03/07/2017

E’ morto Paolo Villaggio, Italia in lutto

Paolo Villaggio morto oggi: aveva 84 anni

Paolo Villaggio è morto dopo una malattia, Italia in lutto

Con la morte di Paolo Villaggio se ne va un pezzo di storia dell’Italia. Del suo cinema, della sua televisione e anche del suo teatro. Una malattia che lo ha debilitato, qualche ricovero in ospedale e riflessioni amare sulla società di oggi. L’attore che abbiamo imparato a conoscere come il ragionier Ugo Fantozzi, o l’impiegato Giandomenico Fracchia. Oppure per l’amicizia con Fabrizio De André. Per il cinema d’autore che ha provato a fare (con Fellini, Ferreri, ma non solo), svicolandosi dalla creatura dell’eroe medio italiano, per l’appunto, Fantozzi. E poi il teatro, oltre alla letteratura, per cui forse era meno conosciuto.

Paolo Villaggio, Ugo Fantozzi, Giandomenico Fracchia…

Villaggio non è stato solo un attore. Ha anche avuto un’interessante esperienza da giornalista: dall’Europeo a Paese Sera, dall’Unità all’Indipendente e poi ancora all’Unità. Il suo impegno politico è passato per il Partito Comunista e per i Radicali di Pannella. Infine è arrivato l’endorsement al Movimento 5 Stelle. Credeva che il suo amico Beppe Grillo potesse davvero essere l’unico a cambiare le cose.

In una delle sue ultime interviste rilasciata al Corriere della Sera, Villaggio disse al giornalista: “Fantozzi e Fracchia siete voi”. Per poi aggiungere: “Almeno loro, seppur sfigati, non erano infelici. Oggi, invece, gli italiani sono sfigati e infelici”.

Paolo Villaggio è morto oggi: lo ha annunciato al figlia Elisabetta

Le cento identità di Paolo Villaggio

Paolo Villaggio iniziò la sua carriera nel cinema nel 1968. Allora era un personaggio emergente della tv, una figura comica. Mario Monicelli lo notò e gli offrì la parte dell’alemanno Thorz nel seguito del film cult “L’Armata Brancaleone”, “Brancaleone alle Crociate”. Quattro anni più tardi, Villaggio partecipa al film di Marco Ferreri “Non toccare la donna bianca”, dove interpreta il professore di antropologia Pinkerton.

Tra un film e l’altro trova il tempo di scrivere due libri, che diventeranno presto dei bestseller. Fantozzi (1971) e Il secondo tragico libro di Fantozzi (1974), da cui Luciano Salce trarrà il film nel 1975, regalando all’Italia degli uomini medi il suo eroe per antonomasia. Nel 1981 è la volta di un altro personaggio, Giandomenico Fracchia. Altra figura che si aggiunge alla collezione degli italiani sfigati (“ma non infelici come oggi”). Macchiette surreali e caricaturali da cui era difficile uscirne. Anche quando Federico Fellini lo chiama al fianco di Roberto Benigni per il suo “La voce della luna”.

Negli ultimi anni Villaggio si è dedicato soprattutto a scrivere monologhi satirici e a interpretarli a teatro. Teatro che è sempre stato uno dei suoi amori più profondi.

Paolo Villaggio, malattia e morte

La malattia che lo ha indebolito e portato alla morte non gli ha certo tolto la voglia di riflettere sul Paese e su chi ci vive, sia sul palcoscenico, sia nelle ultime di interviste. Chissà se, come successe a Fracchia, anche a lui, nell’aldilà, sarà richiesto un lasciapassare per vedere se dovrà finire al paradiso o all’inferno. Lui, ateo convinto (“Penso che il Papa sia troppo intelligente per credere in Dio”, disse), potrebbe far uscire uno dei suoi ultimi escamotage per guadagnarsi meritatamente un posto sulle nuvole.

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