pubblicato: domenica, 22 Luglio, 2018

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Operazione Valchiria: attentato a Hitler del 20 luglio 1944. La storia

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Operazione Valchiria: attentato a Hitler del 20 luglio 1944. La storia

Il 20 luglio 1944, Benito Mussolini, divenuto Capo di Stato della Repubblica Sociale Italia, prese un treno un treno blindato diretto in Prussia Orientale, dove era presente il quartier generale del Fuhrer, al fine di parlare con Hitler della condotta della guerra.

L’estate del 1944 venne caratterizzata da un aumento della ferocia della guerra. Ormai le truppe dell’Asse non combattevano per la vittoria ma per cercare di non perdere il territorio conquistato. Il viaggio che condusse Mussolini non fu semplice. I continui bombardamenti Alleati in Germania costringevano il treno ad arrestarsi ed evacuare. Però, ad un certo punto, il treno si fermò improvvisamente senza che venisse dato l’ordine di evacuazione. Ore di attesa fino a quando il treno riuscì a ripartire. Arrivati alla stazione di Rastenburg l’accoglienza fu fredda.

Hitler sembrava provato. Sceso dal treno, Hitler dichiarò di essere appena riuscito a salvarsi per miracolo da “un infernale ordigno appena tiratomi addosso”. 20 luglio 1944. Poche ore dopo, Mussolini ripartì affermando con orgoglio:” non siamo più soli in fatto di tradimento”.

Ma cosa successe il 20 luglio 1944 in Germania? Per capire il motivo dell’attentato è necessario tornare indietro

L’ascesa al potere di Hitler nel 1933 coinvolse vari reparti dello Stato. Tra questi anche l’esercito, nel quale vennero effettuate alcune operazioni di “pulizia” (nessun omicidio) del personale militare. Infine, sempre l’esercito venne messo sotto la vigilanza della Gestapo. Una parte del personale militare non accettò il fatto che Hitler fosse divenuto Cancelliere del Reich ed un movimento di resistenza iniziò a formarsi.

Vi furono vari tentativi di attentato a Hitler ma tutti si risolsero nel nulla sia per mancanza di abbastanza supporto da parte delle élite militari sia per problemi tecnici, ovvero per carenza di occasioni. L’idea però di una semplice uccisione di Hitler non bastava; iniziavano ad essere troppi i possibili successori del Fuhrer e pertanto la necessità di un attentato con operazioni successive ad esso iniziò ad essere esaminata.

Come nasce l’Operazione Valchiria

L’idea però di un grande attentato al Fuhrer che avrebbe poi dovuto instaurare in Germania un nuovi tipo di governo venne elaborata dall’incontro da un ex-politico, feroce oppositore della politica di Hitler, un ex-generale dello Stato Maggiore Tedesco, dimessosi dopo la presa al potere di Hitler per contrasto di idee, da un generale ancora in servizio ed un Feldmaresciallo. Il dottor Carl Friedrich, Ludwig Beck, il generale Olbricht e Goerdeler Günther von Kluge si incontrarono per la prima volta nel 1943. Il perché i cospiratori non avessero deciso di colpire prima è dovuto al fatto che dopo lo scoppio dell’Operazione Barbarossa, la Gestapo e Himmler, per paura di un attentato ai danni del Fuhrer, avevano iniziato a limitare le apparizioni pubbliche di Hitler, il quale dava il proprio consenso in modo tale da concentrarsi di più sulla condotta della guerra.

L’entrata di Von Stauffenberg nel complotto

Tra i cospiratori, però, mancava qualcuno che portasse una ventata di aria fresca tra i vecchi generali. Claus Schenk von Stauffenberg si avvicinò alla cospirazione a seguito della sua convalescenza in ospedale per delle ferite ottenute in Tunisia, dove aveva perso la mano destra, due dita della mano sinistra e l’occhio sinistro. Il tenente colonnello Stauffenberg iniziò a convincersi che l’unico modo per salvare la Germania dall’invasione fosse l’eliminazione di Hitler.

Essendo un cattolico praticante l’idea dell’omicidio venne accantonata per seguire la strada della semplice rimozione ma il fallimento nella battaglia di Stalingrado e di tutte le battaglie successive per cercare di stabilizzare il fronte Orientale, fecero cambiare idea al tenente colonnello.

