pubblicato: domenica, 22 luglio, 2018

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Mein Kampf: riassunto e significato del libro di Adolf Hitler

Mein Kampf Adolph Hitler

Mein Kampf: riassunto e significato del libro di Adolf Hitler

Tradotto in 16 lingue. Milioni di copie vendute, secondo solo alla Bibbia. Una ideologia trasmessa sotto forma di monologo di 500 pagine. Una biografia, un resoconto e l’idea cardine del movimento.

Secondo la prefazione dell’edizione italiana fatta da Bompiani, il Times lo considerò la “Bibbia Laica”. Di cosa si tratta? E’ il “Mein Kampf”. Il suo autore? Adolf Hitler.

Un libro per chi?

Il Mein Kampf fu ed è, tuttora, un libro enigmatico, strano, proprio come chi lo scrisse. Un libro pensato per dare una ideologia di fondo, una “Bibbia nazista”, ai nazional-socialisti della Germania di Weimar. Pertanto, dopo la sua pubblicazione si può parlare del libro di Hitler come un libro di nicchia, diretto e pensato solo per un certo tipo di lettori. Difatti, se ancora oggi è considerato strano, sapendo cosa ha portato tale ideologia, bisognerebbe pensare quanto lo fosse per un tedesco di Weimar che lo sfogliava nel 1927, per esempio.

Ma cosa è realmente il Mein Kampf?

tradotto in italiano, è “La mia Battaglia”

Il Mein Kampf è la costruzione mitologica di un eroe che si sente vicino al popolo e che è del popolo stesso. L’obiettivo del libro era quello di mitizzare la figura di Hitler, e creare la figura del Führer, unico uomo capace di salvare la Germania dal baratro. Infatti, ogni eroe necessita di una donzella da salvare e, nel caso di Hitler, la donzella era la Germania degli anni ’20, la quale stava affrontando una serie di crisi: economica (il tasso di inflazione elevato e il risanamento del debito con gli USA), politica (la fragilità delle istituzioni repubblicane) e sociale (alto tasso di disoccupazione).

Il Mein Kampf si inserì in un simile contesto; Hitler delineò nel suo libro, quasi profetizzando, come la Germania sarebbe caduta in balia di tali crisi a meno che non ci fosse stata una figura carismatica, forte e capace di scegliere: Hitler stesso.

Hitler scrittore

Il fallito Putsch di Monaco del 1923, tentato da Hitler supportato dal partito nazional-socialista dei lavoratori tedeschi, ebbe come conseguenza la diretta incarcerazione del futuro dittatore tedesco. Nel carcere di Landsberg am Lech, Hitler iniziò a dettare pezzi dei suoi monologhi al suo amico e futuro Delfino del Fuhrer, Rudolf Hess.

In una Germania in subbuglio come all’epoca, pensare di scrivere un libro non potrebbe sembrare l’idea migliore dato che era necessario avere uomini d’azione che fronteggiassero i problemi del Reich. Ed è qui che Hitler si distinse. Egli già considerava la scrittura di un libro come un modo per agire, per ribellarsi, per cambiare le cose. Hitler era convinto che un politico doveva essere uomo d’azione ma anche un teorico presentandosi lui stesso nel suo libro come ideologo e capo per l’azione.

Nonostante sia diviso in due parti, originariamente il libro doveva contenerne tre

Il Mein Kampf, però, non è solo questo. Il Mein Kampf è un’opera biografica, di filosofia politica ed un programma politico. “La mia battaglia” appunto contiene la biografia del Fuhrer insieme alla sua concezione di vita che ha passato, difatti, sono tante le contraddizioni presenti: il trasferimento a Monaco nel 1913 e non nel 1912, l’amicizia durante il suo periodo viennese con numerosi ebrei, la sua vita vissuta sotto l’ombra della povertà etc… Poi vi è presente la concezione del mondo di Hitler, il vero contenuto dell’intero libro.

Per tale parte del libro viene dettata a Rudolph Hess la teoria del Lebensraum (spazio vitale), ovvero la teoria secondo la quale l’unico modo per la Germania di sopravvivere è di indirizzare la propria attenzione verso l’Oriente, le grandi steppe asiatiche. In parole povere, l’idea di Hitler era condurre una politica espansionistica verso la Polonia, Ucraina, Cecoslovacchia e URSS.

Mein Kampf

E’ presente l’antisemitismo, dopotutto è il libro di Hitler. Egli considera gli ebrei come una razza a sé stante da quella tedesca. L’ebreo non è solo colui che ha tradito la Germania nella Prima Guerra Mondiale colpendola alle spalle (anche se il più grande industriale militare tedesco nella Grande Guerra era Ebreo). Hitler parla di bolscevismo e di come questo sia direttamente collegato all’ebraismo. Perché il giudaismo (attenzione: non la dottrina sionista), secondo la sua ottica, religione di stampo internazionalistico coincideva con il comunismo, religione politica internazionalistica. Inoltre, i capi dell’URSS erano ebrei. Capitoli interi riguardano poi la razza ariana e la sua purezza rispetto a tutte le altre sul pianeta.

Infine vi è il programma politico del quale Hitler parla come attuabile solamente dal partito nazional-socialista. Il problema che lui pose riguardava il fatto che tale partito fosse ancora troppo piccolo e poco influente e l’unico modo per aumentare i consensi era rafforzare il partito. Come? L’unico modo era avere una fede politica, e Hitler la stava proponendo; ed un capo: e lui era disponibile a caricarsi il peso di una simile scelta.

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Un modesto successo iniziale ed il boom degli anni ’30

Il successo del libro andò di pari passo con la fama che acquisì il partito nazional-socialista. Difatti, se dopo la data della sua pubblicazione, il 18 luglio 1925, erano state vendute solamente poche copie, nel 1930 il numero aumentò a dismisura e dopo il ’33, anno dell’elezione di Hitler come Cancelliere, divenne quasi obbligatorio avere una copia del Mein Kampf in casa per ogni tedesco.

E’ credenza comune nel dire che anche se “La mia Battaglia” ha venduto milioni di copie in tutta la Germania, solamente un numero ristretto di persone, le quali possono essere contate sulle dita di una mano, lessero veramente il libro. Perché? Perché nel libro Hitler chiarì i presupposti che avrebbe cercato di raggiungere nel caso in cui fosse stato eletto Cancelliere. E così fu. La mancata lettura di tale scritto è costata milioni di vite umane sia nei campi di battaglia che all’interno dei campi di sterminio.

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