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pubblicato: martedì, 29 maggio, 2012

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USA 2012: La sfida stato per stato per il Senato

Senato Stati Uniti

USA 2012: La sfida stato per stato per il Senato

GUIDA AL SENATO: COME FINIRA’ NEL 2012?

Era davvero orgoglioso di far parte del club più esclusivo al mondo: il Senato degli Stati Uniti”, così Margaret Truman, cantante di successo ma soprattutto figlia del Presidente della “bomba”, Harry Truman, disse in occasione delle sue esequie. E mai affermazione potrebbe essere più veritiera.

[ad]Sono molte le persone che erroneamente credono che il Presidente degli Stati Uniti sia l’uomo più potente del mondo, vi è in realtà qualcuno più potente di lui, oltre ai nove giudici della Corte Suprema, e sono i cento membri della camera alta del Congresso che frequentano l’ala destra di Capitol Hill.

Mentre tutti discutono delle elezioni di Novembre, di come Obama potrebbe vincere un secondo mandato e di cosa dovrebbe fare Mitt Romney, ormai ufficialmente il candidato Repubblicano, per impedirglielo; sono in pochi ad analizzare attentamente delle elezioni ben più importanti: quelle per il controllo della Camera Alta.

Furono proprio i “padri costituenti” durante la convention di Philadelphia, in ossequio ai principi ispiratori del politico francese Montesquieu, a voler introdurre nella Costituzione il potere di “check and balances” del Senato degli Stati Uniti: il Presidente può sì nominare i giudici federali e della Corte Suprema, i Ministri del suo Governo, i principali amministratori dello Stato ma qualsiasi sua azione deve essere validata dal Senato. Un Presidente che non controlla anche la maggioranza in Senato, oltre che alla Camera, è a tutti gli effetti “un principe dimezzato”.Ma quale è la situazione attuale? In seguito alla “Repubblican wave” delle elezioni di midterm del 2010 il Partito Democratico ha perso il controllo della Camera e si è visto ridurre la maggioranza in Senato da un robusto 60 a 40 ad un più striminzito 53 a 47 o meglio, 51 a 47 con due indipendenti che però votano coi Democratici.

Barack Obama è stato, dal 2008 al 2010, uno dei pochi Presidenti degli ultimi decenni a godere della cosiddetta “anti-filibuster majority”, ovvero della possibilità di poter evitare qualsiasi tentativo ostruzionistico da parte della minoranza. Se la maggioranza aritmetica è difatti di 51 membri su 100, la maggioranza reale è e deve essere, negli obiettivi di qualunque partito, 60. Servono 60 voti per poter invocare “cloture” e accorciare i tempi di discussione e voto. E fu grazie proprio a questa regola, più volte applicata dal leader Democratico al Senato Harry Reid, se l’Amministrazione Obama è riuscita a far passare provvedimenti molto discussi quali la Riforma Sanitaria (meglio noto come Affordable Care Act, o Obama-Care) e i famosi Bailout.

Grande fu la festa dei Repubblicani quando, in una elezione speciale in seguito alla morte di Ted Kennedy, “il leone del Senato”, riuscirono a conquistare quel seggio che era divenuto quasi “dinastico” ed era stato controllato prima da Bob e poi, per l’appunto da Ted. Nessuno si sarebbe mai aspettato che un conservatore, per quanto apprezzato, come Scott Brown potesse mai vincere quell’elezione e le urla dei sostenitori “41, 41, 41” invocavano proprio questo: Brown era appena diventato il Senatore repubblicano numero 41, era la fine della “anti-filibuster majority” per Obama e i Democratici.

Poi venne l’elezione del 2010 e i Democratici vennero sconfitti in numerosi altri stati (e sarebbero stati sconfitti forse fino a perdere la maggioranza non avesse il Tea Party optato per candidati spesso impresentabili al posto di Repubblicani moderati di provata esperienza): 53 a 47.

La battaglia finale è stata quindi rinviata al 6 Novembre del 2012. Lo stesso giorno in cui gli occhi del mondo saranno sulla sfida fra Obama e Romney, si combatterà anche la battaglia più importante. I Democratici saranno chiamati a difendere 23 seggi, i Repubblicani solo 10 e sarà “l’outcome” di questa elezione a decidere se chiunque diverrà Presidente avrà davvero “il diritto” di governare.

Analizziamo brevemente la situazione e vediamo quali sono le previsioni dei principali analisti politici Americani sulla “battaglia del Senato”.

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