pubblicato: giovedì, 23 agosto, 2018

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Grecia, la Troika lascia Atene: l’amaro bilancio dopo 8 anni di crisi

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Grecia, la Troika lascia Atene: Il messaggio di Tsipras e i commenti da Bruxelles

Si è affidato alla mitologia Alexis Tsipras. Il premier ellenico ha calcato i luoghi del mito omerico per comunicare al suo popolo la fine dei piani di salvataggio della Troika (il triumvirato composto da Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e Banca Centrale Europea). È infatti dall’isola di Itaca che il primo ministro greco ha trasmesso l’atro ieri il suo videomessaggio al Paese. Un messaggio carico di simbolismo: la Grecia ha finito la sua Odissea tra i piani di salvataggio europei.

Grecia, la Troika lascia Atene: l’amaro bilancio dopo 8 anni di crisi

“Un nuovo giorno si è levato nel nostro Paese oggi. Un giorno storico. I programmi di salvataggio fatti di austerità, recessione e desolazione sociale sono finiti. Il nostro Paese si è ripreso il diritto di determinare le proprie fortune e il proprio futuro”, ha affermato il premier.

A detta di molti esponenti della politica europea, la fine dei piani di salvataggio e la dipartita della temuta Troika segnerebbe anche la fine della crisi economica ellenica. Una crisi che ha attanagliato – e attanaglia – la Grecia da più di 8 anni. Su Twitter, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha esultato per la buona riuscita dei piani. Ad esultare è anche il Presidente della Commissione Europea, uno dei partner della Troika, il popolare Jean-Claude Junker che ha sostenuto: “Si apre per la Grecia un nuovo capitolo della sua storia”.

Al netto del giubilo generalizzato per l’avvenimento, c’è comunque un dato incontrovertibile. E questo dato non è quello delle finanze più solide e del bilancio risanato. Piuttosto, è quello sociale, che testimonia un Paese in ginocchio. Il tutto, frutto anche degli errori dichiarati all’interno degli stessi piani di salvataggio. A luglio di quest’anno, infatti, era stato persino lo stesso FMI ad ammettere l’eccessiva rigidità delle misure in campo fiscale imposte alla Grecia.

Grecia, la Troika lascia Atene: l’origine della Grande recessione

Ma da dove ha origine il caso della crisi Greca? Per rispondere a tale domanda, bisogna tornare al biennio 2007-2008.  Sino a quegli anni, prima della grande recessione economica che investì gran parte d’Europa, la Grecia aveva vissuto un periodo di crescita. A testimoniare il trend positivo è il dato di quegli anni sul fronte disoccupazione: dal 12% del ’99 era scesa al 7,8% nel 2008.

Il Prodotto Interno Lordo cresceva esponenzialmente, a ritmi superiori rispetto al resto dell’Eurozona. Tale situazione ha portato, in fiducia, il Governo di Atene ad aumentare eccessivamente la spesa pubblica.

Nel periodo pre-crisi, gli indicatori relativi al rapporto deficit/Pil segnavano di una situazione di instabilità, anche se non dissimile a quella italiana (103% del Pil, a fronte del 102,8% italiano). Ma a far preoccupare, nel caso Greco, sono le scarse entrate fiscali (30% del Pil, contro il 39% della media europea).

A far precipitare la situazione è ciò che accade oltreoceano. Nel 2008, infatti, scoppia negli Usa la crisi dei mutui sub-prime e, con essa, la bolla speculativa creatasi in seguito all’abnorme espansione del mercato immobiliare. La crisi americana travolge i principali istituti di credito e finanziari. Nel giro di poco tempo avviene il fallimento di Lehman Brothers che manda nel panico le borse mondiali. Di lì in poi, un effetto a catena, che investe l’economia mondiale.

Grecia, la Troika lascia Atene: La crisi del debito greco e i piani di salvataggio

Ad ottobre 2009, il governo socialista di George Papandreou avvisa che il deficit di bilancio nel 2009 avrebbe raggiunto il 12,7% del Pil. Le stime contrastano con quanto previsto dalle agenzie e autorità europee. Motivo: il precedente governo di centro-destra, guidato dal dimissionario Kostas Karamanlis, aveva nascosto un buco di bilancio nei conti di Atene sconosciuto alle autorità europee.

Di lì, la crisi del debito, con il rischio bancarotta per il Paese ellenico. L’Europa vara un piano di aiuti per 110 miliardi. In cambio, la Troika composta da FMI, CE e BCE chiede misure riforme a livello fiscale ed economico improntate sulla linea del rigore. Nel 2011, nel corso dei primi periodi di applicazione degli aiuti e dei piani della Troika, la situazione greca si aggrava: le spese pubbliche calano; il bilancio tende a riequilibrarsi; al contempo, però, il debito pubblico sale sino al 177% del Pil. Nel mentre, ritorna a salire anche la disoccupazione. Nel 2013, proprio nel pieno delle operazioni di salvataggio, i disoccupati ellenici arrivano a toccare il 27,5% della popolazione attiva.

In nome del rigore dei conti e della stabilità finanziaria, lo stato sociale greco subisce tagli drastici. Le spese sul Pil destinate alla protezione sociale calano al 17% mentre i redditi ed il costo del lavoro calano del 16% (-10% solo nel 2013).

Troika: l’arrivo di Tsipras e il duello con i “falchi”

Nel 2015, a cavalcare l’onda dell’indignazione per le misure draconiane della Troika è proprio il giovane Alexis Tsipras, leader di Syriza, partito della sinistra radicale. Il suo messaggio e programma contrario alle misure di austerità fa breccia nel popolo greco. Alle elezioni del gennaio 2015, Syriza e Tsipras vincono con il 36,34% dei voti. Tspiras è nominato premier e inizia la “battaglia” contro la Troika. A dargli man forte è il suo ministro delle Finanze, l’economista Yanis Varoufakis, che a Bruxelles si batte contro i cosiddetti “falchi del rigore”. Quest’ultimo, dopo il referendum del giugno dello stesso anno, avrebbe poi rassegnato le sue dimissioni, causa l’arrendevolezza dello stesso Tsipras rispetto ai piani di Bruxelles. Il resto è storia dei nostri giorni.

Ma dunque, considerando tali premesse, le misure di austerità (contenute nel cosiddetto memorandum della Troika) hanno raggiunto il loro obiettivo? Come avrete forse capito dalle righe precedenti, non del tutto. Sul piano finanziario il ‘salvataggio’ è finito, il bilancio è in surplus, l’avanzo primario è abbondante. Tutto questo però non si è tramutato in una decisa ripresa dell’economia reale. La disoccupazione resta elevata al 21%, mentre il rischio povertà coinvolge il 35% della popolazione.

In più, dal 2010 ad oggi il potere d’acquisto dei greci è crollato del 24%. Il 21,2% della popolazione, come certificato Eurostat, vive in estrema povertà. Nel 2017, 30 mila persone, il 333% in più del 2013 hanno rinunciato alle eredità lasciate dai parenti perché non avevano i soldi per pagare le tasse. Per questo, al contrario di Tsipras, il popolo greco forse non ha ancora ritrovato la sua Itaca.

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