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pubblicato: venerdì, 7 febbraio, 2014

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Caso Lusi, Procura di Roma chiede 7 anni e mezzo per l’ex tesoriere della Margherita

Lusi lombardi

“I fatti contestati a Luigi Lusi sono gravi, durati e reiterati nel tempo tanto da creare una crisi profonda anche nella seconda Repubblica” ed “è certo che ci siamo trovati di fronte a un illecito organizzato e pianificato nel tempo”. Così il pm di Roma Stefano Pesci ha giustificato in aula la richiesta di condanna a 7 anni e mezzo per l’ex tesoriere della Margherita accusato di essersi impossessato di 25 milioni di euro dei fondi del partito. Lusi è stato rinviato a giudizio per associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e per calunnia (oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici) mentre per i due commercialisti che hanno seguito gli affari dell’ex tesoriere, Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, il pm Pesci ha richiesto la condanna a, rispettivamente, 3 anni e 2 anni e 2 mesi di reclusione. Sempre il pubblico ministero ha richiesto l’assoluzione per la segretaria di Lusi, Diana Ferri, perché “il fatto non costituisce reato”.

Sempre secondo l’accusa, in tutta la vicenda si può escludere un coinvolgimento da parte del presidente della Margherita, Francesco Rutelli: “non è possibile pensare – ha spiegato Pesci – che questa sottrazione dei fondi dal partito e il loro utilizzo attraverso alcuni investimenti immobiliari sia frutto di un accordo orale tra Lusi e Rutelli”. Di conseguenza “quella dell’imputato è una narrazione calunniosa, illogica e insensata. Una cosa è mentire per difendersi, altra cosa è fare affermazioni e chiamate in correità false ben sapendo che si va ad accusare una persona innocente”.

L’ex senatore è accusato di essersi appropriato di 25 milioni dei fondi destinati al fu partito a partire dal 2002, anno in cui divenne tesoriere. Questi furono utilizzati per delle spese immobiliari nel centro di Roma e furono dirottati (circa 23 milioni) in Canada presso due società estere. Il 20 giugno 2012 il Senato aveva votato sì all’arresto, il 17 dicembre dello stesso anno era stato rinviato a giudizio e dal 24 maggio 2013, Lusi è tornato in libertà perché i giudici ritennero concluse le esigenze cautelari che lo vedevano rilegato ai domiciliari in un convento abruzzese.

Giacomo Salvini




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