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pubblicato: giovedì, 19 aprile, 2018

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Naspi 2018: requisiti e compatibilità con altri redditi, come funziona

Naspi 2018: requisiti e compatibilità con altri redditi

Naspi 2018: requisiti e compatibilità con altri redditi, come funziona.

La Naspi 2018 è l’indennità di disoccupazione che garantisce un sostegno economico mensile al lavoratore dipendente o assimilato. Che ha perso involontariamente il posto di lavoro. I soggetti beneficiari della Naspi 2018 sono lavoratori dipendenti; apprendisti; soci di cooperativa; e personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; così come i dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione. Sono invece esclusi dall’indennità i lavoratori della PA a tempo indeterminato; nonché gli operai agricoli.

Naspi 2018: requisiti richiesti

Ovviamente per accedere alla Naspi 2018 bisogna essere in possesso di determinati requisiti. Avere lo stato di disoccupazione; e quindi aver perso il proprio posto di lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà; avere minimo 13 settimane di contribuzione versata nei 4 anni prima del licenziamento; infine, avere conseguito minimo 30 giorni di lavoro nell’anno precedente all’inizio dello stato di disoccupazione.

Inoltre bisognerà aver inoltrato la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro presso il centro per l’impiego; tale dichiarazione potrà essere presentata anche in via telematica; unitamente alla richiesta della Naspi. Il rilascio della DID sancirà ufficialmente l’inizio dello stato di disoccupazione.

Il trattamento economico della Naspi ha una durata pari alla metà delle settimane di contribuzione; mentre l’importo rappresenterà il 75% della retribuzione imponibile media mensile ricevuta negli ultimi 4 anni. Con il passare dei mesi, l’importo subirà una progressiva riduzione.

Naspi 2018: compatibilità con altri redditi, come funziona

La Naspi può essere percepita anche dai soggetti che riprendono un lavoro dipendente; ma che non superino la soglia degli 8.000 euro annui. In caso il soggetto in questione faccia un lavoro autonomo, il limite reddituale annuo non dovrà superare 4.800 euro. Ciò significa che la Naspi 2018 risulta compatibile con prestazioni professionali; ma solo ed esclusivamente nel rispetto delle soglie di reddito percepito sopra riportate.

Disoccupazione 2018: domanda e requisiti, il messaggio Inps.

Naspi 2018: compatibilità con lavoro subordinato

Qualora il soggetto disoccupato instauri un rapporto di lavoro subordinato, vedrà decadere la Naspi. Al verificarsi di alcune condizioni. Ovvero se il reddito annuo percepito dal lavoro subordinato supera gli 8.000 euro; ma anche se la durata del contratto risulti superiore a 6 mesi. In caso di reddito inferiore a 8.000 euro, la Naspi subisce una riduzione all’80% del reddito previsto. In questa eventualità il soggetto sarà chiamato a informare tempestivamente l’Inps; tramite l’apposito modulo online denominato Naspi-Comm. Nel quale dovrà avvisare del reddito previsto per l’anno in corso. La comunicazione dovrà avvenire entro 30 giorni dall’inizio del lavoro.

Naspi 2018: compatibilità con lavoro autonomo

Come abbiamo scritto prima, la Naspi 2018 è compatibile anche con il lavoro autonomo; qualora il reddito percepito sia inferiore a 4.800 euro. Anche in questo caso si prevede una riduzione della Naspi all’80% del reddito previsto; quest’ultimo dovrà essere comunicato per via telematica all’Inps tramite apposito modulo. Come per i rapporti di lavoro subordinato, la tempistica prevede l’invio della comunicazione. Sempre entro e non oltre i 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Naspi 2018: altri casi di compatibilità

La Naspi 2018 è compatibile anche con il lavoro occasionale. Come scrive La Legge Per Tutti, la disciplina “prevede la possibilità di svolgere attività lavorative che danno luogo a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro”. Si tratta di redditi esenti da imposizione fiscale. E non incidono sullo stato di disoccupazione. Inoltre “il beneficiario della prestazione Naspi non è tenuto a comunicare all’Inps il compenso derivante dalla predetta attività”. Infine, qualora il soggetto apra partita Iva, l’obbligo della comunicazione scatta solo quando l’attività professionale viene effettivamente iniziata.

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