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pubblicato: giovedì, 15 agosto, 2013

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Giapponesi insultano la memoria della Cina

“Cani giapponesi” (“日本狗”): così gli abitanti della Cina amano definire gli abitanti del Sol Levante, per ricordarne la crudeltà, l’efferatezza e la vigliaccheria dimostrate con i crimini di guerra compiuti invadendo l’Asia continentale negli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

Appellativo che l’attuale amministrazione nipponica fa di tutto per consolidare: lungi dal rinnegare le scelte delittuose effettuate ai danni di popolazioni inermi, in occasione del 68esimo anniversario della resa alle forze alleate i leader politici del Sol Levante lanciano provocazioni ingiustificabili.

L’appello rivolto alla vigilia da parte del Ministero degli Esteri cinese a “operare un’attenta riflessione sulle aggressioni e agire con il buon senso che ne dovrebbe conseguire, al fine di guadagnarsi la fiducia delle nazioni vittime e della comunità internazionale” è stato del tutto ignorato.

Anche questo ferragosto, come peraltro ogni anno, i capi politici nipponici hanno insultato la memoria cinese (e non solo) recandosi in visita al tempio di Yasukuni per commemorare i caduti del Secondo Conflitto Mondiale, tra cui 14 criminali di guerra di classe A. Shang Jun (尚军), redattore dell’agenzia di stampa cinese Xinhua (新华), scrive che “tali visite, sommate a una serie di provocazioni recenti ascrivibili ai politici destristi nipponici, ìndicano con evidenza che il Giappone non è in grado di compiere una riflessione approfondita sulla propria storia di aggressioni e sta invece sperperando i frutti della riconciliazione postguerresca”.

Santuario di Yasukuni

“In qualunque forma – così Hong Lei (洪磊), portavoce del Ministero degli Esteri cinese – e a qualsivoglia titolo i capi politici giapponesi visitino il tempio, tale azione costituisce un tentativo di negare la storia delle proprie aggressioni e glorificare il proprio militarismo, sfidando gli esiti della Seconda Guerra Mondiale e l’ordine internazionale scaturitone. A questa condotta si oppongono con fermezza e condanna unanime la Cina e gli altri Paesi asiatici”.

“Sul Giappone – Min Hyeon-ju, portavoce del partito di Governo sudcoreano Saenuri, commenta – grava un punto di domanda e torna ad aleggiare lo spettro del militarismo passato. La visita al tempio Yasukuni è un affronto alla Corea del Sud”. Preoccupazioni per l’estremismo della destra giapponese sono state espresse anche da altri partiti e organi di stampa sudcoreani.

(Per proseguire la lettura cliccate su “2”)

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