pubblicato: giovedì, 4 Gen, 2018

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Rinnovo contratto scuola: aumento stipendio inferiore per gli insegnanti

Rinnovo contratto scuola: aumento stipendio insegnanti basso

Rinnovo contratto scuola: aumento stipendio inferiore per gli insegnanti.

Il rinnovo contratto scuola dovrebbe chiudersi in tempi rapidi. Lo riporta il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Per tempi rapidi qualcuno sottolinea che tutto dovrebbe chiudersi entro il 4 marzo. E sarebbe già troppo tardi, invero; perché è proprio per il mese di marzo che è attesa la prima busta paga con l’aumento salariale e l’una tantum degli arretrati. Per tutti gli statali. Inoltre, il ministro Fedeli assicura che le risorse ci sono. E questo porterà a una chiusura veloce della questione. Di opinione diversa, secondo La Repubblica, è il presidente dell’Aran Sergio Gasparrini. Per il quale gli stanziamenti importanti risultano al momento insufficienti. E allora come fare? Bisognerà prendere risorse dal bilancio del Miur. Per arrivare comunque a uno stipendio inferiore rispetto a quello degli altri statali.

Rinnovo contratto scuola: aumento stipendio, quanto?

85 euro lordi? Il rischio è che si arrivi a soli 73 euro, come scrive il quotidiano romano. Eppure gradualmente, in 3 anni. E chi guadagnerà di più, riceverà un aumento e un bonus arretrati più alto. A proposito di quest’ultimo, in media gli insegnanti riceveranno circa 450 euro in un una tantum che gonfierà la prima busta paga con l’aumento stipendiale. Salvo clamorose sorprese, il mese di riferimento resta quello di marzo.

Lo stipendio inferiore e il trattamento riservato ai docenti italiani non piace di certo ai sindacati, che continuano a far sentire la loro voce. E che in sede di trattativa cercheranno di prendere il più possibile, risorse disponibili permettendo. Ma su quest’ultimo punto potrebbe esserci una soluzione, come quella suggerita da Rino Di Meglio, di Gilda degli Insegnanti.

Rinnovo contratto scuola: la voce dei sindacati

Il sindacalista, di concerto con le altre sigle principali, ha proposto di trasformare in elementi stipendiali fissi due istituti di merito. Da una parte le risorse stanziate dalla Legge 107 (380 milioni), dall’altra il premio produttività e di merito (200 milioni) che i presidi attribuiscono ai docenti. Il governo non vede di buon occhio tale proposta, perché, a fatica, è riuscito a introdurre tramite questa misura proprio quell’aspetto meritocratico che nella scuola mancava, ma che non a tutti piace. I sindacati, da parte loro, sono invece convinti che trasformare quei “premi” in elementi fissi dello stipendio, aiuterebbe ad aumentare il salario senza disporre troppi sacrifici.

E rimbalza ancora la eco della protesta di Anief. Il giovane sindacato, per voce di Marcello Pacifico, qualche giorno fa aveva continuato a parlare di “aumenti miseria”. Con arretrati ancora più bassi rispetto a quanto previsto. E decisamente limitati rispetto ai 2.654 euro, “comprensivi delle quattro mensilità di fine 2015 indicate dalla Corte Costituzionale, sui quali Anief ha invitato il personale della Pubblica Amministrazione a rivendicare.

Rinnovo contratto scuola: 200 euro netti o lordi?

Senza dimenticare Professione Insegnante, il collettivo autore della petizione relativa alla richiesta di 200 euro netti di aumento, che ha raggiunto oltre 79 mila firme. In un post che ricorda Ferdinando Imposimato, recentemente scomparso, l’associazione ha voluto ribadire le sue dichiarazioni relative proprio agli stipendi dei docenti, da lui giudicati “immorali”.

Professione Insegnante riprende poi le parole del ministro Fedeli al Messaggero: “I soldi per un aumento di 200 euro ci sono”. Analizzando la questione più nel dettaglio, l’associazione svela quello che definisce “il gioco delle tre carte”. Come? Professione Insegnante spiega che sparirebbe sia il bonus 80 euro sia la carta del docente, quindi non si capacita di come si possa parlare di 200 euro netti. “Da un lato si priva il docente di 120 euro netti. E dall’altro si propongono 200 euro lordi che risultano dalla somma di 85 euro + 80 del bonus + 40 della carta del docente (205 euro per l’esattezza)”. Ovvero, 100 euro netti circa, con anche 20 euro in meno in busta paga.

Insomma, sul fronte scuola la partita sembra ancora lontana dall’essere chiusa. Nonostante i sindacati si stiano apprestando a firmare un contratto da molti ritenuto poco dignitoso per il ruolo di docente, l’impressione è che ci aspetti un inverno molto caldo sul fronte dell’istruzione.

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