procedimento. E si potrà contare sul risarcimento anche se il diffamatore è nullatenente, a quanto riporta sempre La Legge Per Tutti.

Il post su Facebook è un chiaro esempio di diffamazione, peraltro aggravata dall’uso di uno strumento virale, che ha una portata pubblica di maggiore incisività. Questo implica l’aumento della pena”.

Come possiamo constatare, Facebook assume qui il ruolo di un megafono che, seppur virtuale, ha le sue dirette conseguenze sul piano reale. E visto che l’insulto online sul social network può essere considerato diffamazione – perché scritto davanti a due o più persone, pubblico e reso visibile a tutti – resta vigente l’ordinamento penale di questo reato.

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