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pubblicato: martedì, 1 ottobre, 2013

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Papa Francesco a Scalfari: “Il vero dramma? I giovani disoccupati e i vecchi soli”

Papa Francesco colpisce ancora. Nel senso che coglie l’obiettivo di arrivare diretto alla gente e allo stesso tempo stupisce profondamente, per il modo in cui lo fa. Ancora una volta attraverso Repubblica. Dopo la risposta agli articoli di Eugenio Scalfari (e a Piergiorgio Odifreddi), infatti, è lo stesso fondatore del quotidiano a intervistare il Pontefice, invitato personalmente da lui con una telefonata.

Un’intervista (e, prima ancora, un incontro) di portata quasi storica, per la storia personale di Scalfari e per l’atteggiamento del tutto innovativo di Jorge Bergoglio. Un lungo colloquio, avvenuto in una stanza della domus di Santa Marta, che condensa molte riflessioni lontane dalla banalità.

Si parte subito da una riflessione sulla “conversione“, troppo spesso snaturata nell’uso quotidiano della parola: “Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso – ha detto il Papa -. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene». Bene di cui ciascuno ha una visione, come del Male, quindi ciascuno dovrebbe “procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”.

papa francesco aprile 2013

Nemmeno l’amore per gli altri predicato da Gesù sarebbe proselitismo, ma “lievito che serve al bene comune“, cosa che la Chiesa fa ad esempio con le missioni. “L’agape, l’amore di ciascuno di noi verso tutti gli altri, dai più vicini fino ai più lontani, è il solo modo che Gesù ci ha indicato per trovare la via della salvezza e delle Beatitudini” ha sottolineato il Pontefice. Che invita però a distinguere l’amore (giusto) per se stessi dal narcisismo: “Indica un amore smodato verso se stessi e questo può produrre danni gravi non solo all’anima di chi ne è affetto ma anche nel rapporto con gli altri, con la società in cui vive”.

Un disturbo mentale, secondo il papa, che purtroppo però colpisce soprattutto persone che hanno molto potere. Anche tra gli ecclesiastici: “I Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani – spiega su sollecitazione di Scalfari -. La corte è la lebbra del papato“. Il riferimento, spiega, non è alla Curia nel suo complesso, ma ha il difetto di essere “Vaticano-centrica”, trascurando il mondo circostante. “Non condivido questa visione e farò di tutto per cambiarla. La Chiesa è o deve tornare ad essere una comunità del popolo di Dio“.

Il dialogo è davvero amplissimo: Bergoglio parla con Scalfari della sua vocazione, del comunismo conosciuto attraverso un’insegnante (“Il suo materialismo non ebbe alcuna presa su di me. Ma ho capito alcune cose, un aspetto del sociale, che poi ritrovai nella dottrina sociale della Chiesa”), della teologia della liberazione (“Certamente molti esponenti davano un seguito politico alla loro teologia, ma molti di loro erano credenti e con un alto concetto di umanità“).

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