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pubblicato: martedì, 24 dicembre, 2013

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Sud Sudan, manovre per una guerra di lunga durata

Sud Sudan, manovre per una guerra di lunga durata

Sud Sudan, manovre per una guerra di lunga durata

Non sono buone notizie quelle che arrivano dal Sud Sudan in queste ore. Militari, personaggi in vista, politici si riposizionano in funzione di quello che pensano sarà lo schieramento vincente e, naturalmente, in funzionamento dell’appartenenza etnica.

Sono le classiche manovre che avvengono sul campo di battaglia e sono il segnale che la guerra non troverà un esito, un compromesso, una intesa a breve nonostante i due principali leader, il presidente Salva Kiir e il suo rivale Riek Machar abbiano entrambi accettato, sotto la pressione internazionale, di negoziare. Dalle prime macerie di questa nuova guerra è emersa Rebecca Nyandeng de Mabior, vedova dell’ex presidente John Garang, considerata da ambienti vicini a Salva Kiir una delle menti occulte della ribellione di una parte di quello che fu il Movimento Popolare di Liberazione del Sudan.

È sempre di queste ore la notizia che il comandante della quarta divisione dell’Esercito del Sud Sudan, James Koang Chuol, si è unito all’ala del partito opposta al presidente Salva Kiir. Il generale Koang ha destituito il governatore dello Stato di Unity, il cuore petrolifero del Sud Sudan, e installato un’amministrazione provvisoria composta da sei supervisori e sette commissari.

Mentre il generale Koang faceva queste manovre un’ex gruppo armato, il South Sudan Liberation Army, che si dice forte di 5000 uomini ha dato un ultimatum di tre giorni al generale Koang per ritornare sui suoi passi, minacciando di calare su Bentiu, capitale dello stato di Unity. Il comandante di questo gruppo ha già chiesto ai civili e al persona dell’ONU di lasciare la città.

L’esercito rimasto fedele al presidente Salva Kiir ha annunciato l’intenzione di dare il via a una controffensiva per riprendere il controllo delle località finite nelle mani delle forze che si oppongono al presidente. Lo stato di Unity rischia di diventare il punto focale della guerra.

Insomma è il caos politico e amministrativo dato che all’interno del partito di governo e nelle amministrazioni locali, col passare, delle ore personaggi politici e funzionari si vanno allineando a una delle due correnti politiche in lotta.

Sud Sudan, manovre per una guerra di lunga durata

E come in tutte le guerre il corollario di profughi, sfollati, rifugiati: decine di migliaia di persone stanno convergendo verso chiese, missioni, centri delle Nazioni Unite e di organizzazioni non governative internazionali in cerca di un rifugio.

Per fermare la guerra occorre subito isolare i due leader, Salva Kiir e Riek Machar, facendo ventilare su di loro l’accusa di crimini di guerra, disinnescare il contrasto etnico offrendo a Nuer e Dinka accordi e assicurazioni che non verranno discriminati. Non è facile e finora la comunità internazionale si è mossa in modo rituale, lanciando appelli e minacce che sono rimaste inascoltate.

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