L’introduzione dell’ Operazione Valchiria

Stauffenberg introdusse il piano che sarebbe stato poi utilizzato per tentare di uccidere Hitler. Difatti, dopo avere ricevuto la nomina di capo di stato maggiore dell’esercito territoriale, rielaborò insieme a von Tresckow la strategia del colpo di stato. Tale rovesciamento di governo si sarebbe basato sulle possibilità che offriva il piano Valchiria (in tedesco: Walküre), ovvero l’intera mobilitazione della milizia territoriale, nella quale Stauffenberg esercitava il suo potere, in caso di colpo di Stato o insurrezione interna.

Il piano per uccidere Hitler

L’idea per l’uccisione di Hitler era semplice, piazzare una bomba nella Wolfsschanze (tana del lupo), ovvero il rifugio segreto di Hitler che utilizzava come base per le seguire l’andamento della guerra, ed iniziare il colpo di Stato, ovvero, nominare tramite l’utilizzo della milizia territoriale tutti i nuovi membri del governo ed arrestare i membri di SS e Wermacht, i quali anche dopo la morte del Fuhrer si sarebbero schierati con esso. Il piano però aveva delle difficoltà logistiche.

Come capo della milizia territoriale, che aveva sede a Berlino, Stauffenberg, scelto come colui che avrebbe piazzato la bomba in quanto era l’unico che riusciva ad avvicinarsi ad Hitler, dopo l’attentato sarebbe dovuto rientrare nella capitale partendo dalla tana del Lupo che distanziava tre ore e mezza da Berlino. Pertanto, il piano si sarebbe bloccato per tre ore e mezza fino all’arrivo del colonnello che avrebbe potuto iniziare a consegnare ordini di arresto, di cattura e di occupazione di tutti gli uffici pubblici, alla sua milizia.

Ore 12.30: scatta l’Operazione Valchiria

Il 20 luglio 1944 venne scelto come data, giorno di una riunione importante tra i vertici militari tedeschi. La conferenza di Hitler, nella sala riunioni, inizia alle 12,30. Stauffenberg, mise due cariche di esplosivo all’interno di una delle sue borse di lavoro e prima di entrare nella sala con tutti i presenti, cercò di rompere la capsula del detonatore, non accorgendosi però di aver attivato solo una carica. Entrato nella stanza, mise la borsa con la bomba il più vicino possibile a Hitler. Piazzata la bomba, per evitare di essere colpito anch’esso, sì assentò un attimo dalla riunione con la scusa di una telefonata: il tutto con la massima calma.

Dopo aver chiamato un altro cospiratore e di averlo avvertito riguardo alla bomba, subito si diresse verso la macchina. Nel frattempo, nella sala riunioni del Fuhrer, un comune edificio in mattoni e legno, con larghe finestre, protette da serrandine di acciaio, che, a causa del caldo opprimente di quel giorno, erano tutte aperte, e di cui Stauffenberg troppo tardi si accorse che le due cariche erano insufficienti. Un ufficiale che presenziava la riunione, per evitare che la borsa lasciata dal colonnello tedesco intralciasse il passaggio di Hitler a riunione terminata, spostò tale borsa dietro la parte più lontana del tavolo e più protetta, ovvero una grande gamba del tavolo fatta di legno di quercia. A 12.42 la carica esplose.

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Stauffenberg corse verso Berlino. Giunto lì iniziò ad operare assieme agli altri cospiratori. Iniziarono i primi arresti e le occupazioni delle radio e degli edifici principali del Reich. Le nomine del nuovo esecutivo trasmesse via radio però iniziarono ad essere smentite da contro-notizie provenienti da Restenburg, la poca freddezza e lucidità che ebbero i cospiratori fu a loro fatale.

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L’epilogo dell’ operazione Valchiria

Nel frattempo in tutto il Reich si eseguivano arresti di SS. Venne commesso un ulteriore errore. Il quartier generale della Gestapo e la radio di quest’ultima non vennero occupate. Lasciando così che le varie notizia che il Fuhrer fosse ancora vivo si fecero strada. Alle 19 ormai si esaurì l’intera operazione Valchiria. Hitler telefonò a Goebbels il quale diede il via alla repressione.

La repressione di Hitler fu durissima. 5000 gli arresti e circa 200 le condanne a morte proclamare da processi farsa in cui gli accusati non avevano diritto ad una difesa. Nella repressione tutti i cospiratori trovarono la morte anche Stauffenberg.

Claus_von_Stauffenberg_(1907-1944)

Il 2 febbraio 1945 venne condannato Carl Friedrich il quale prima di essere fucilato disse: ‘Chiedo al mondo di accettare il nostro martirio come atto di penitenza in nome del popolo tedesco’.

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