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pubblicato: giovedì, 25 gennaio, 2018

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Los patriotas ligueros, puntata 1: Luis Aragonés

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Los patriotas ligueros, puntata 1: Luis Aragonés. Idolo dell’ Atletico Madrid e innovatore delle furie rosse.

Di Luis Aragonés oltre i confini ispanici non si conosce molto, se non le basi della sua storia prima come calciatore e successivamente come allenatore. Quel che sappiamo è che quel signore nato a Madrid nel 1938, città nella quale ha legato la sua vita professionale e privata, è stato silenziosamente uno degli autori, se non il principale, della rinascita del calcio in Spagna.

Il suo nome sarà sempre accostato a quello dell’Atletico Madrid, squadra che ha aiutato sia come giocatore che come allenatore a diventare una delle più forti della nazione.

Los patriotas ligueros, puntata 1: la nascita del mito Aragonés

Dopo la perdita del padre durante l’adolescenza, Luis Aragonés iniziò a lavorare come contadino per aiutare la famiglia. Nel contempo riusciva anche a sviluppare la propria passione per il calcio e, dopo essere stato notato, arrivò l’occasione giusta per “assaggiare” il campo a tempo pieno.

Era il 1957 quando esordì con la maglia del Getafe, che all’epoca disputava i campionati minori spagnoli. Dopo un solo anno di militanza nella periferia madrilena, arrivò la chiamata della vita, quella del grande Real Madrid dei vari Di Stefano e Puskas.

Los patriotas ligueros, puntata 1: i vari prestiti e l’arrivo nel suo Atletico Madrid.

La concorrenza e l’inesperienza del ragazzo convincono il Real a lasciarlo partire in prestito per fargli fare la gavetta. Recreativo Huelva, Hercules de Alicante, fino ad arrivare al Plus Ultra, squadra riserve del Real Madrid oggi comunemente chiamata Castilla, senza però mai riuscire ad esordire nella squadra dei grandi. A questo punto toccò al Real Oviedo accaparrarsi le sue prestazioni.

Una sola stagione gli bastò per finire al Betis Siviglia, nella quale in tre anni diventa un giocatore di spicco dei verdiblancos, conquistando nel 1964 la finale della Coppa delle Fiere, l’equivalente dell’attuale Europa League.

Da qui ha inizio la sua storia con l’Atletico Madrid che lo acquistò per la stagione 1964/1965.

Los patriotas ligueros, puntata 1: il picco della carriera da calciatore di Aragonés

La carriera calcistica di Aragonés in 10 anni di militanza colchonera la possiamo riassumere così: 370 partite ufficiali, 170 reti (massimo cannoniere nella storia dei madrileni), 3 campionati spagnoli e 2 coppe del Re. Numeri straordinari per l’epoca, specie se consideriamo il fatto che l’Atletico non era la squadra più forte in Spagna.

Il più grande rimpianto di Aragonés è sicuramente la Coppa dei Campioni persa all’ultimo secondo nel 1974. Nella finale contro il Bayern Monaco fu proprio lui a portare in vantaggio i suoi a poco più di cinque minuti dalla fine dei supplementari.

Ci pensò il terzino bavarese Schwarzenbeck a rovinare la festa dei rojiblancos a pochi secondi dalla fine. Il finale disse 1-1. Non esistendo ancora la lotteria dei calci di rigore, pochi giorni dopo si giocò il replay della sfida che vide l’Atletico soccombere per 4-0.

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Los patriotas ligueros, puntata 1: la carriera da allenatore di Aragonés

Appesi gli scarpini al chiodo nel 1974, Aragonés diventò subito allenatore proprio dell’Atletico, restando su quella panchina fino al 1980 vincendo un campionato, una Copa del Rey e la Coppa Intercontinentale del ’74 in cui i colchoneros parteciparono in sostituzione del Bayern campione d’Europa, il quale non poté prendere parte alla manifestazione, caso tutt’ora unico nella storia del calcio europeo.

Nel 1983, dopo aver allenato per un anno il Betis, tornò nuovamente sulla panchina rojiblanca e ci restò fino al 1987 vincendo un’altra coppa nazionale e una supercoppa sempre di Spagna. Nel 1987 passò al Barcellona, restando un anno sulla panchina blaugrana dove riuscì a vincere un’altra Copa del Rey.

Per la stagione 90/91 tornò su una panchina della città catalana, stavolta dell’Espanyol, prima di tornare per la terza volta all’Atletico, dove rimase fino al 1993 vincendo nel ’92 la sua quarta Copa del Rey da allenatore.

Conclusa quest’altra esperienza nella capitale, arrivarono le chiamate di Siviglia, Valencia, un’altra volta Betis, Real Oviedo e Maiorca, squadra nella quale sotto la sua guida tecnica cominciò a consacrarsi un giovane Samuel Eto’o, e dove conquistò un clamoroso terzo posto in campionato.

Era il 2002 quando sposò per la quarta volta il suo Atletico Madrid, caduto in disgrazia e retrocesso pochi anni prima, nel quale lanciò per la prima volta un giovanissimo Fernando Torres.

Successivamente nel 2003 ci fu il ritorno al Maiorca per essere poi chiamato alla guida della nazionale Spagnola.

Los patriotas ligueros, puntata 1: il miracolo spagnolo e la rivoluzione silenziosa del gioco

Reduce dal fallimento europeo del 2004, la Spagna decise di ripartire dalla guida esperta e sapiente di Aragonés. Dopo i buoni risultati del mondiale tedesco nel 2006, due anni dopo arrivò l’insperata vittoria dell’Europeo, la seconda nella storia spagnola, grazie al gol in finale del figliol prodigo Torres. L’allenatore mise definitivamente il punto esclamativo in un’enorme carriera prima come giocatore e poi come allenatore.

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Il suo fu un grandissimo merito. Ripartì infatti con le nuove leve che il calcio spagnolo aveva fruttato in quegli anni, rinunciando a molti giocatori della vecchia guardia, rivoluzionando il modo di giocare della sua nazionale: fu infatti il primo a giocare con palla bassa in verticale, movimenti veloci dei singoli e baricentro alto, quello che noi comunemente chiamiamo tiki-taka.

Questa tipologia di gioco si scoprì essere in qualche modo rivoluzionario, venendo successivamente ripreso da molti allenatori tra i quali spicca Pep Guardiola in primis, il quale lo perfezionò con il suo Barcellona.

Los patriotas ligueros, puntata 1: il ritiro dai campi e la morte di Aragonés

Dopo la vittoria nell’Europeo Aragonés decise di andare ad allenare il Fenerbache, un’esperienza non positiva. Terminata l’avventura turca, decise dunque di ritirarsi e godersi la meritata pensione.

Il 1° febbraio 2014 Luis Aragonés viene silenziosamente a mancare a causa di una grave malattia che lo ha strappato al pubblico calcistico, soprattutto al suo popolo colchonero, rimasto inevitabilmente orfano di un personaggio vincente e di vecchio stampo che ha vinto tanto ed insegnato ancora di più ai ragazzi che ha allenato, rendendo di fatto unica ed indelebile una lunghissima pagina di storia del calcio spagnolo e non solo.

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