20/03/2018

Pensioni novità 2018: abolizione Fornero è impossibile per il Fmi

Pensioni novità 2018: abolizione riforma Fornero, report Fmi

Pensioni novità 2018: abolizione Fornero è impossibile per il Fmi.

Non è ancora tempo di modificare drasticamente quanto attuato dal governo Monti nel 2011. Sul fronte pensioni novità 2018 riguardano sempre il tentativo di superare o abolire la riforma Fornero. Ma le intenzioni di Movimento 5 Stelle e Lega continuano a essere frenate dagli economisti e dai numeri. L’ultimo altolà proviene dal Fondo monetario internazionale; e in particolare da un report scritto da Michael Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur e Mehdi Raissi, che mette il freno a qualsiasi progetto di riforma pensioni; promuovendo invece il mantenimento dello status quo a livello previdenziale; o al massimo rivedendo con finalità di risparmio quelle aree in cui si focalizza una spesa eccessiva.

Pensioni novità 2018: Fmi contro abolizione Fornero

Nel report Fmi denominato “Italy: Toward a Growth-Friendly Fiscal Reform” si afferma che la spesa pensionistica italiana è ancora troppo elevata. E ciò di fatto impedisce modifiche dello status quo imposto nel 2011. Non sarà quindi possibile adottare misure che siano meno restrittive rispetto al sistema attuale; piuttosto sarà possibile tagliare ancora su quelle aree dove la spesa pubblica resta eccessiva. Sul fronte previdenziale, ad esempio, bisognerebbe intervenire sulle pensioni calcolate con il sistema contributivo e misto; tagliare le tredicesime; rivedere le pensioni di reversibilità (le più alte d’Europa), più precisamente sui soggetti beneficiari (il coniuge e non gli altri familiari).

Calenda contro M5S e Lega sulla riforma Fornero.

Lo studio prende nel mirino anche i lavoratori autonomi, proponendo un aumento dell’aliquota al 27% anziché al 24%; al fine di ridurre la disparità dei trattamenti contributivi con i dipendenti pubblici. Infine focalizza l’attenzione sull’andamento demografico nel nostro Paese. In generale, la spesa pensionistica nel nostro Paese è e resterà ancora elevata per i prossimi anni e questo toglierà ogni possibilità ai governi di rivedere quanto attuato nel 2011 dall’allora governo tecnico.

Per aggirare il problema e virare verso la crescita, lo studio invita ad agire su altre aree dove la spesa pubblica risulta ancora eccessiva. Sanità (compensi e spese per beni e servizi), forze dell’ordine (compensi) e finanziamenti alle imprese.

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