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pubblicato: martedì, 10 marzo, 2015

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Ingroia: “Io e la politica? Non ho chiuso. Guardo a Landini”

Dopo un lungo silenzio torna a parlare l’ex magistrato Antonio Ingroia ospite a “24 Mattino”, programma radiofonico di Radio24. Ingroia, nonostante le fallimentari esperienze di Rivoluzione Civile e Azione Civile, annuncia di essere pronto a riscendere in campo. “Io e la politica? Non ho chiuso, guardo con interesse alle mosse di Landini.” “Da magistrato – aggiunge – la politica costituiva il 5% del mio interesse, poi è diventato l’80% del mio interesse, oggi mi occupa per il 20%. Partecipo al dibattitto su una futura aggregazione e coalizione politica e sociale come chiedono Landini e Rodotà. Non sono in prima fila ma sono da quella parte”.

Ingroia e la responsabilità civile dei magistrati

Ingroia dice la sua anche sulla recente norma che riguarda la responsabilità civile dei magistrati. “La responsabilità dei magistrati non funziona, è vero. Molti cittadini vittime di casi di malagiustizia sono sostanzialmente impotenti”. “C’è il problema della sciatteria di alcuni magistrati, c’è il problema dei tempi della giustizia – ha aggiunto Ingroia – ma lo strumento più idoneo per sistemare le cose non è la nuova legge, che rischia solo di affollare ulteriormente le aule giudiziarie con altre cause e contenziosi”. Ingroia ha detto che il problema è nella riforma del Csm: “La storia del Csm e di come ha valutato finora i magistrati è quella di un totale fallimento. Le promozioni avvengono nella migliore delle ipotesi per anzianità, nella peggiore delle ipotesi per appartenenza a correnti o per la vicinanza a qualche santuario politico. Ci sono casi di magistrati che dimostrano scarsa professionalità e non vengono sanzionati in alcun modo. E il cittadino? Purtroppo i cittadini sono sostanzialmente impotenti, il pallino è in mano alla politica che non riforma il Csm”.

Ingroia e il pentito di Camorra, Antonio Latorre

Ingroia oggi fa l’avvocato e tra i suoi assistiti c’è il pentito di Camorra Antonio Latorre, di recente al centro delle polemiche per un permesso premio con tanto di foto finita su Facebook: “Non difenderei mai un mafioso – ha detto Ingroia – per la mia storia non lo farei mai. Latorre è un pentito, certo la foto su Facebook è una grave leggerezza, e uso un eufemismo. Ma è responsabilità del figlio che pensava di fare una cosa simpatica”.

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