22/06/2017

Prezzo petrolio: calo confermato, le previsioni della Russia

Prezzo petrolio oggi, pozzi

Prezzo petrolio: calo confermato, le previsioni della Russia

Da inizio anno il calo è stato del 22%. E anche il record negativo di maggio, i 43,76 dollari al barile, è stato superato.

Il prezzo del greggio conferma la spirale al ribasso di cui da un po’ di tempo si parla. La decisione dei sauditi nel 2014 di innalzare la produzione per mettere fuori mercato lo shale oil americano fa sentire ancora le conseguenze.

Ora i protagonisti sono diversi, la produzione di greggio sta aumentando proprio per responsabilità dei produttori americani. E della Libia. E pure le scorte sono in ascesa. Più di quanto la crescita dell’economia possa permettere, visto che a quanto pare non sta accelerando come previsto.

Ancora non sappiamo se si ripeterà il tonfo che si è avuto gli anni passati, quando il prezzo scese da 107 a 26 euro, ma le previsioni non sono buone

Prezzo petrolio, pozzi

Prezzo petrolio, per la Russia si scenderà almeno fino a 40 dollari

Elvira Nabiullina, governatrice della Banca Centrale russa, ritiene che si arriverà a un prezzo del greggio di 40 dollari al barile. La responsabilità anche per lei è degli Stati Uniti e della maggiore produzione americana. Gli USA del resto non fanno parte dell’OPEC, che ha deciso una riduzione nelle scorse settimane.

Una riduzione inutile, come stiamo vedendo, visto il calo sotto i 43 dollari dei giorni scorsi, ma indicativa. L’Arabia Saudita infatti si è resa conto del boomerang della scelta del 2014, che mie in profonda difficoltà la propria economia. Oltre a quella degli altri Paesi produttori, come la Russia per esempio.

Anche per questo questa volta, nonostante alcune previsioni, potrebbe essere difficile arrivare ai 30 dollari al barile temuti da molti.

Ci si è resi conto anche in Occidente che ormai in tempo di globalizzazione neanche i Paesi importatori di petrolio potrebbero festeggiare. All’Italia una crisi dell’ENI non farebbe affatto bene, per esempio. E tanto meno le difficoltà di molti Paesi emergenti importatori del made in Italy

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