09/12/2015

Migranti Ue: procedura d’infrazione contro l’Italia

autore: Irene Masala
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Migranti Ue: la Commissione Europea dovrà decidere se formalizzare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per le lacune relative al processo di identificazione dei migranti sbarcati a Lampedusa negli ultimi due anni. Il nostro Paese, infatti, ha ricevuto una serie di avvisi da parte dell’Unione Europea sul continuo venir meno agli standard imposti da Eurodac, il sistema digitale europeo di raccolta delle impronte dei richiedenti asilo, già dai tempi delle “primavere arabe” di Tunisia ed Egitto. Il problema si è poi acuito con l’aumentare degli sbarchi dalla Libia, tanto che Bruxelles ha dovuto premere per la creazione, in Italia e Grecia, di apposite strutture per la schedatura dei migranti, i cosiddetti “hotspot”. Ma la costruzione di questi centri è particolarmente lenta, sia per questioni logistiche sia per questioni politiche: per il governo italiano è infatti strettamente vincolata all’effettivo ricollocamento, secondo il criterio delle quote, dei migranti tra i 28 Paesi europei.

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Migranti Ue: Alfano contro Bruxelles

“Noi per il lavoro svolto meritiamo solo un grazie dalla Ue; noi speriamo che non si apra alcuna procedura di infrazione sulla registrazione dei migranti in Italia”, questa la risposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano alla possibilità che la Commissione Ue apra una procedura d’infrazione contro l’Italia, accusata di non aver regolarmente registrato circa 60mila migranti. “Se ciò dovesse accadere sarebbe una scelta del tutto irragionevole e fuori dal tempo e dalla storia”, ha concluso Alfano in attesa della decisione di Bruxelles che verrà formalizzata domani. Secondo fonti europee questa sarebbe invece un “atto dovuto” da parte delle istituzioni europee nei confronti di quei paesi, non solo l’Italia ma anche Croazia, Grecia e Malta, che non rispettano le procedure stabilite da Eurodac.

Migranti Ue: i numeri del 2015

Finora sarebbero circa 140.000 i migranti sbarcati nelle coste italiane dall’inizio del 2015, di questi circa 40.000 vorrebbero avviare le procedure per la richiesta di asilo politico in paesi diversi dall’Italia, sopratutto in Germania e in Svezia e, per tale ragione, rifiutano di sottoporsi alle necessarie procedure di identificazione. L’Italia non è evidentemente in grado di affrontare il problema migrazione senza il supporto delle strutture europee, come dimostra anche quel mondo parallelo che si è creato con l’assegnazione dei centri di accoglienza, di cui il C.A.R.A. di Mineo è solo un esempio, ma sanzionare un sistema in difficoltà potrebbe peggiorare notevolmente una situazione per molti versi già compromessa.

Autore: Irene Masala

Specializzata in Editoria e giornalismo e appassionata di geopolitica e Medio Oriente. Negli ultimi anni ho viaggiato tra Libano, Turchia, Israele/Palestina, India e Messico grazie a diversi progetti che mi hanno permesso di conoscere da vicino le realtà socioculturali di questi Paesi così diversi tra loro. Al momento frequento il master della Business school del Sole24Ore in Giornalismo economico e politico e collaboro come editor e traduttrice per diverse testate.
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