pubblicato: mercoledì, 19 settembre, 2018

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Coxartrosi: conoscere e capire una delle patologie moderne più diffuse

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Coxartrosi: conoscere e capire una delle patologie moderne più diffuse

Sulla base degli ultimi dati registrati, in Italia la coxartrosi o artrosi dell’anca, ginocchio e mani colpisce il 15% degli adulti ed il 30% degli anziani. Il problema artrosi interessa oltre 4 milioni di italiani e non coinvolge solo anziani: nell’80% dei casi, si tratta di soggetti over 75 ma può colpire anche giovani o persone di 40-50 anni.

L’anca è la più grande articolazione del corpo umano, fondamentale per la stabilità, mobilità ed equilibrio: quando viene colpita da artrosi, si verifica degenerazione ed usura della cartilagine che riveste la testa del femore e la cavità acetabolare. Esistono vari livelli di gravità: nei casi peggiori, può provocare accorciamento e deformità della gamba colpita, disabilità, irrigidimento e dolore dell’articolazione, atrofia della coscia. Può, quindi, diventare invalidante.

Quali sono le cause più diffuse, i sintomi, le complicanze della coxartrosi? Come prevenire o ritardare l’artrosi dell’anca? Come curarsi? Perché la chirurgia per l’impianto della protesi anca mini invasiva è considerata, attualmente, la migliore soluzione per l’artrosi anca invalidante?

Ci ha aiutato a rispondere a queste ed altre domande il dottor Michele Massaro, esperto in chirurgia mini invasiva protesi anca e ginocchio, specialista in Ortopedia e Traumatologia del Gruppo Humanitas di Milano e Bergamo (cliniche certificate dalla JCI per i loro elevati standard qualitativi).

Coxartrosi: cos’è e cosa si rischia

La patologia muscolo-scheletrica degenerativa nota come artrosi anca (o coxartrosi) provoca lesioni progressive della cartilagine articolare; a lungo andare, la cartilagine tende ad assottigliarsi sempre più.

Cosa succede con la perdita di cartilagine?

  • L’osso sub-condrale può subire un’alterazione (ipertrofia ossea);
  • La dimensione della testa del femore e della capsula acetabolare aumenta deviando;
  • Legamenti e tendini si modificano.

Non supportati dalla cartilagine, i capi articolari sfregano tra loro e tutto questo compromette la funzionalità articolare tanto da causare gravi limitazioni di deambulazione fino alla totale infermità.

Il soggetto con artrosi anca avanzata può rischiare di perdere l’autosufficienza e l’autonomia del movimento.

Coxartrosi: cause

Le principali cause della coxartrosi sono:

  • Degenerazione dovuta all’invecchiamento (colpisce in particolare le donne, dai 65 anni in su);
  • Obesità o sovrappeso;
  • Sedentarietà;
  • Lesioni provocate da sforzi ripetuti (da determinati sport o attività lavorative);
  • Traumi sportivi, infortuni, incidenti;
  • Anomalia dell’articolazione dovuta a fattori genetici o ereditari (presente in giovane età):
  • Postura sbagliata che sottopone le articolazioni ad un maggior carico.

Gli specialisti non si stancheranno mai di consigliare ai pazienti di mantenere il peso forma, di praticare un’attività fisica regolare (camminata, cyclette, esercizi di potenziamento muscolare, tutto tranne sport ad alto impatto come la corsa o il calcio) e seguire una dieta appropriata (ricca di vitamina A, C. K, B12, Omega 3 e povera di proteine animali).

Sintomi, rischi e complicanze da coxartrosi

Riportiamo i sintomi seguendone la progressione nel tempo legata all’artrosi dell’anca fino ai rischi ed alle complicanze nel caso in cui non venga curata adeguatamente:

  • Dolore lieve e costante avvertito nella zona inguinale (lato interno o parte anteriore della coscia);
  • Scricchiolio dell’articolazione;
  • Mal di schiena;
  • Lombalgia;
  • Sensazione di rigidità;
  • Difficoltà a camminare;
  • Impossibilità di eseguire movimenti di normale routine;
  • Gravi limitazioni di deambulazione;
  • Infermità totale.

La condizione peggiore è la coxartrosi bilaterale che compromette entrambe le anche.

Coxartrosi: diagnosi

Per diagnosticare un sospetto di artrosi dell’anca occorre sottoporsi ai seguenti esami:

  • Esame obiettivo;
  • Anamnesi;
  • Radiografia e TAC, in grado di mostrare il restringimento articolare dovuto alla progressiva scomparsa della cartilagine;
  • Risonanza Magnetica Nucleare.

Come curare la coxartrosi

Per intervenire su infiammazione e dolore (allo stadio iniziale dell’artrosi) si procede con una terapia conservativa.

Il medico prescriverà, a seconda dei casi:

  • Antidolorifici (paracetamolo come Tachipirina);
  • FANS (farmaci non steroidei come ibuprofene);
  • Condroprotettori;
  • Infiltrazioni di corticosteroidi.

