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pubblicato: venerdì, 1 agosto, 2014

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La Libia sull’orlo della guerra civile

La Libia sta sprofondando nel caos. Nel paese nordafricano gli scontri vanno avanti ormai da tre settimane. Si combatte a Tripoli e si combatte a Bengasi. Anche un luogo strategico e simbolico come l’aeroporto internazionale della capitale è ormai terra di nessuno. Il quartier generale delle Forze speciali dell’esercito libico è stato conquistato dai gruppi islamisti. Caccia militari sorvolano Bengasi, dove le milizie islamiche di Ansar al Sharia hanno detto di avere istituito un “emirato islamico”. Tanti libici stanno cercando di scappare. Sono frammenti di un quadro che assomiglia sempre più a una guerra civile.

L’ambasciata americana a Tripoli è stata evacuata sabato scorso. Esiste un “rischio reale” per la sicurezza del personale americano, ha spiegato il segretario di Stato John Kerry. Anche paesi come la Francia, il Portogallo, la Bulgaria e il Canada hanno chiuso le rappresentanze. Numerosi paesi hanno chiesto ai propri connazionali di andarsene dalla Libia al più presto. Una cinquantina di francesi e alcuni inglesi sono stati evacuati su una nave della Marina francese.

La nostra ambasciata per ora resta aperta e funzionante. Non sono stati diffusi ordini di evacuazione, ma gli italiani che hanno deciso di lasciare la Libia hanno potuto farlo ‘sotto protezione’, ha informato il ministero degli Esteri: 120 nostri connazionali se ne sono andati nelle ultime due settimane. Il sito della Farnesina ‘Viaggiare sicuri’ ribadisce “il pressante invito a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese”. L’Eni ha fatto sapere a inizio settimana che “le attività proseguono regolarmente” e che l’evolversi della situazione è monitorato con attenzione.

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Photo by Catrin AustinCC BY 2.0

Le elezioni dello scorso 25 giugno hanno consegnato un risultato connotato da una forte instabilità politica. La frammentazione rende estremamente difficile individuare una solida maggioranza di governo. A tre anni circa di distanza dalla caduta di Gheddafi, il futuro della Libia è di nuovo in bilico. Il rischio per il paese è quello di diventare uno stato fallito, incapace di eleggere governi efficienti e lacerato da scontri tra fazioni armate.

Il Washington Post ha ricordato che le violenze che stanno infiammando la Libia sono anche e soprattutto frutto di un vuoto istituzionale nel quale una miriade di gruppi locali e religiosi si contendono il potere politico ed economico.

Il governo centrale non ha il controllo del paese: migliaia di ex miliziani che nel 2011 hanno combattuto contro Gheddafi sono stati arruolati nell’esercito regolare, ma il tentativo di disarmare le milizie è fallito. E fallito sembra anche il tentativo di Unione europea e Stati Uniti di accompagnare il paese nella transizione dal regime di Gheddafi a una nuova stagione di democrazia.

Non è solo un problema della Libia. Non lo è perché la Libia è a due passi dal Vecchio Continente, e dall’Italia in particolare. Il fallimento dello stato libico, ha ricordato il Guardian, potrebbe condurre a un aumento del flusso migratorio verso l’Europa, al fiorire del contrabbando di armi, al rafforzamento dei gruppi terroristici. Senza contare gli enormi interessi energetici che l’Occidente (Italia compresa) hanno in Libia. Il pericolo di ritrovarsi con uno stato fallito ai confini sud del Mediterraneo è un rischio per gran parte delle cancellerie occidentali.

Immagine in evidenza: photo by MagharebiaCC BY 2.0

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