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pubblicato: domenica, 4 febbraio, 2018

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Los patriotas ligueros, puntata 2: Raúl González Blanco

Raúl González Blanco, Los Patriotas Ligueros

Los patriotas ligueros, puntata 2: Raúl González Blanco

“Raul si è inventato da solo. Io non sono il suo scopritore perché Raul si scopre da solo. È di un altro pianeta.” (Jorge Valdano)

Oggi nella seconda puntata della nostra rubrica, parliamo del numero sette più amato ed iconico del Real Madrid. Cristiano Ronaldo? No, per quanto possa sembar strano non è lui il siete per eccellenza dei blancos, bensì il capitano Raúl Gonzalez Blanco, il giocatore Real più umano e comune.

Los patriotas ligueros, puntata 2: l’arrivo all’Atletico Madrid

Raúl González Blanco nasce Madrid a nel 1977 proveniente da una famiglia umile abitante in un quartiere modesto. Mamma è casalinga, Papà elettricista, e proprio lui avrà subito modo di inculcare al figlioletto la sua passione verso il calcio e verso l’Atletico Madrid. Si proprio così, la leggenda merengue per eccellenza in realtà nacque colchonero da famiglia colchonera; un controsenso? Sicuramente no, considerando che è anche merito involontario di quella passione e di quei colori se diventerà leggenda.

Fa il suo ingresso proprio nelle giovanili dell’Atletico nel 1990, facendosi subito notare per quel sinistro che butta giù le porte a suon di gol anche giocando contro chiunque, ma è nel 1992 che la storia prende una piega inaspettata.

Il presidente Jesus Gil, colui che portò l’Atletico alla retrocessione otto anni più tardi, decide di tagliare le formazioni giovanili senza un vero motivo apparente, forse economico, costringendo di fatto tutti i giovani a cambiare casa.

Los patriotas ligueros, puntata 2: l’inizio della leggenda di Raúl González Blanco

Rimasto anch’egli senza squadra, Raúl González Blanco. Papà Pedro tutto avrebbe voluto, meno che il figlio passasse dall’altra parte del Manzanarre, territorio degli acerrimi rivali del suo Atletico. Però sa anche che il figlio davanti a sé ha un futuro roseo da spendere nel mondo del pallone, e per far sì che questo diventi realtà, bisogna essere disposti anche a questo.

La musica comunque non cambia, Raul continua a crescere e migliorare segnando decine, forse centinaia di gol, fino a che nel 1994 Jorge Valdano, all’epoca allenatore del Real, lo fa esordire a 17 anni tra i grandi facendolo diventare di fatto il più giovane esordiente nella storia della camiseta blanca.

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Los patriotas ligueros, puntata 2: l’ascesa galactica del capitano

La sua carriera con il Real Madrid la possiamo riassumere in 741 partite ufficiali, 323 gol e 16 trofei, tra cui 6 campionati spagnoli e 3 Champions League. Numeri da brividi per quel ragazzo umile che nonostante gli allenatori, i compagni, le stagioni difficili e le delusioni con la sua nazionale è sempre stato al centro del progetto del Real Madrid e sempre con il numero sette sulle spalle, anche quando nella capitale spagnola è arrivato Cristiano Ronaldo, obbligato a vestire il nove durante il suo primo anno di permanenza a Madrid.

Nel 2010 la squadra con la quale è diventato immortale decide che Raul non serve più, decidendo di metterlo in un angolino e di darlo via silenziosamente, come fosse uno qualsiasi, uno che passa da quelle parti forse per caso.

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Los patriotas ligueros, puntata 2: cala il sipario su Raúl

Lasciata la Spagna, gioca due anni in Germania allo Schalke, poi altri due in Qatar al Al-Sadd, chiudendo il suo lunghissimo cerchio alla scoperta dell’America, nei New York Cosmos di Pelé, militandoci un solo anno per poi diventarne il direttore tecnico delle giovanili. In ognuna di queste altre squadre alzerà comunque dei trofei, dimostrando di essere un vincente a 360 gradi.

È mancato comunque qualcosa nella sua strabiliante carriera, un trofeo con la nazionale della quale è ancora il secondo marcatore all time con 44 reti. Egli non ha infatti partecipato a nessuna delle tre spedizioni vincenti europee e mondiali della roja fra il 2008 ed il 2012.

Ma Raul, colchonero mancato, ha saputo mostrare che un sogno infranto non significa in ogni caso la fine definitiva, ma può diventare il trampolino di lancio verso la leggenda.

Ha soprattutto dimostrato che per essere Real, non serve avere obbligatoriamente la corona.

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