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Istat: perché si viene discriminati in Italia oggi?

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Istat: perché si viene discriminati in Italia oggi?

Che l’Italia avesse qualche problema riguardo i livelli di discriminazione percepiti o messi in atto all’interno della propria società civile lo aveva già fatto notare nel 2015 l’Osservatorio mondiale per i diritti umani nel suo rapporto annuale. Non a caso il Governo Italiano ha predisposto sin dal 1996 il Dipartimento per le pari opportunità affinché ci si occupasse di eliminare ogni tipo di discriminazione. La recente storia politica di questi anni nel nostro paese ha poi in particolare accesso i riflettori della cronaca su ambiti ben specifici della discriminazione come quello razziale, quello riferito al proprio orientamento sessuale o infine di genere. Ma quali sono i motivi più ricorrenti per i quali gli Italiani si sentono discriminati nella loro vita di tutti i giorni? L’ISTAT lo ha chiesto ad un campione rappresentativo di 5.000 residenti in Italia con più di 18 anni di età.

Istat: perché si viene discriminati in Italia oggi?

I dati di questa rilevazione (Indagine sulle discriminazioni in base al genere, all’orientamento sessuale, all’appartenenza etnica) fanno riflettere. Una persona su tre tra le persone intervistate ha dichiarato di essere stata vittima in vita sua di episodi di discriminazione in almeno uno dei seguenti ambiti: a scuola (o all’Università), cercando lavoro o sul luogo di lavoro.

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Questo trend non risparmia né gli uomini né donne. Inoltre, è ancora più interessante notare quali siano i motivi addotti dagli intervistati per affermare di essere stati discriminati. Se da una parte ci può rincuorare il fatto che la propria convinzione religiosa o il genere si stanzino agli ultimi posti, fa specie notare quanto spesso essere giovani possa significare venire discriminati.

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Ma soprattutto, dai dati dell’ISTAT è evidente come esistano delle ragioni nettamente più determinanti di altre per venire discriminati oggi in Italia. Le idee politiche e le proprie seppur autoctone origini sembrano infatti farla da padrona riportando più del doppio degli eventi di discriminazione ad esse correlate rispetto ad ogni altra casistica. Sembra proprio che il vecchio adagio ‘da dove vieni e chi ti manda’ sia sempre valido ancora oggi.

Giovanni Piumatti

ultima modifica: venerdì, 29 Luglio 2016