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pubblicato: sabato, 27 luglio, 2013

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Maria Toorpakay Wazir, la ragazza pakistana “diventata” uomo per giocare a squash

Maria Toorpakay Wazir: storia della ragazza pakistana “diventata” uomo per giocare a squash

Siamo in Pakistan. In una regione in cui alle donne è negata l’istruzione e ogni aspirazione ad emanciparsi, Maria Toorpakay Wazir fin da piccola si sente soffocata.

Al punto che – un po’ a cavallo tra leggenda e realtà – a soli quattro anni decide di dare fuoco ai suoi vestiti di bambina.

Il padre, trovatosi di fronte agli abiti inceneriti, si chiede se da quelle parti sia passato Gengis Kahn: da quel momento in poi il nome del temuto condottiero mongolo diventa in famiglia il soprannome della piccola monella.

Mentre nei Paesi occidentali agghindarsi e mostrare il proprio corpo è per le ragazze una piacevole vanità, in Pakistan Maria per praticare sport deve nascondere tutto, proprio tutto di sé.

La femminilità, in certi casi, può essere un lusso. A Maria non resta che diventare uomo per poter fare quello che solo agli uomini è permesso. Così prende ad indossare abiti maschili. Poi, con un taglio netto, i capelli spariscono. Maria a meno di dieci anni è pronta per il sollevamento pesi, primo sport che sceglie di praticare.

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Ma il vero amore, si sa, a volte tarda ad arrivare. Così, a distanza di qualche anno, Maria scopre la sua vera passione, lo squash, dopo averci giocato una volta col fratello durante le vacanze. Immediatamente confessa al padre la sua vocazione e questi, senza batter ciglio, la iscrive in accademia col collaudato nome di Gengis Kahn.

Qui tutti la credono uomo e lei ha la possibilità di allenarsi e gareggiare coi maschietti. Tutto fila liscio fino a quando il direttore, per poterla iscrivere al campionato juniores, le chiede il certificato di nascita. Salta fuori la vera identità di Maria, ma il direttore non se la prende: le regala, anzi, una racchetta autografata dal campione canadese Jonathon Power.

Peccato si tratti dell’unica reazione positiva: tutto intorno è il principio della fine.

Maria Toorpakay Wazir squashCominciano le vessazioni dei compagni di allenamento, che mal digeriscono il fatto di essere stati sconfitti da una donna. E, soprattutto, quelle dei Talebani, che non ammettono che una donna, per giunta senza velo e in pantaloni corti, pratichi sport. E’ considerato un disonore. Le loro intimidazioni si spingono fino a minacciare la sua famiglia.

Così Maria è costretta ad allenarsi di notte in un capannone e in completo isolamento, mentre il padre cambia continuamente la targa della vecchia auto che usa per trasportarla.

Intanto Maria non demorde e per anni continua a scrivere alle scuole di squash sparse in giro per il mondo. Fino a quando, un bel giorno, arriva una risposta. Non una scuola qualunque, a risponderle è l’accademia di Jonathon Power, il giocatore che ha autografato la racchetta che le è stata regalata. Se l’universo doveva parlarle, questo era un segnale inequivocabile: Maria non ci pensa su due volte e fa le valigie per Toronto.

(Per continuare la lettura cliccate su “2”)

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