pubblicato: martedì, 16 Gennaio, 2018

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Elezioni regionali 2018: Grasso su Renzi ‘ha attuato politica di Berlusconi’

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Elezioni regionali 2018: Grasso su Renzi ‘ha attuato politica di Berlusconi’

Sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Da quando è iniziata la campagna elettorale. Anzi, da prima. Da quando ha lasciato il Partito Democratico dando vita a Liberi e Uguali, l’alternativa a sinistra del Pd. Pietro Grasso, attuale Presidente del Senato, ha deciso di uscire dal Pd a fine ottobre scorso. Resistendo alla spaccatura capitanata da Pierluigi Bersani, in autunno Grasso non ha retto “il colpo” del voto di fiducia sull’approvazione della legge elettorale. E così ha deciso di abbandonare il gruppo dem.

Come per i bersaniani, anche nel caso di Grasso l’abbandono del Pd ha un responsabile ben preciso, con un nome e un cognome: Matteo Renzi. E, ovviamente, le linee seguite dal partito sotto la sua segreteria.

Elezioni regionali, LeU appoggia Zingaretti

Questa premessa per arrivare agli ultimi giorni. Giorni nei quali Grasso e Liberi e Uguali sono sotto i riflettori dell’opinione pubblica. E il bombardamento mediatico è tutto rivolto alle intenzioni coalizionali di LeU. Non va giù a molti, infatti, l’asimmetria coalizionale del partito di Grasso tra le elezioni politiche e quelle regionali. E, soprattutto, tra regione e regione. Come più volte detto, Liberi e Uguali appoggerà il candidato democratico, Nicola Zingaretti, alle regionali del Lazio. Mentre in Lombardia propone un proprio candidato, Onorio Rosati.

“Non siamo una forza politica irresponsabile, ma rigorosa. Se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare”. Con questa motivazione il Presidente del Senato spiega a Circo Massimo su Radio Capital perché il suo partito ha deciso di sostenere Zingaretti nel Lazio e non appoggiare Giorgio Gori in Lombardia.

Elezioni regionali 2018: Grasso su Renzi ‘ha attuato politica di Berlusconi’

“Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi – continua il leader di LeU – e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Non c’è nessun rancore né odio nei confronti del Pd … Erano state proposte delle primarie. E invece si è avuto un candidato imposto. Gori ha appoggiato il referendum autonomista di Maroni, non ha dimostrato nessuna visione in discontinuità rispetto alle attuali politiche del Pd.

Tutto questo è stato valutato dalla base, che aveva il polso della situazione”. E precisa: “Il punto non è vincere o perdere ma che cosa andiamo a fare. Se c’è o meno una svolta nelle politiche regionali”.

Passando alle regionali laziali, Pietro Grasso spiega: “Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall’assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica”. E, lanciando una chiara frecciatina a Renzi: “Sono contro il personalismo della dirigenza”.

Elezioni regionali 2018: Grasso ‘no alleanza alle politiche’

Ai microfoni di Radio Capital, intervistato da Michele Giannini e Jean Paul Bellotto, Grasso aggiunge, bollando l’ex premier e, conseguentemente, le linee tenute dal Pd renziano: “Su scala nazionale non ci sono i presupposti per un’intesa. Le politiche del Pd vanno da un’altra parte. Lo stesso Renzi ha detto che è riuscito a fare quel che Berlusconi non ha fatto. Se si continuano a percorrere le direzioni che vanno fuori dal centrosinistra, non possiamo essere d’appoggio e di aiuto al Pd”. E conclude: “Non chiedo passi indietro a nessuno. Sono io che voglio fare passi avanti. E poi sono loro che vanno indietro da soli. Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Votare per noi può far costituire un centrosinistra che invece va perdendo pezzi da tutte le parti”.

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