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pubblicato: martedì, 5 giugno, 2018

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Reddito di cittadinanza e Flat tax: i punti negativi del contratto M5S-Lega

Reddito di cittadinanza e flat tax: i punti negativi

Reddito di cittadinanza e Flat tax: i punti negativi del contratto M5S-Lega.

Nel contratto di governo M5S-Lega ci sono due priorità peraltro ribadite da Di Maio e Conte nei giorni scorsi. Il reddito di cittadinanza da un lato e la flat tax dall’altra. Tuttavia occorre fare un po’ di chiarezza su queste due misure, perché apparentemente dicono di essere qualcosa di diverso da quello che effettivamente sono. Ne è convinta l’economista Fiorella Kostoris, che con LabItalia ha commentato gli aspetti economici inseriti nel testo del contratto di governo firmato congiuntamente da Lega e Movimento 5 Stelle.

Reddito di Cittadinanza: i punti oscuri

Cominciamo dal reddito di cittadinanza, la misura più discussa negli ultimi mesi. E che da molti è stata scambiata come un sostegno economico assegnato di diritto ai cittadini italiani. Quasi uno stipendio statale che consenta agli stessi di non lavorare per avere 780 euro al mese. Ma andando a vedere la realtà delle cose, e quanto scritto nel contratto di governo, non è affatto così. Il reddito di cittadinanza potrebbe essere considerato un reddito di inclusione più allargato, se vogliamo. “Si intende reddito di cittadinanza quando si vuole fare una misura che riguarda tutti i cittadini e non solo i disoccupati per un periodo di due anni”, ha commentato la Kostoris. Ed effettivamente è proprio questo quello di cui si parla. Un cittadino italiano non avrebbe diritto al reddito di cittadinanza se non rispetta determinati requisiti.

La misura rappresenta una diretta conseguenza della riforma e del potenziamento dei centri per l’impiego. Ed è finalizzata a sostentare economicamente disoccupati e lavoratori sottopagati. Ma al tempo stesso aiuta i primi anche a cercare un lavoro, grazie ai già citati centri per l’impiego che andranno rafforzati. Se venissero rifiutate le proposte di lavoro, il beneficio economico decadrebbe immediatamente. E allora ha ragione la Kostoris – e non solo lei – ad affrontare il discorso terminologico. “Se verrà realizzato questo reddito d’inclusione, e non di cittadinanza, spero che possa essere realizzato in termini di politica attiva. E cioè che una parte di questo sussidio che spetterà al lavoratore potrà essere dato al datore di lavoro per ridurre il costo del lavoro”.

Sostanzialmente per la Kostoris il reddito di cittadinanza, o per meglio dire il nuovo reddito di inclusione dovrebbe essere finalizzato a ridurre il costo del lavoro per incrementare l’occupazione; anziché persuadere i cittadini a percepire un sussidio senza fare nulla. Nel contratto di governo, comunque, è scritto nero su bianco. Il reddito si basa sull’impegno del cittadino al reinserimento nella vita occupazionale. Basterà? Dipende sempre dalle risorse disponibili.

Non solo reddito di cittadinanza: i lati negativi della flat tax

Il commento dell’economista e docente all’Università La Sapienza di Roma si sofferma anche sulla flat tax. Anche in questo caso il termine sembra parzialmente errato. “La flat tax prevede un’aliquota piatta. E non due o tre come mi sembra di aver capito si voglia fare”. Il riferimento è alla doppia aliquota (15% e 20%) variabile in base al reddito annuo percepito (inferiore o superiore a 80.000 euro). E che probabilmente è tale per attenersi ai criteri di progressività dell’imposizione stabiliti dalla Costituzione Italiana; da includersi anche nella permanenza della no tax area. Ma la flat tax costa e all’autofinanziamento non ci crede nessuno.

In particolar modo, qualora si vogliano attuare la flat tax, il reddito di cittadinanza e l’abbassamento dell’età pensionabile contemporaneamente, questo sarebbe di impossibile attuazione. “Comporterebbero una serie di maggiori spese e minori entrate per le casse dello Stato. Ciò ci porterebbe a scontrarci con la volontà di restare nell’Euro. Perché se abbiamo detto di voler restare nell’Euro, allo stesso tempo sforando sulla spesa saranno gli altri a farci uscire”.

Quindi, tutto sta nelle tempistiche e nelle risorse disponibili. Le soluzioni, prese da sole, seppur terminologicamente errate, risultano attuabili. Ma bisognerà comunque far fronte a quei lati ancora oscuri e schiarirli del tutto.

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