Pubblicato il 16/01/2017

Russia: la violenza sulle donne al costo di 500 euro

autore: Alessandro Faggiano
violenza di genere, femminismo, violenza sulle donne, analisi sociali

Russia: la violenza sulle donne al costo di 500 euro

La notizia sta facendo il giro del mondo e riaccende con virulenza il dibattito sulla violenza di genere. Pochi giorni fa, la Duma (la ‘Camera bassa’, corrispettivo della Camera dei Deputati) ha votato per la depenalizzazione della violenza domestica. Un risultato che ha lasciato di stucco il mondo intero: non ci sarà più la prigione per chi maltratta la propria donna tra le mura domestiche. La sanzione non sarà di carattere penale ma semplicemente amministrativa: una multa dal valore corrispettivo di poche centinaia di euro (circa 500) e, all’occorrenza, trascorrere un breve periodo ai servizi sociali. L’unica aggravante è la recidiva. Se il soggetto che maltratta una donna, commette violenza per più di una volta durante un anno, questi verrà processato penalmente. In sintesi, picchiare la propria donna una volta all’anno non è un reato. Fa riflettere anche la percentuale con cui la proposta è stata approvata: 368 favorevoli, 1 astenuto e 1 contrario. Percentuale al di sopra del 99% che fa pensare e rabbrividire.

Depenalizzazione violenza sulle donne a prima firma di Yelena Mizulina, in prima linea nella propaganda contro i gay

Secondo le stime prodotte dalle ricerce regionali sovvenzionate dal Cremlino, all’incirca 600.000 donne cadono vittima, ogni anno, di violenza domestica. Tuttavia, ciò non è bastato per convincere Yelena Mizulina a fare marcia indietro sulla proposta. La stessa Mizulina fu tra le maggiori artefici dell’infelice propaganda contro il collettivo LGTB. Dopo la decriminalizzazione dell’omosessualità – avvenuta nel 2006 – i crimini di intolleranza (sia fisici che psicologici) per omofobia sono vertiginosamente aumentati.

Russia e la società eteropatriarcale reazionaria

Dopo anni di piccoli passi in avanti fatti dalla Russia in tema di diritti civili, l’approvazione della legge dello schiaffo (definita così da alcuni mezzi di comunicazione) ha riaperto le ferite di una società reazionaria e fortemente legata a una struttura eteropatriarcale. Si prospetta una nuova stagione di violenti contrasti tra la popolazione liberale e le forze più reazionarie della società e dell’establishment. Intanto, i primi si sono già mossi attraverso una petizione – lanciata sulla piattaforma change.org – che chiede la revoca della legge approvata in prima lettura alla Duma. La petizione conta, attualmente, con 177.000 firmatari.

Autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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