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pubblicato: venerdì, 24 luglio, 2009

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TP intervista Gioacchino Genchi – ESCLUSIVA

intercettazioni

TP intervista Gioacchino Genchi – ESCLUSIVA

 

TP intervista Gioacchino Genchi - ESCLUSIVA

 

Il Termometro Politico ha intervistato in esclusiva il consulente Gioacchino Genchi sulla questione delle intercettazioni, dei rapporti tra mafia e politica e del sistema dell’informazione. Dai nostri inviati a Roma Emanuele Rallo ed Alfredo Urciuolo.

 

LEGGI TUTTA L’INTERVISTA A GIOACCHINO GENCHI

 

 

[ad]Dottor Genchi, molti si chiederanno ancora in cosa consiste esattamente il suo lavoro. Ce lo vuole spiegare?

 

Io da oltre vent’anni svolgo un’attività di consuenza per l’autorità giudiziaria, e solo ed esclusivamente per l’autorità giudiziaria; lo puntualizzo perché a differenza di tanti altri periti che svolgono il proprio lavoro o per la difesa o per l’accusa, io ho sempre lavorato per i pubblici ministeri o per i giudici, nel settore dell’informatica, della telematica e nell’analisi dei dati di traffico telefonico e delle intercettazioni; le intercettazioni, fatte dalla polizia giudiziaria, poi mi vengono consegnate esattamente come le hanno i difensori degli imputati, i giudici, i pm e i periti dei vari tribunali. E con queste svolgo l’attività di analisi, di elaborazione dei dati, leggendo dei risultati che poi vengono riversati integralmente nei processi, ed è anche sulla base di questi risultati che vengono pronunciate le sentenze di assoluzione o di condanna.

 

Ma la nuova legge sulle intercettazioni, su cui il presidente Napolitano e il Csm hanno espresso dei forti dubbi, cambierebbe il suo lavoro? Ci sono cose che non potrebbe più fare?

 

Io, come ho già detto, non mi occupo di fare intercettazioni, quelle le può fare solo la polizia giudiziaria. Chiaramente, venendo meno le intercettazioni telefoniche, verrebbe meno la possibilità di accertare reati gravissimi inerenti all’associazione mafiosa, al traffico degli stupefacenti, della pedofilia, dei reati contro la pubblica amministrazione, e così via. Oggi gli strumenti telematici (telefonia, informatica) sono il migliore ausilio per la criminalità. Una volta il pericolo principale erano le armi da fuoco, tant’è che sono stati previsti dei reati gravissimi per la detenzione di armi pericolose; oggi però in ausilio al proprio lavoro la criminalità utilizza anche e soprattutto strumenti di comunicazione tecnologicamente avanzata, si pensi alle reti criminali internazionali che si avvalgono di questi strumenti per organizzare il trasporto di droga e il riciclaggio del denaro illecito proveniente da queste attività illegali. Togliere le intercettazioni alle indagini in materia di reati così gravi, anche connessi strettamente alla criminalità organizzata, è come pensare di mandare avanti una bellissima carrozza, quale è in questo caso l’indagine penale, togliendole i cavalli, senza i quali la “carrozza” non cammina. Le intercettazioni sono fondamentali nel momento in cui la criminalità, semplice od organizzata, utilizza il telefono come strumento principale per delinquere. Pensiamo ai latitanti, ai rapporti collusivi con imprenditori o con esponenti politici. Questi vogliono togliere le intercettazioni per eliminare il pericolo di cadere nelle intercettazioni, non solo per reati gravi, ma anche per vicende personali, anche a livello intimo; è paradossale come nel momento in cui fanno una legge per abolire le intercettazioni fatte dall’autorità giudiziaria stia emergendo che persone che hanno frequentato delle prostitute, magari perché portategli da soggetti sospettati di collusioni criminali come “prezzo” di una possibile corruzione, sono state “intercettate” dalle persone con cui hanno avuto rapporti intimi, evitando che le intercettazioni le facessero legittimamente le procure ma finendo comunque registrati dalle “escort”, come le chiamano adesso.

