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pubblicato: mercoledì, 30 luglio, 2014

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Gaza: l’incubo di una lunga guerra

gaza

La guerra nella Striscia di Gaza va avanti da più di tre settimane. Sono oltre 1.220 le vittime palestinesi. Israele ha perso 53 soldati. Eppure, nonostante un bollettino di sangue che sale al ritmo di decine e decine al giorno, non si intravede la possibilità concreta di un cessate il fuoco. Entrambe le parti continuano a combattere e ad accusarsi, alimentando l’incubo di una lunga guerra.

Gli sforzi della diplomazia internazionale per ora sono falliti: anche la voce forte e autorevole degli Stati Uniti ha prodotto un buco nell’acqua. Anzi, gli scontri sono diventati ancora più intensi. Ieri è stata colpita l’unica centrale elettrica ancora funzionante a Gaza: le parti si scambiano le accuse, nel frattempo la struttura è seriamente compromessa. All’alba una scuola dell’Onu nel nord della Striscia di Gaza è stata colpita dai bombardamenti israeliani: diciannove morti.

Israele sta ampliando il raggio delle manovre militari. All’inizio delle operazioni di terra, il ministro della Difesa israeliano disse che per distruggere i tunnel di Hamas ci sarebbero voluti due o tre giorni. Sono passate oltre tre settimane.

israele

Photo by Israel Defense ForcesCC BY 2.0

Nei precedenti conflitti a Gaza, sia nel 2008 che nel 2012 le ostilità terminarono con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite: entrambe le parti la accettarono e le armi cessarono di sparare. Stavolta le cose sembrano diverse. E peggiori. Sia Israele che Hamas appaiono determinati ad andare avanti. Israele prosegue nell’azione militare incurante delle crescenti pressioni internazionali. Hamas continua a sparare razzi contro lo stato ebraico e a ingaggiare violenti combattimenti con i soldati di Tel Aviv tra le macerie di Gaza.

Un portavoce del primo ministro Netanyahu ha affermato che “Hamas è responsabile per tutte le vittime, di entrambi i lati, perché sono loro che stanno facendo proseguire questo conflitto”. Hamas ha risposto che “non accetteremo nessuna condizione per un cessate il fuoco fino a quando non termineranno gli attacchi e l’assedio. Il nemico israeliano non avrà pace e sicurezza fino a quando non avremo pace e sicurezza per la nostra gente”.

In questa situazione, per l’analista militare della Cnn Rick Francona “il conflitto finirà quando Israele riterrà di aver raggiunto gli obiettivi, di aver inferto ad Hamas danni militari tali da rendere l’organizzazione militarmente inefficace. Questo significa la distruzione di tutti i tunnel e di tutti i magazzini di armi che è possibile trovare”. È ciò che in fondo ha detto e ripetuto il premier Netanyahu: il popolo di Israele deve prepararsi a una lunga guerra.

Parte della maggioranza che sostiene il governo di Netanyahu è sempre stata convinta che distruggere semplicemente i tunnel di Hamas non sia sufficiente. Il ministro dell’Economia Naftali Bennett ha detto qualche giorno fa che Hamas va “colpita senza pietà, giorno e notte, nei giorni feriali e in quelli festivi, senza tregua, senza riposo, fino a quando saranno sconfitti”.

Ma si tratta di un terreno estremamente scivoloso, come ha sottolineato il quotidiano Haaretz: “Netanyahu deve tenere separati gli obiettivi militari e il desiderio di regolare i conti con Hamas”, non deve cioè cedere all’ala più dura del suo governo, trascinando Israele in un conflitto sanguinoso che terminerà inevitabilmente con una situazione ingestibile a Gaza. “Solo così può evitare di punire un milione e ottocentomila palestinesi” ha scritto Haaretz.

Immagine in evidenza: photo by Israel Defense ForcesCC BY 2.0


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2 comments
Mirko Brambiti
Mirko Brambiti

l'Onu sanzioni Israele una buona volta, e non si riduca a zerbino di Tel Aviv concedendogli sempre tutto. E' tempo che si condanni Israele per crimini di guerra, proprio come fanno con qualsiasi altra nazione che si comporta come stanno facendo i sionisti.