Zoran il mio nipote scemo, commedia etilica e stralunata nel profondo Nord Est

Pubblicato il 22 Dicembre 2013 alle 14:56 Autore: Francesca Garrisi

Zoran il mio nipote scemo, commedia etilica e stralunata nel profondo Nord Est

Opera prima del friulano Matteo Oleotto, Zoran il mio nipote scemo (1) annovera tra gli interpreti Giuseppe Battiston, Rok Prašnikar, Francesco Celio, Marjuta Slamič, Roberto Citran e Riccardo Maranzana. La fotografia è di Ferran Paredes Rubio.

Paolo Bressan (Giuseppe Battiston), è un omone prepotente e cinico, un ex giocatore di rugby che lavora come cuoco in una cooperativa, grazie ad Alfio (Roberto Citran), compagno della ex moglie Stefania (Marjuta Slamic). L’uomo passa le sue giornate da Gustino (Francesco Celio), gestore di un’osteria in un piccolo paese vicino a Gorizia, e a un certo punto scopre l’esistenza di una zia slovena, Anja, ora morta. Nominato unico erede della “cara estinta”, si reca al funerale fingendosi profondamente addolorato per la dipartita, ma in realtà spera semplicemente di poter ricavare qualcosa dall’eredità. Questa però consiste “solo” in un nipote di nome Zoran (Rok Prasnikar) del quale è chiamato a prendersi cura. Al primo impatto il ragazzo sembra a Paolo un po’ tardo, e certo strambo, con quel suo italiano aulico imparato sui libri; tuttavia Zoran ha un talento: è infallibile nel gioco del tiro al bersaglio. Così, quando Paolo viene a sapere di un campionato mondiale di freccette che mette in palio un premio di 50.000 sterline, si convince che è la sua ultima occasione per riscattarsi dalla grigia vita che conduce. Decide perciò di tenere con sé Zoran, e la ex moglie s’illude che la decisione sia il “sintomo” di un inatteso senso di maturità che sta emergendo in Paolo, a cui quindi si riavvicina. Tuttavia c’è un problema: in base alle regole del gioco delle freccette i punti raddoppiano e triplicano in alcuni settori del bersaglio diversi dal centro, che Zoran colpisce con implacabile precisione.

zoran

Il film riprende il tema, già affrontato in film come Bravissimo di D’Amico e Rainman di Levinson, dello sfruttamento a scopo più o meno opportunistico, del talento di qualcuno che si trova in condizione di minorità (anagrafica o mentale). In entrambi il caso, offrendo la possibilità di occuparsi di qualcuno incapace di esprimere autonomamente e al meglio il proprio talento, condiziona la vita di ambo le parti, trasformandole. Inoltre, Zoran il mio nipote scemo ricorda un film americano indipendente, qualcosa tipo il Sundance. I personaggi strambi e dotati di straordinarie potenzialità, il contesto comico e surreale suggerisce pellicole come Little Miss Sunshine, ovvero un genere di cinema che rappresenta il non ordinario, “il deviante” per ricondurlo all’ordinario, dimostrando che, sostanzialmente anche il diverso ha una propria dimensione di normalità.

Il vino è la sostanza stessa del film diretto da Oleotto (“el vin fa alegria, l’acqua xé il funeral”), che intreccia il caso e l’occasione. Il primo è rappresentato dalla morte di una zia sconosciuta, che “regala” a Paolo l’opportunità di trasformare la sua vita grazie all’incontro con Zoran, che lo fa “inciampare” in qualcosa di totalmente inatteso: i sentimenti e l’amore. La pellicola ricorda una canzone popolare, da cui riprende il ritmo, definito “zeppo di buone cose di pessimo gusto”.

Il film si segnala positivamente non solo per il tema affrontato, ma anche perché è ben diretto e bilanciato nelle varie parti narrative, come pure nel disegnare i vari personaggi, anche quelli minori, tra cui Alfio, l’amico di Paolo, e l’anziano oste dove Paolo va a rifugiarsi a bere. Da rilevare l’interpretazione di Giuseppe Battiston, credibile nonchè divertente ma mai eccessivo, come pure il giovane Rok Presnikar che interpreta in modo convincente lo “strambo” Zoran. Tutto concorre, insomma, a dar vita a una commedia dolce-amara di rara sensibilità, che merita di esser vista, attendendo con curiosità la seconda opera di questo interessante regista.

 

(1)       http://www.youtube.com/watch?v=9zXta8DaGOs

L'autore: Francesca Garrisi

31 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione e poi un master in comunicazione d’impresa e comunicazione pubblica. Ha collaborato con l’Osservatorio di Comunicazione Politica dell’Università del Salento, e come stagista con il settore Comunicazione Istituzionale della Regione Puglia. Ha scritto per l’mPAZiente, bimestrale d’inchiesta salentino, e a oggi collabora con Termometro Politico e il settimanale salentino Extra Magazine. Un po’ Monty Python un po’ Cuore Selvaggio, è innamorata della lingua tedesca, che ritiene ingiustamente sottovalutata e bistrattata
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