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pubblicato: giovedì, 22 febbraio, 2018

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Elezioni politiche: candidatura Boschi, 14 ‘dissidenti’ lasciano in Trentino

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Elezioni politiche: candidatura Boschi, 14 ‘dissidenti’ lasciano in Trentino

Una frattura che non ci voleva proprio in una campagna elettorale già di per sé difficile per il Partito Democratico. Ben 14 esponenti del Pd altoadesino hanno lasciato il partito ad appena una decina di giorni dall’importante appuntamento del 4 marzo. Il motivo? Le candidature “imposte dall’alto” di Maria Elena Boschi e Gianclaudio Bressa nel collegio Bolzano-Bassa Atesina.

I nomi dei “dissidenti” non sono di poco conto. Tutti vicini al Presidente del Consiglio Provinciale Roberto Bizzo, che per adesso resta nei Dem, tra di loro l’assessore di Bolzano Monica Franch, l’assessore del comune di Ora Luigi Tava, il membro della Segreteria Provinciale Miriam Canestrini e il consigliere comunale di Bolzano Mauro Randi.

Elezioni politiche: candidatura Boschi, 14 ‘dissidenti’ lasciano in Trentino

“Lascio il partito per coerenza – ha spiegato proprio Randi a Repubblica– ci siamo trovati due candidature paracadutate. È una questione di metodo. Sono venuti meno i principi del confronto e del cambiamento per i quali all’epoca ho aderito al Pd”. Gli ha fatto poi eco la Franch per cui il Pd “un pezzo per volta ha smesso di essere il luogo della discussione politica e della pianificazione e della ricerca del bene comune”.

Dura la reazione dei vertici locali del partito con in testa il segretario regionale Alessandro Huber che ha parlato di “tradimento scellerato”. Sempre Huber ha inoltre parlato di “ennesima scissione che tutti indebolisce” che “sa di dispetto” oltre “a far esultare la destra”.

La candidatura della Boschi in Alto-Adige ha fatto storcere più di un naso non solo all’interno del Pd ma anche tra i suoi alleati; in molti hanno rilevato la natura “non territoriale” della candidatura anche se alla fine si è concretizzata una sostanziale convergenza sul suo nome. D’altra parte, la scelta si è resa necessaria per assicurarle un collegio sicuro. Considerando che guida anche ben 5 listini proporzionali, uno in Lombardia, uno in Lazio e 3 in Sicilia, il seggio dell’ex ministro può definirsi blindato.

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