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pubblicato: giovedì, 12 luglio, 2018

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Stefano Cucchi: cancellato il fotosegnalamento con il bianchetto

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Stefano Cucchi: cancellato il fotosegnalamento con il bianchetto

Nuove ombre nelle indagini sull‘omicidio di Stefano Cucchi, il 30enne morto il 22 ottobre 2009 in seguito a pestaggi nel carcere Regina Coeli, in cui si trovava sotto custodia cautelare per spaccio di droga.

I carabinieri imputati sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco tedesco, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi. I primi tre accusati di omicidio preterintenzionale e Tedesco anche di falso nella compilazione del verbale di arresto e di calunnia.

Secondo l’udienza- tenutasi ieri, 11 luglio alla Prima Corte d’Assise a Roma- delle tracce nel verbale sarebbero state cancellate utilizzando il bianchetto. Qualcuno ha cancellato il nome di Stefano Cucchi dal registro delle persone sottoposte a fotosegnalamento. Uno dei carabinieri ascoltati come testimoni ha riferito che non si tratti di una pratica normale l’utilizzo del bianchino. Può capitare di dover cancellare un nome se il fotosegnalamento, a causa di problemi informatici, non viene svolto; tuttavia si toglie il nome coprendolo con una riga a penna, in modo che rimanga leggibile. Con questa anomalia forse si voleva nascondere una colpa, occultare le prove di quanto era successo all’interno del carcere.

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Omicidio Stefano Cucchi: la testimonianza del carabiniere Casamassima

Dopo anni di stallo, il processo Cucchi-bis è stato riaperto in seguito ad una testimonianza chiave: quella del carabiniere Riccardo Casamassima. Il testimone, con la sua deposizione, incastrerebbe il maresciallo Mandolini. «Nell’ottobre 2009, il maresciallo Roberto Mandolini “si è presentato in caserma: mi confidò che c’era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai ‘ragazzi’, l’idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all’arresto» (fonte Ansa).

Casamassima ha deciso di testimoniare dopo anni perché temeva ripercussioni da parte dei colleghi dell’Arma coinvolti.  Alla fine queste ripercussioni sono arrivate e l’uomo ha deciso di diffondere la sua battaglia in un video su Facebook, diventato virale con oltre due milioni di visualizzazioni in poche ore.

“Prima di andare al processo a testimoniare, avevo manifestato le mie paure. Paure che si sono concretizzate, perché mi è stato notificato un trasferimento presso la Scuola allievi ufficiali. Sarò allontanato da casa, sarò demansionato e andrò a lavorare a scuola dopo essere stato per 20 anni in strada. Tutto questo è scandaloso. Abbiamo subito di tutto, ancor prima di andare a testimoniare. Ci sono state fatte minacce e nessuno dei nostri sindacati ci ha aiutato.”

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