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pubblicato: lunedì, 2 maggio, 2011

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La strategia della mozione

mozione

Il dibattito politico italiano è animato dai dissapori interni alla maggioranza sulla vicenda libica e sulla contrarietà della Lega alla partecipazione italiana alla missione militare.

Si tratta di una contrarietà che ha ottenuto molti risconti nel centrodestra dove serpeggia da tempo un certo malessere nei confronti di un’operazione militare come quella aerea contro il regime di Gheddafi e che ha nella Lega un punto di contatto nelle aule parlamentari.

[ad]Il Carroccio infatti accusa Berlusconi di non aver consultato l’alleanza di governo e il consiglio dei ministri per questo cambio di prospettiva della missione. Anche se si tratta, come non a torto ribadisce la difesa, di un cambio meramente qualitativo dell’impegno italiano.

L’audizione dei ministri La Russa e Frattini alla commissione esteri e difesa alla Camera mirava proprio a tranquillizzare la rappresentanza parlamentare lùmbard, in subbuglio per la scelta sbagliata e la mancata collegialità di Berlusconi: La Russa ha ricordato come otto aerei saranno disponibili per lanciare missili di precisione (o razzi, da non confondere con Razzi) contro le strutture militari di Gheddafi. Lo stesso Frattini del resto ha ricordato come ci sia da parte del Colonnello una feroce volontà di annientare i ribelli della Cirenaica e come un impegno di questo tipo sia in primis richiesto dal consiglio nazionale transitorio di Bengasi.

Alla fine dell’audizione è accaduto il patatrac in casa leghista. Una vicenda che potrebbe quanto meno segnare le sorti della leadership del gruppo leghista alla Camera. Infatti il presidente dei deputati leghisti Marco Reguzzoni ha ribadito la contrarietà della Lega ad un intervento di questo tipo (“anche perché più bombe si tirano più rischiamo di trovarci un numero maggiore di clandestini”) ma ha anche ribadito come questa sterzata del ruolo dell’Italia sia in linea con la risoluzione Onu 1973 e che quindi non è necessario un nuovo passaggio in Parlamento sul ruolo dell’Italia in questa partita libica.

È successo che poche ore dopo uno dei principali esponenti della Lega, Roberto Maroni, ha dichiarato l’esatto contrario del capogruppo alla Camera chiedendo a gran voce, e sostenuto da tutti i colonnelli di via Bellerio, una seduta ad hoc della Camera per discutere questa scelta ai suoi occhi scellerata.

Il povero Reguzzoni, che a quanto pare si è fatto ammaliare dai toni conciliatori dei due ministri in commissione, probabilmente rischia il posto di capogruppo e già i bookmaker puntano sull’onorevole Stiffoni come suo sostituto in quanto già vice-presidente mancato della Camera nel 2008.

Di fronte ad una netta contrarietà leghista e una volontà di discuterne in Parlamento del tema si sono attivati i canali diplomatici col Pdl, favorevole alla missione e forte dell’informale assist del Capo dello Stato che aveva ricordato come l’intervento italiano sia una normale evoluzione della vicenda libica (e qualcosa già deliberato o comunque discusso nel corso dell’ultimo Consiglio Supremo di Difesa) e come sia qualcosa assolutamente a norma con la risoluzione Onu 1973.

La Lega Nord a questo punto sceglie la strada della mozione parlamentare, per farsi almeno sentire dalla sua base come il “partito del distinguo” sul conflitto libico senza però rompere del tutto (o comunque consentire un accordo potenziale) con gli alleati del Pdl.

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