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pubblicato: sabato, 8 novembre, 2014

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Evasione fiscale, una mano dai pagamenti elettronici

Un aiuto contro l’evasione fiscale potrebbe venire dalla moneta elettronica. Nell’epoca in cui ormai tutto è digitale, anche i pagamenti vengono effettuati elettronicamente. In tutto il mondo è così, in Italia un po’ meno.

Noi italiani siamo affezionati ai vecchi metodi. Il contatto con il contante per noi è fondamentale. E così, anche nelle statistiche che riguardano il numero di pagamenti elettronici effettuati, siamo costretti a guardare gli altri paese dal basso verso l’alto. In Italia si registrano infatti, in media, 31 operazioni all’anno. In Spagna 52 e in Francia addirittura 130. Ma più si va a nord e più i numeri crescono. Nei Paesi del nord Europa, il numero dei pagamenti elettronici è in media di 220 per ogni abitante.

I pagamenti effettuati elettronicamente consentono una “tracciabilità totale” di tutti gli spostamenti di moneta. Sfuggire al Fisco sarebbe pressoché impossibile. L’evasione fiscale potrebbe subire una battuta d’arresto. E così già in passato si è provato ad eliminare gli scontrini fiscali.

L’allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco, firmò nel 1996 un protocollo di intesa con artigiani e commercianti per porre fine alla pratica delle certificazioni cartacee. Ma l’operazione non sembra andata a buon fine. Di scontrini siamo ancora pieni. E di evasori pure.

moneta elettronica per combattere evasione fiscale

Ora ci prova il Governo Renzi. Dal primo luglio è divenuto obbligatorio per legge per tutti i negozianti accettare pagamenti elettronici per importi superiori ai 30 euro. Un obbligo però ignorato da molti esercenti perché le commissioni per loro sono alte. Ignorabile perché, al momento, non esistono sanzioni per chi non accetta i pagamenti tramite il Pos.

Dopo aver lungamente vacillato sull’argomento, il governo sembra pronto a prendere dei provvedimenti. Al Ministero di Economia e Finanza è stato istituito un tavolo tecnico con i principali istituti di credito.

Tema di discussione al tavolo sarà la possibilità di introdurre sanzioni o interdizioni per chi non si adegua agli obblighi di legge. Ma pare ci sia anche l’intento di introdurre agevolazioni per gli esercenti stessi. Si sta pensando infatti di diminuire i costi derivanti dall’uso del denaro contante attraverso i pagamenti elettronici. Il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti in merito ha dichiarato “La crescita del numero di transazioni che ci si attende come risultato dall’entrata in vigore del decreto consentirà lo sviluppo di economie di scala e l’intensificazione delle pressioni concorrenziali in grado di ridurre ulteriormente i costi”.

Vantaggi che si andrebbero a sommare per gli esercenti, secondo la direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, alla possibilità di trasferire ogni informazione direttamente dal negozio all’Erario. Un vantaggio per lo Stato ed un risparmio anche per i commercianti che potranno fare a meno di registratori di cassa e del commercialista.

Ma anche i clienti andrebbero incentivati all’uso della moneta elettronica. Le carte prepagate sono ormai diffuse, ma restano tuttavia poco utilizzate. Spesso ci si trova davanti alla possibilità di ricevere sconti in cambio del pagamento in contante. Possibilità non ignorabile per i risparmiatori dato il momento. Il senso civico può spingere alcuni clienti a pretendere il pagamento con carta. Ma quando questo metodo non è tecnicamente applicabile che si fa? L’alternativa in alcuni casi non c’è. Ne sono un esempio le tasse universitarie: si pagano in contanti. Non c’è scelta. Eppure qui è lo Stato a decidere. Perché gli esercenti devono adeguarsi al pagamento elettronico se lo Stato è il primo a non farlo?

Altre perplessità da parte consumatori provengono dal fronte privacy. La completa tracciabilità di ogni singolo spostamento di denaro non va giù ai più riservati. La paura è che le informazioni possano essere utilizzate per fini commerciali. Ma su questo si è già mosso il Garante per la Privacy. Da giugno infatti, è vietato l’uso delle informazioni provenienti dal web senza l’autorizzazione del consumatore. Quello del Garante della Privacy è stato il primo provvedimento in Europa in tal senso. Potremo forse quindi stare un po’ più tranquilli.

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