27/08/2016

Riforma Pubblica Amministrazione: cosa cambia per i dirigenti

autore: Redazione
riforma pubblica amministrazione

Riforma Pubblica Amministrazione: cosa cambia per i dirigenti

Era attesa come l’occasione per riorganizzare la pubblica amministrazione, che da sempre rappresenta uno dei problemi maggiori per i cittadini e le imprese. Ed invece, il decreto attuativo della riforma Madia sulla dirigenza pubblica potrebbe trasformarsi in una semplice operazione di taglio dei costi. Inoltre, la riforma potrebbe far nascere lo spoils system, quel meccanismo americano che porta ad un giro dei dirigenti pubblici al cambio di amministrazione.

Riforma Pubblica Amministrazione: cosa cambia per i dirigenti

Così come spiega Michele Gentile, sindacalista della Funzione Pubblica Cgil: “Non mi sembra che il punto di questa riforma sia migliorare il funzionamento della macchina amministrativa. Sembra che l’unico problema sia la riduzione della spesa per gli stipendi pubblici”. Quello che preoccupa maggiormente il sindacato, è il meccanismo di valutazione, che rischia di creare una sorta di dipendenza tra i dirigenti pubblici e la politica.

Ma andiamo a vedere quali sono i punti salienti della riforma Madia. Prima di tutto, si prevede la nascita di tre ruoli, uno per gli statali, regionali e comunali, in cui andranno a confluire i dirigenti pubblici, e agli aspiranti dopo che avranno superato un apposito corso. Solo chi sarà iscritto a questo nuovo albo potrà partecipare ai bandi per la selezione dei dirigenti. Il 30% dei posti verrà riservato a chi fa parte degli attuali funzionari pubblici di prima fascia.

In più, si prevede una concorrenza tra i vecchi dirigenti pubblici e la nuova ondata di funzionari, anche se ancora non sono ben chiari i criteri con i quali le amministrazioni potranno selezionare i nuovi dirigenti. Cambierà invece la durata degli incarichi, che non potranno essere di oltre 4 anni e rinnovabili per una sola volta, e il meccanismo di valutazione dell’operato del dirigente che determinerà almeno il 30% della busta paga.

A vigilare sul tutto, ci saranno tre commissioni (una per ogni ruolo) composte da 7 persone di cui 5 alti funzionari dello stato. I funzionari pubblici che non riusciranno a ricollocarsi, per i primi anni avranno diritto alla retribuzione base, quindi senza il trattamento accessorio che vale gran parte dello stipendio, decurtata del 10% per ogni anno senza incarico. A questo punto, se dopo 6 anni il dirigente non avrà trovato un nuovo incarico, potrà accedere ad un demansionamento per evitare di uscire dalla pubblica amministrazione.

E’ questa la parte più interessante della riforma, che qualora applicata in maniera corretta, potrebbe portare ad una notevole riduzione del costo degli stipendi dei dirigenti pubblici.

Giacomo Tortoriello

Autore: Redazione

Redazione del Termometro Politico.
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