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pubblicato: venerdì, 7 novembre, 2014

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Guai per Di Stefano, al telefono parlava di “brogli” alle primarie

marco di stefano

Guai in vista per il deputato Pd Marco Di Stefano, indagato a Roma per corruzione.

Secondo i pm, il parlamentare – nel periodo in cui ricopriva il ruolo di assessore al Demanio della Regione Lazio nella giunta Marrazzo – avrebbe intascato una maxi tangente da un milione e 880 mila euro (più altri 300 mila da destinare al suo collaboratore Alfredo Guagnelli, misteriosamente scomparso) per favorire gli interessi di alcuni suoi amici con attività nel campo dell’edilizia: i fratelli Pulcini.

In cambio della tangente, in base all’accusa, nel 2009 Di Stefano avrebbe pilotato la concessione in affitto a Lazio Service – società controllata dalla Regione Lazio – di due immobili appartenenti ai fratelli Pulcini per la cifra esorbitante di 3 milioni e 725 mila euro, con tanti cari saluti alle regole previste dal bando di gara. Un vero affare per i Pulcini, che poi hanno ceduto quegli immobili all’Enpam – l’ente di Previdenza ed Assistenza di Medici e Odontoiatri – ricavando una plusvalenza che superava il 50% dell’effettivo valore.

di stefano

Ma c’è dell’altro. Ieri Il Messaggero ha pubblicato in prima pagina un’intercettazione telefonica del gennaio 2013 in cui il futuro deputato, ex Udc ed ex Udeur, spara a zero sul Pd e sulla gestione frettolosa delle primarie in prossimità delle elezioni politiche: “Ho fatto le primarie con i brogli, no? Non è che so’ imbrogli finti, imbrogli ripresi, non è tollerabile questa storia… Se imbarcamo tutti, ricominciamo dai fondi del gruppo regionale. Sansone con tutti i filistei, casco io ma cascano pure gli altri”.

Di Stefano, primo dei non eletti, approdò a Montecitorio per occupare il seggio vacante di Marta Leonori, che nel frattempo era entrata come assessore nella giunta comunale di Ignazio Marino: tanto bastò a placare i bollenti spiriti di Di Stefano.

Il deputato ha commentato la vicenda dichiarandosi “estraneo ai fatti contestati. Rimango perplesso, non essendo neanche chiuse le indagini e non avendo per cui notizie in merito, dell’attacco mediatico, ma nonostante ciò – conclude – credo fermamente nella magistratura”. In occasione dell’ultima Leopolda, Di Stefano aveva coordinato un tavolo sul tema dei “Pagamenti digitali”. Ma ora, alla luce dell’inchiesta che lo riguarda, i pagamenti di cui Di Stefano deve rendere conto sono ben altri.

 

Antonio Atte

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