pubblicato: martedì, 13 Mar, 2018

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Elezioni politiche 2018: nuovo voto, Franceschini ‘Pd prende il 5%’

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Elezioni politiche 2018: nuovo voto, Franceschini ‘Pd prende il 5%’

In mezzo a tutta la confusione post-urne – che ha creato una situazione di stallo – e in attesa che il nuovo Parlamento si insedi, in casa dem proseguono gli incontri (e, soprattutto, gli scontri) per stabilire la linea da seguire in vista dell’inizio imminente della XVIII legislatura.

Ieri al Nazareno si è tenuta la direzione Pd; il segretario dimissionario, Matteo Renzi, non ha presenziato. La sua linea, chiara e ferma sul ruolo dei dem all’opposizione, è stata portata avanti dal ministro Maurizio Martina; il paradigma continua ad essere quindi nessun governo con il M5s, né con la Lega. E su questo sembra essere stata trovata la quadra: tutti d’accordo, da Delrio a Cuperlo, eccezion fatta per Emiliano.

Per quanto riguarda invece l’ipotesi di un ritorno alle urne, questa opzione è stata allontanata con forza da un altro esponente dem, Dario Franceschini. Il ministro, come riporta la Repubblica,  a un compagno di partito avrebbe detto “E’ ovvio che noi dobbiamo restare all’opposizione, ma dobbiamo anche evitare un ritorno rapido alle elezioni, a meno che non vogliamo crollare al 5%.”

Elezioni politiche 2018, Renzi assente ma c’è Martina

Anche se Matteo Renzi era quindi il grande assente della direzione, ci ha pensato Maurizio Martina a esporre il suo punto di vista sul futuro dem; anche e soprattutto per quanto riguarda la scelta del nuovo leader, da compiere attraverso il congresso e non con le primarie. Di diverso avviso un’altra area Pd, quella rappresentata da Andrea Orlando; la sua volontà è al contrario quella di isolare i renziani ricominciando da zero. Per far questo il guardasigilli sarebbe disposto anche a sciogliere la sua corrente interna.

In ogni caso bisognerà attendere Assemblea (tra un mese) e congresso (data da destinarsi); nel frattempo la lettera delle dimissioni di Renzi è arrivata e a leggerla è stato il presidente Pd Matteo Orfini. “Caro presidente, rassegno le mie dimissioni preso atto del risultato delle elezioni. L’effetto immediato di questa lettera è di avviare le procedure: c’è un mese di tempo per avviare l’assemblea. In quella sede – ha poi concluso l’ex premier – spiegherò le ragioni delle dimissioni”.

Elezioni politiche 2018, Martina: “Chiedo unità”

E ad inaugurare questa fase “Martina” è stato anche Paolo Gentiloni; dopo aver definito le dimissioni di Renzi “esempio di stile e coerenza politica” ha infatti dichiarato di aver “ora fiducia in Maurizio Martina”. Il ministro dell’Agricoltura, dal canto suo, sta portando avanti questo ruolo di reggente con una richiesta, quella di unità; “Cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità”, sono infatti state le sue parole.

“La segreteria – ha poi aggiunto aprendo a Renzi – si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea”. La quale, per il ministro, “dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del Partito democratico in grado di portarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per il percorso”.

 

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