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pubblicato: venerdì, 25 luglio, 2014

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Elezioni in Libia, ancora incerto il futuro del Paese

(In collaborazione con Mediterranean Affairs)

L’Alta Commissione Elettorale Nazionale (HNEC) della Libia ha impiegato quasi un mese prima di rilasciare i dati definitivi delle elezioni (svolte lo scorso 25 giugno) per eleggere i membri della nuova Camera dei rappresentanti, che avrà sede a Bengasi. La legge elettorale prevedeva la possibilità di candidarsi esclusivamente come indipendenti e non come membri di una lista: ciò rende difficile, sulla base dei risultati, l’individuazione di un’effettiva maggioranza di governo. Invece, 12 dei 200 seggi a disposizione non saranno assegnati per irregolarità manifeste ravvisate dall’HNEC in alcune circoscrizioni, mentre 32 saranno riservati alle donne come “quote rosa”.

I risultati rilasciati assegnano tra i 20 e i 30 seggi a candidati espressamente filo-islamici, e tra i 50 e i 60 seggi a candidati considerati ‘liberali’, con tutte le cautele necessarie per l’utilizzo di tali categorie in una situazione che si presenta quanto mai intricata.

Si tratta di candidati che comunque hanno espressamente manifestato la loro simpatia per Mahmoud Jibril, vincitore delle elezioni del 2012 e rappresentante di una fazione politica laica. Vi sarebbero alcune decine di rappresentanti eletti molto vicini ad Ali Zeidan, rapito nell’ottobre dello scorso anno, e altrettanti eletti in rappresentanza delle ambizioni federaliste della Cirenaica.

I circa 70 candidati eletti, che non sarebbero riconducibili ad alcun movimento specifico, rischiano però di far ritornare la Libia alla medesima situazione sorta dopo le elezioni del 2012, quando i “liberali”, anche allora vincitori, furono di fatto trasformati in minoranza dalla capacità degli islamisti di raccogliere consenso nel Congresso Generale Nazionale (la precedente denominazione dell’assemblea parlamentare libica).

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Photo by David StanleyCC BY 2.0

In Libia (che nei giorni passati ha vissuto anche lo scontro per il controllo dell’aeroporto di Tripoli, fermato da una tregua durata appena due giorni, e che ha fatto registrare circa 50 vittime e 120 feriti oltre a danni per circa 1 miliardo di dollari) manca ormai dalla caduta del regime di Gheddafi un controllo della situazione tale da prospettare stabilità e rispetto dello stato di diritto. In uno scenario simile, le elezioni rappresentano da un lato la speranza di un’inversione di rotta verso la pace interna, e dall’altro il triste ritorno alla realtà di un tessuto politico-sociale fortemente lacerato da più fratture, quelle religiose e tribali, spesso interconnesse tra loro.

La stessa UNSMIL, la missione di supporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite alla Libia, nel congratularsi con l’HNEC per la gestione dei procedimenti di voto e di spoglio, ha auspicato una rapida e tranquilla transizione verso la stabilità, confermando il proprio apporto in favore di tal evoluzione.

Quale sarà il futuro della Libia, al momento non è dato di saperlo, ma gli esperti lasciano intravvedere alcuni sviluppi. Lo scenario più probabile, e pessimista, secondo gli osservatori è quello dello Stato fallito. L’assenza di istituzioni credibili, le divisioni di tipo localistico e la concomitante incapacità dell’autorità centrale di assicurarsi il monopolio dell’uso della forza stanno lasciando la Libia in stato di caos di cui la comunità internazionale sembra non preoccuparsi in misura adeguata.

Vi è il timore, poi, che si ritorni a uno Stato autoritario a causa dell’assenza di una contrapposizione reale tra una parte dialogante e una più chiusa delle fazioni islamiste, e che i tentativi di stabilizzazione del Paese avvengano in nome dell’uso della forza e della repressione, così come avvenuto sotto la guida del tenente generale Haftar.

In questo clima d’incertezza entro la metà di agosto la Camera dei rappresentanti dovrebbe finalmente insediarsi, e a fine dicembre è prevista la conclusione dei lavori dell’assemblea dei 60 rappresentanti dei territori per la redazione della nuova carta costituzionale, salvo che i risultati delle elezioni non si rivelino ulteriore “benzina sul fuoco”.

Francesco Angelone (Mediterranean Affairs – Editorial board)

Immagine in evidenza: photo by Ben SutherlandCC BY 2.0

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