Al paziente verrà consigliato di ridurre il peso corporeo (se ha problemi di sovrappeso) e di eseguire esercizi fisici mirati. Nei casi più avanzati, dovrà ricorrere all’uso di una o due stampelle.

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Coxartrosi: quando impiantare la protesi anca mini invasiva

All’inizio, abbiamo accennato che la chirurgia mini invasiva è la soluzione migliore e definitiva per intervenire sulla coxartrosi invalidante, quando l’artrosi peggiora causando disabilità, limitazione del movimento e della funzionalità articolare. Si ricorre all’intervento quando tutte le altre terapie non funzionano più né sul dolore ed infiammazione né sulla rigidità articolare.

Dovremmo essere più precisi: non è la soluzione migliore ma l’unica che garantisca risultati sicuri restituendo ai pazienti una qualità della vita normale, la ‘via’ più sicura, rapida ed avanzata per intervenire sull’artrosi dell’anca di una certa gravità.

Questa tecnica chirurgica dimostra un profondo rispetto del corpo umano.

Attraverso questo intervento chirurghi esperti sostituiscono l’articolazione danneggiata dall’artrosi con la protesi anca. Cartilagine ed osso danneggiati vengono accuratamente rimossi con una protesi più piccola di quella tradizionale ma più resistente, realizzata con materiali evoluti e biocompatibili (titanio, ceramica, polietilene). In questo modo, verrà ripristinata la funzionalità dell’articolazione.

Nel 95% dei casi, l’operazione chirurgica ha successo e permette ai pazienti di riprendere a praticare alcuni sport, oltre a recuperare una vita normale.

Tutti i vantaggi della chirurgia mini invasiva

E’ stata denominata ‘mini invasiva’ perché questa tecnica chirurgica è più rapida (dall’intervento ai tempi di recupero), meno traumatica (riduzione del dolore, gonfiore, perdita di sangue durante e dopo l’operazione). Tutto viene ridotto, anche l’incisione (grazie alle dimensioni minori della protesi), i rischi di lussazione, altre complicanze (infezioni).

Il dottor Michele Massaro ci spiega meglio in cosa consiste:

La chirurgia mini invasiva nell’impiantare una protesi anca intende preservare il più possibile la parte o le parti (massa ossea, muscoli, tessuti molli) non danneggiate dalla coxartrosi, ancora integre e sane. Durante l’intervento di protesi anca, l’obiettivo è conservare gran parte del collo femorale, preservare nervi, vari, strutture periarticolari. Cartilagine, massa ossea e muscoli sani vengono divaricati, non sezionati e non viene inciso nessun muscolo. La protesi da fissare all’osso è ad ancoraggio biologico”.

Si salva il salvabile anche per ridurre i rischi di lussazione e garantire una guarigione più rapida.

Non è possibile ottenere tutto questo attraverso la chirurgia tradizionale.

Protesi anca mini invasiva: riabilitazione e tempi di recupero

Dott, Michele Massaro, quanto è più rapido questo intervento?

Con il protocollo Fast Track si dimezzano i tempi di recupero e riabilitazione (da 2 a 4 settimane) proprio perché l’intervento è meno invasivo e riduce trauma, perdita di sangue, ecc. Sono notevolmente ridotti anche gli attriti fra gli elementi della testa femorale e l’acetabolo in ceramica”.

Ci interessa capire meglio cosa succede in fase di riabilitazione.

Dopo l’intervento, è prevista l’ospedalizzazione di 3 giorni ed ulteriori 7-10 giorni per la riabilitazione. La fisioterapia è di fondamentale importanza per il corretto e completo recupero della funzionalità articolare. Già nelle prime ore successive all’operazione (o il giorno seguente), viene mobilizzata l’articolazione (passivamente ed attivamente) allo scopo di riattivare immediatamente la muscolatura riducendo il dolore. In genere, il paziente riprende le normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane”.

Quanto dura la protesi anca mini invasiva?

Mediamente, 20-25 anni ma potrebbe durare anche più di 30 anni”.

Femur First: la tecnica di precisione per un intervento mirato

La tecnica Femur First è una soluzione definitiva della coxartrosi invalidante attraverso l’artroplastica (l’impianto della protesi anca o ginocchio mini invasiva). In che consiste? Il dott. Massaro risponde

La Femur First è una tecnica di ‘navigazione’. Si traduce dall’inglese con ‘il femore innanzitutto’. Consente a noi chirurgi esperti di lavorare con la massima precisione ed accuratezza in termini di orientamento delle componenti protesiche. Lo scopo è ridurre il più possibile il rischio di usura e lussazione della protesi anca. L’angolo di lavoro più preciso (tra porzione acetabolare e femorale) rende la protesi più anatomica. Prima si lavora sul femore, poi sull’acetabolo per effettuare un intervento più mirato”.

Calcolando con maggiore precisione la lunghezza finale dell’arto, la tecnica Femur First è in grado di ridurre ulteriormente le dimensioni della protesi. A lavoro concluso, le due gambe risultano praticamente uguali in termini di lunghezza.

 

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