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pubblicato: venerdì, 15 giugno, 2018

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Mondiali Russia 2018, focus Danimarca: Vichinghi Rossi in Russia pronti alla battaglia

Mondiali Russia 2018

Mondiali Russia 2018, focus Danimarca: Vichinghi Rossi in Russia pronti alla battaglia

Ai Mondiali Russia 2018 troveremo anche la storica nazionale danese.

Tutti abbiamo ancora negli occhi ciò che accadde il 26 giugno 1992, quando nello stupore generale del calcio mondiale la Danimarca conquistò il suo primo e unico titolo europeo, battendo in finale per 2-0 la favorita Germania.

I ragazzi di Richard Møller Nielsen, richiamati all’ultimo minuto per l’impossibilità della Jugoslavia di prendere parte all’evento a causa della guerra interna che la stava devastando, fecero la loro impresa, destinata a rimanere tra le più belle della storia del calcio.

Questo successo fu per molti aspetti imprevisto, anche se sicuramente il calcio danese aveva già dimostrato di essere di buon livello.

Negli anni 70 e 80, dietro le orme dei primi giocatori professionisti che andarono a vestire le maglie dei più blasonati club di Europa, in Danimarca si cominciò a mettere le basi per un sistema più organizzato intorno al mondo del calcio.

Allan Rodenkam Simonsen, bomber di ottimo livello con le sue esperienze nel grande Borussia Mönchengladbach degli anni 70 (con il quale vinse 2 Coppe Uefa) e nel Barcellona (con il quale vinse una Coppa delle Coppe nel 1981-1982), riuscì addirittura a conquistare il Pallone d’Oro nel 1977.

Un altro danese degno di menzione è sicuramente Morten Per Olsen, calciatore corretto, dotato di un elegante tocco di palla e che poteva essere impiegato in svariati ruoli: iniziò infatti la carriera come jolly di centrocampo per poi terminarla, ultratrentenne, come difensore centrale.

Una carriera che ebbe senza dubbio come apice la conquista della Coppa Uefa con l’Anderlecht nella stagione 1981-1982.

E’ inoltre, ad oggi, uno dei più riconosciuti tecnici nel mondo del calcio.

Mondiali Russia 2018: Anni 80, la Danimarca comincia ad imporsi. L’exploit nel 1992

Dopo le molte delusioni patite, fu negli anni Ottanta che la Danimarca mise in mostra un calcio moderno, atletico e di alto livello tecnico.

Tra i protagonisti vi furono Frank Arnesen, Søren Lerby, Jesper Olsen e Jan Mølby, maturati nell’Ajax sotto l’influenza di Johan Cruijff, nonché Preben Elkjær Larsen, potente attaccante formatosi in Belgio, e Michael Laudrup, raffinata punta diventata famosa in Italia.

Molti dei membri della squadra non avevano il senso della disciplina né prendevano con serietà l’impegno calcistico; preferivano darsi agli eccessi notturni, bevendo spesso alcolici fino a tarda notte.

Trassero giovamento dall’arrivo nel 1979 del CT tedesco Sepp Piontek, la cui rigidità li spronò ad una maggiore professionalità.

Fu il primo allenatore professionista della Nazionale, arrivato grazie alla sponsorizzazione della Carlsberg.

Piontek cercò di sfruttare al meglio le grandi doti offensive dei suoi giocatori, proponendo un martellante e spettacolare gioco d’attacco che avrebbe caratterizzato tutta la sua gestione tecnica.

Tra le caratteristiche che fecero grande il gioco d’attacco di quella Danimarca, ribattezzata dai suoi entusiasti tifosi “Danish Dynamite” (dinamite danese), vi fu un sorprendente dinamismo, lo spirito di gruppo e l’eccezionale cambio di passo nel dribbling di giocatori come Arnesen, Elkjær, Laudrup e i due Olsen, in grado di creare continuamente superiorità numerica.

Tuttavia, il gioco spumeggiante alla lunga non portò a grandi successi, a parte il già citato Europeo del 1992.

Fu quindi nominato CT nel 2000 l’ex stella della squadra Morten Olsen.

La sua profonda conoscenza del calcio sul campo, unita alle sue doti organizzative, restituì ai Reds del Nord una certa sicurezza.

Nei 15 anni al comando della squadra i successi non arrivarono, ma con un attento lavoro fra nazionale maggiore e under-21 riuscì a tirar fuori buoni giocatori.

Tra questi Daniel Agger, il talentuoso centrocampista Martin Jørgensen e l’attaccante Jon Dahl Tomasson, vincitore con il Milan della UEFA Champions League 2002-2003.

Mondiali Russia 2018: un buon collettivo ed una stella indiscussa: Christian Eriksen

Nel 2015 prese le redini della squadra il CT norvegese Åge Fridtjof Hareide, che ha avuto il compito di condurre il gruppo verso Russia 2018.

La sua formazione dovrebbe prevedere in porta il figlio d’arte Kasper Schmeichel (Leicester City).

In difesa, al fianco del noto ed esperto Kjaer (Siviglia), si giocheranno i posti un gruppo di giovani di buone speranze come Christensen (Chelsea), Dalsgaard (Brentford), Vestergaard (Borussia Moenchengladbach), Larsen (Udinese), Knudsen (Ipswich) e Jorgensen (Huddersfield).

A centrocampo, oltre al talentuoso Eriksen (Tottenham) ed al roccioso interditore Kvist (FC Copenhagen), sono stati convocati Schoene (Ajax), Lerager (Bordeaux), Krohn-Dehli (Deportivo La Coruna) e Delaney (Werder Brema).

Il reparto offensivo non ha grandi nomi e, con l’infortunio dell’ex Arsenal e Juventus Nicklas Bendtner, ha perso l’uomo di maggior caratura.

Le speranze sono legate a Cornelius (Atalanta), Dolberg (Ajax), Braithwaite (Bordeaux), Jorgensen (Feyenoord), Sisto (Celta Vigo), Fischer (FC Copenhagen) e Poulsen (Lipsia).

Per la “Dinamite Rossa” sembra che il massimo da chiedere a questo Mondiale sia il passaggio del primo turno, in un girone C tutto sommato abbordabile dove i danesi dovranno misurarsi, oltre che con la favorita Francia, con Perù ed Australia.

Tuttavia, non avendo grandi aspettative, l’entusiamo del gruppo ed il carisma di Eriksen potrebbero forse sospingerli un po’ più in là rispetto ai pronostici iniziali.

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