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pubblicato: mercoledì, 19 febbraio, 2014

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Pd, Nardella propone di cambiare nome “Da Partito Democratico a ‘Democratici'”

Dario Nardellla degli esponenti politici vicini a Renzi dicono sia il più ‘strutturato politicamente’ tanto ad avere la delega del premier incaricato per intrattenere rapporti con le altre formazioni politiche e, dicono, fare da ambasciatore (con e come Graziano Delrio) col Colle.

Intervistato dal Corriere della Sera Nardella afferma: “L’establishment italiano considera Renzi un barbaro che rompe i rituali e rappresenta un rischio per la conservazione dello status quo. Matteo è un vero leader di popolo, capace di penetrare quella cortina di poteri costituiti per comunicare direttamente con i cittadini. È visto come elemento destabilizzante”. Il vicesindaco di Firenze e parlamentare Pd esclude scissioni interne e propone di cambiare nome al partito Democratico: “I tempi sono maturi per non chiamarci più partito, ma soltanto Democratici. L’Italia è uno strano Paese: i politici scaricano sui tecnici le proprie responsabilità. È sbagliato affidare la spending review a un tecnico, per quanto capace. Non esiste scelta più politica che decidere quali voci di spesa pubblica tagliare. E il problema non riguarda solo i ministri, ma i ministeri», dichiara Nardella.

Dario Nardella

Nardella su Delrio ministro dell’economia – Nardella su Graziano Delrio ministro dell’Economia, “non ci troverei nulla di strano. I sindaci conoscono l’Italia reale, mentre la distanza tra le istituzioni centrali e la società continua a crescere”. Istituzioni tra cui l’esponente Pd include “per certi aspetti” anche Bankitalia.

Nardella sulle riforme – In tema di riforme, “la legge elettorale e le riforme costituzionali restano una priorità” ribadisce Nardella. L’Italicum “si può migliorare, mantenendo lo schema di Renzi: le regole del gioco si scrivono anche con le opposizioni”. Parlando della Rai, “merita una rivoluzione. La politica deve occuparsene non per cambiare qualche direttore – evidenzia – ma per stabilire in modo chiaro quale servizio pubblico radiotelevisivo si deve fare. Dopo capiremo chi serve per gestirlo”.

Redazione

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