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pubblicato: giovedì, 25 giugno, 2015

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Fassina: riferimenti della sinistra oggi sono Syriza, Podemos, Papa Francesco

sinistra italiana, stafano fassina durante un incontro pubblico mentre parla al microfono

Stefano Fassina dopo aver annunciato l’addio al Pd entra nel merito delle motivazioni che lo hanno portato a compiere tale scelta. Secondo l’ormai ex esponente dei democratici c’è “uno spostamento dell’asse verso interessi forti, quelli del big business industriale e finanziario. Costamagna non è l’unico. Si mettono grandi banchieri d’affari ovunque. Ce n’è uno stuolo a Palazzo Chigi, tutti consiglieri del premier”. Nelle prossime settimane terrà un incontro o una conferenza stampa con gli altri protagonisti della nuova stagione della sinistra fuoriuscita dal Partito Democratico del segretario-premier Renzi.

Nelle interviste rilasciate da Fassina a Repubblica e Manifesto, i punti di riferimento mondiali sono Syriza e Podemos ma prima ancora Papa Francesco, che “solleva una critica al capitalismo estranea da decenni alla sinistra. E che lascia quasi senza parole”.

Fassina spiega il motivo dell’abbandono: “è stata segnata dalla svolta liberista sul lavoro, da quella plebiscitaria sulla democrazia, e ora da quella regressiva sulla scuola”. Dopo il successo delle Europee “ho sperato che nascesse una leadership in grado di ascoltare diversi punti di vista. Invece è successo che Renzi ha interpretato quel voto come una forma di autosufficienza, come un’investitura totale”.

Fassina: Renzi erede del Pd del Lingotto

Per Fassina “Renzi è l’interprete fedele ed estremo del Pd che fu costruito al Lingotto. Il Pd ha nel suo statuto una cultura plebiscitaria che poi si riflette nelle sue azioni. Persino sulla scuola abbiamo assunto l’ispirazione dell’uomo solo al comando, il preside, che disciplina gli insegnanti sfaticati”.

in foto tra gli altri vendola fassina civati franco giordano

“Ci siamo illusi…”

“Ci siamo illusi che un’interpretazione del Pd che pure c’era fin dalla nascita, quella di Reichlin e di Scoppola, potesse essere dominante. Abbiamo sbagliato”. “È stata la segreteria Bersani ad essere un’anomalia, tant’è che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi che si era prefissa perché la cultura politica prevalente nel Pd aveva un segno diverso”.

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