pubblicato: giovedì, 19 aprile, 2018

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Riforma del Catasto in arrivo, tasse immobili verso l’aumento. Ecco quanto

Riforma del Catasto in arrivo, tasse immobili verso l'aumento. Ecco quanto

Riforma del Catasto in arrivo, tasse immobili verso l’aumento. Ecco quanto

Ci sono temi in auge da moltissimi anni e ciò è dovuto dalla loro complessità. Ma anche alla scarsa volontà dei governi di trattare temi impopolari. Tra questi vi è certamente la riforma del catasto. La riforma prevede e passa dalla convergenza tra fisco e mercato. Perché finora è stata rimandata? Perché la sua entrata in vigore prevederebbe maggiori tasse per le famiglie italiane e avrebbe una inevitabile conseguenza sul mercato immobiliare che già risente abbondantemente della crisi economica.

Riforma del Catasto, estimi bloccati da 30 anni

Le strade sono due: lasciare tutto invariato e quindi continuare a far pagare le tasse sulla base degli estimi fermi a trent’anni fa oppure apportare le modifiche previste per rendere i nuovi valori sostenibili. Cosa cambierebbe? In sostanza la riforma del catasto presuppone e passa dalla revisione delle rendite catastali dei fabbricati ubicati su tutto il territorio nazionale. Ciò avverrebbe attraverso un nuovo sistema di calcolo per l’attribuzione delle rendite catastali non più espresso sul numero dei vani ma sui metri quadrati dell’immobile. Inoltre la riforma del catasto dovrebbe portare all’introduzione di una nuova classificazione per la destinazione d’uso immobile; attraverso la distinzione tra ordinaria e speciale considerando sia le diverse utilizzazioni dell’immobile che delle condizioni economiche e sociali.

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Riforma del Catasto, enorme scarto tra mercato e fisco

Dalla simulazione effettuate dal Corriere della Sera che ha confrontato le quotazioni a Milano relativa al secondo semestre 2017 con gli estimi catastali ancora in vigore sono emerse grandi differenze. Lo scarto tra mercato e fisco risulta enorme. Per le abitazioni di pregio sono stati considerati immobili centrali nelle classi catastali più costose della categoria A2, e lo scarto tra mercato e fisco arriva a superare nelle aree di maggior valore anche il 400%. Per le case A2 di finitura media in zona residenziale si è costantemente sopra il 300%, mentre per gli alloggi di più modesto valore in periferia e in classe A3 il gap supera comunque il 100%. Sul fronte del non residenziale, la differenza tra valore attuale e imponibile Imu per gli uffici nelle aree di pregio arriva fino al 100%.

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