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pubblicato: lunedì, 11 febbraio, 2013

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Oscar Giannino la vera destra europea

giannino

In questi giorni il movimento politico di Oscar Giannino, “Fare per Fermare il declino” sta attirando sempre più attenzione mediatica.

[ad]La popolarità e l’eccentricità del personaggio (che riscuote uno straordinario successo su Internet, anche attraverso una proliferazione di iniziative satiriche come l’ormai celebre Oscar Giannetto o Accelerare il Declino, sul cui sito si può trovare perfino un’intervista satirica allo stesso Giannino) rappresentano sicuramente una forte spinta per i consensi del neonato movimento.

Il conflitto con Berlusconi poi, che più volte negli ultimi giorni ha sconsigliato di votare per Giannino, o gli ha chiesto di ritirarsi accusandolo di farlo perdere, è stato abilmente sfruttato dal giornalista economico, che ha rivendicato orgogliosamente la sconfitta di Berlusconi come uno dei suoi obiettivi.

Se il mancato apparentamento con la lista di Monti rende più difficile la sfida per il nuovo movimento, d’altra parte consente alla formazione di guadagnare in chiarezza programmatica. Così nel programma di “Fare per Fermare il declino” viene alla luce una delle polarità della vera contrapposizione su cui dovrebbe giocarsi il conflitto politico in Europa: la polarità liberismo/keynesismo.

Se questa polarità fondamentale viene spesso oscurata nel dibattito pubblico da altre contrapposizioni (prima fra tutto quella tra populismo antipolitico e politica “responsabile”) essa è in verità centrale nelle scelte future che determineranno il modello di sviluppo dell’Unione Europea e del mondo intero.

Giannino si fa portatore di una precisa visione non solo economica, ma anche filosofica. Non a caso una della polemiche più ricorrenti che affiorano nei suoi interventi è quella contro lo “Stato etico”. L’idea è quella classica liberale secondo cui i compiti dello Stato dovrebbero essere limitati al minimo, per lasciare all’iniziativa dell’individuo lo spazio per dispiegarsi liberamente.

Per questo le ricette di politica economica sono tagli alla spesa pubblica, liberalizzzazioni, privatizzazioni. In questo Giannino critica Berlusconi per aver predicato tali idee (presentandosi nel ’94 come alfiere della “rivoluzione liberale”) per poi disattenderle largamente, facendo lievitare la spesa pubblica e trascurando le riforme.

Al lato opposto di questa contrapposizione ideale potremmo invece situare un personaggio come Stefano Fassina. L’analisi di Fassina, che presenta molte consonanze con le analisi di economisti come Stiglitz o Krugman, muove da una critica dell’egemonia neoliberista che è stata dominante nel mondo nell’ultimo trentennio.

La sfiducia nella capacità della politica economica di governare le contraddizioni dello sviluppo economico. Una rappresentazione idealizzata dei mercati e una sottovalutazione delle loro imperfezioni hanno portato a provvedimenti di deregulation. All‘indebolimento di corpi intermedi come sindacati e partiti, a una riduzione del perimetro dell’intervento statale in economia.

(Per proseguire la lettura cliccate su “2”)


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6 comments
maurizio
maurizio

Io sono un ingnorante di politica ,però voterò volentieri fare per....... che mandi a casa un po' di parassiti grazie. Uno deluso dallo spreco pubblico.

Luca78
Luca78

Ormai Giannino ha fatto breccia tra i delusi ex cdx e il continuo mordente di Berlusconi lo dimostra, credo che prenderà un 5% alla camera e supererà l'8% in Veneto, Lombardia, FVG e Molise. Saluti

Maria Vittoria
Maria Vittoria

Come è possibile un'alternanza di governo in caso di opposizioni così accentuate fra i poli? L'agenda politica europea & italiana si basa su programmi realizzabili in tempi mediolunghi: chi vince le elezioni nell'arco del suo mandato dovrebbe realizzare decisioni prese spesso dall'opposizione ... e lasciare eredità da attuare di nuovo all'opposizione - in caso di alternanza -. No, io sono convinta che il Governo Statale debba essere unitario per quanto riguarda la politica italiana in Europa: i poli possono differenziarsi quel tanto che basta per poter dialogare in modo trasparente nell'intervallo di tempo concesso tra le campagne elettorali. Per quanto riguarda poi le relazioni con l'Estero la politica statale deve essere concorde con la Politica Europea - in fieri ?!-.

nunzio
nunzio

Giannino chieda agli elettori indecisi,astensionisti e degli altri schieramenti,un VOTO IN PRESTITO ,per un anno circa.il tempo necessario per presentare ed approvare le riforme( eliminazione della camera del senato.dimezzamento del numero degli onorevoli e ;dei consiglieri regionali e comunali ;eliminazione delle provincie e dei consigli di quatiere ; alzare la detrazione dell'IMU per la prima casa a 500,oo£,ecc...) Dopo, tornare a votare,ogniuno con il proprio orientamento politico.ma con le nuove regole.Penso,che altri movimenti politici sosterranno questo programma.

Matteo Corsi
Matteo Corsi

L'articolo è molto interessante e condivido pienamente la tesi di fondo: rispetto al dibattito provinciale sulla base del quale gli schieramenti politici italiani si dividono, sarebbe assai meglio avere una offerta politica che si divide su veri temi di fondo, di spessore internazionale, come questi. Ci sono, però, due punti che aggiungerei, per completezza, al ragionamento di Giacomo Bottos. 1) Anche se mi piacerebbe che in Italia la discussione somigliasse a quella tra uno Stieglitz e un economista da Cato Institute (per dire), poi però bisogna sapere che anche quando gli Italiani hanno la lungimiranza di rifarsi al nocciolo universale delle questioni (liberisti o keynesiani che siano) in genere si portano dietro un bagaglio di cose che sono totalmente spurie. Ad esempio, Fassina si porta dietro un CGIL che usa Keynes come foglia di fico ed è un "bagaglio" che Stieglitz per sua fortuna non ha. I liberisti italiani, da parte loro, hanno la storia di una accondiscendenza al (e dipendenza dal) populismo, familismo e rendite di posizione che in USA o UK sarebbero impensabili. Per questo non è solo questione di cambiare temi, ma anche di trovare classi dirigenti che non siano sotto ricatto. 2) Volendo proprio essere contemporanei (e, diciamolo, perché no!) Keynes vs. Friedman è una cosa vecchia di decenni. Ha ancora un nocciolo di attualità considerevole, ma anche su riferimenti e idea di modernità, il dibattito negli altri paesi riese ad essere un po' più evoluto rispetto ad un duello tra interventisti e liberisti.

www.totosenato.ti
www.totosenato.ti

Giannino è un cane sciolto, non riconducibile a nessuno dei due grandi schieramenti. Mentre questo è un vantaggio a livello di analisi economica, diventa un pesante fardello quando cerca di eleggere rappresentanti. Nel senato, per esempio, non esiste una regione in cui sia dato sopra 8%. Una specie di Ingroia di centrodestra, infatti e' temuto dal cavaliere.