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pubblicato: mercoledì, 24 gennaio, 2018

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Tunisia: La difficile strada della democrazia tunisina

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Tunisia: La difficile strada della democrazia tunisina

La Tunisia, nelle prime settimane del 2018, è stata scossa da una serie di disordini, scaturiti da proteste contro l’eccessivo costo della vita. La notizia è stata ripresa da alcune delle principali testate occidentali non solo a causa della presenza di alcune vittime negli scontri che ne sono seguiti. Il paese nord africano è l’unico esempio di “democrazia” risultata dalla Primavera Araba.

Nel 2011, infatti, Tunisia, Egitto e Libia, considerando solo il Maghreb, hanno rappresentato altrettanti terreni di rivolte contro pluridecennali dittature. Tripoli e Il Cairo hanno conosciuto la guerra civile o un ritorno al precedente status quo; Tunisi è riuscita ad imboccare la via democratica.

Tunisia e pericolo terrorismo

L’ostacolo più grande è ora senza dubbio rappresentato dal pericolo terrorista. La Tunisia condivide i propri confini terrestri con la Libia e l’Algeria; due paesi loro malgrado famosi proprio per la presenza di nutrite cellule jihadiste. Confini che corrono attraverso il deserto; senza che vi siano reali barriere naturali a distinguerli. Evidente come possano essere particolarmente permeabili.

Il paese è infatti tra i più rappresentati tra le fila del DAESH; con circa 7000 unità su una popolazione di circa 12 milioni di abitanti; con un’incidenza, in termini percentuali, che supera quella di paesi ben più popolosi, quali Egitto o Arabia Saudita. A questi andrebbero aggiunti le circa 12mila persone che, a partire dal 2013, sono state intercettate dalle autorità di Tunisi mentre cercavano di arruolarsi nell’ISIS.

La Tunisia, sin dagli anni ’50 del secolo scorso, ha tentato di seguire la via della secolarizzazione dello stato sulla falsa riga di quanto Mustafa Kemal Ataturk era riuscito a ottenere in Turchia. Tale impostazione, ripresa dalle recenti amministrazioni elette, ha costretto le frange più estremiste della società tunisina ad una marginalizzazione dalla vita politica del paese; in una sorta di reazione uguale e contraria, parti di queste hanno scelto di aderire al jihadismo dello Stato Islamico. La modernizzazione sociale e politica impressa alla Tunisia sembra aver spinto parte di quella stessa società ad abbracciare un’ideologia che fa del rifiuto della modernizzazione uno dei propri cardini.

In Tunisia problema costo della vita

Un elevato tasso di disoccupazione: in passato punte vicine al 16%. Il 37% tra i più giovani. Due gravi problemi che le autorità tunisine hanno il dovere di affrontare come mezzo di prevenzione contro la potenziale proliferazione del jihadismo. Senza adeguate risposte, le fasce più giovani della popolazione, ossia quelle più sensibili a richiami estremistici rappresenteranno ancora a lungo un serbatoio di vecchie e nuove sigle terroristiche.

La Tunisia non può affrontare una simile sfida da sola. L’Ue ha il dovere di sostenere lo sforzo democratico del paese. La democrazia tunisina non deve essere data per scontata nell’erronea convinzione che tale processo sia irreversibile.

Emanuele Bussi 

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