 

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[ad]Lei è stato oggetto di una violentissima campagna di attacchi da parte di esponenti del mondo politico, in particolare di centrodestra. Il presidente del Consiglio, parlando della sua vicenda, l’ha definita “il più grande scandalo della storia della Repubblica”: secondo lei, perché ha usato quest’espressione? E lei come ha risposto a questo tipo di attacchi?

 

Il presidente Berlusconi probabilmente intravvedeva all’orizzonte quello che stava per capitargli, e quindi, poiché di scandali se ne intende, invece di pensare a lui che rappresenta il più grande scandalo non solo nella storia della Repubblica ma di tutta l’Italia unità, periodo monarchico compreso, ha pensato a me. Non so darmi altra spiegazione, è come se lei mi chiedesse perché il bue abbia dato del cornuto all’asino. Non so perché, ma è stato così, anche se sta emergendo in questi giorni che l’unico vero scandalo è Berlusconi, che ha trasformato palazzo Grazioli in un “mignottificio” e si avvale dell’impunità per sé e per tutti coloro che pensano di affermare l’arroganza della propria posizione nel nome della politica. Io non me la sono mai presa, ne ho anzi sorriso, probabilmente lo stesso Berlusconi si è accorto che gli hanno consigliato di dire una fesseria e magari dovrebbe guardare meglio da chi si fa consigliare.

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Perché secondo lei la attaccano anche da sinistra? Anche loro hanno da temere per le sue indagini?

 

Le mie indagini riguardano tutti coloro che hanno commesso dei reati o hanno avuto a che fare con persone che hanno commesso dei reati. Io non ho mai svolto attività di indagine, per conto dei magistrati, su persone ritenute innocenti; noi le indagini le abbiamo svolte sempre e solo su persone che sospettavamo di comportamenti criminali, anche se dopo la verifica costituita dall’indagine stessa, queste si sono rivelate innocenti. Come se una persona, sentendosi poco bene, andasse dal medico, e questi le prescrivesse delle analisi per stabilire se vi sia o meno qualcosa da curare. Qualche volta si trova qualcosa per cui intervenire, altre volte si tratta di un falso allarme. Le indagini, che sono fatte da persone oneste, non vengono fatte a senso unico, per colpire Berlusconi o chi per lui; ci sono parecchi che hanno il gusto di fare le indagini in una sola direzione politica, forse in questo Berlusconi non ha tutti i torti, ma io ho sempre collaborato con magistrati che hanno fatto le loro indagini a 360°, senza preclusioni, pregiudizi o ricerca di colpevoli individuati a tavolino. Nelle vicende calabresi erano emerse delle collusioni, oltre che  alcuni politici di centrodestra, anche di politici di centrosinistra. Centrosinistra che, a differenza di un centrodestra che non nasconde di farsi delle leggi ad personam, o che definisce “eroe” un mafioso pluriomicida come Vittorio Mangano, ha la presunzione di ritenersi “casto e puro”, come se fosse un’eresia pensare che gente di sinistra possa commettere dei reati, o comunque collusi in vicende illecite; l’illecito, in questo caso i reati e le collusioni con la criminalità organizzata, fa parte della natura umana, il reato è una componente della condotta umana, certamente negativa ma pur sempre una componente, e come tale può caratterizzare l’uomo politico di destra così come quello di sinistra. L’indipendenza e l’autonomia della magistratura servono a garantire che le indagini, i processi e l’applicazione delle leggi siano uguali per tutti, siano essi di destra o di sinistra. Questo era quello che si stava facendo in Calabria, e nel momento in cui si sono toccati alcuni “santuari” della politica, alcuni esponenti della politica calabrese si sono ribellati e hanno, attraverso dei canali che hanno anche dentro la magistratura, mi riferisco a magistrati che poi vengono nominati capo di gabinetto dai ministri, anche da ministri di sinistra, e che un giorno fanno i capi di gabinetto e il giorno dopo assolvono degli imputati amici del ministro che li ha nominati e inquisiscono le persone che stavano indagando magari sul ministro e sugli amici del ministro; questa è appunto la logica becera di una certa sinistra che in certi casi fa del giustizialismo e poi, quando le indagini toccano uno dei loro, grida al garantismo e ritiene uno scandalo che qualcuno possa verificare i loro comportamenti.

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